domenica, gennaio 15, 2006

la storia si complica.......


Devo dire che me lo aspettavo si sono un poco sovrapposti due pezzi del racconto e per questo ho dovuto un poco correggere il tiro di uno di questi niente di personale ma penso che adesso il racconto fili abbastanza bene.
A proposito se ci sono errori micidiali spero che me li segnalerete e soprattutto se non vi piace la piega che prende questo racconto allora cercate di virare! Per meglio comprendere lo svolgimento della sroria ripubblico tutt il capitolo da capo:
Grazie a Michelangelo ed Emiliano che hanno fatto crescere la storia(finalmente ci sta una firma diversa da Annalaura! sai che scherzo ti voglio benein fondo.....)

Gli occhi si scardinano, non senza il tipico rumore delle incrostazioni millenarie,il calore delle lenzuola che ti inchioda al letto ma …7:31 la sveglia continua a gracchiare “prima o poi dovrò proprio cambiarla”, pensa.OK, sono davanti allo specchio,saluto il nuovo foruncolo che si è piazzato lì in mezzo alla faccia e che con regale gesto ricambia il saluto “devo stare ancora dormendo“ allora con gesto repentino prendo una grande e dolorosa decisione:Apro l’ acqua! Fredda! O no meglio tiepida è vero svegliarsi ma….Adesso arriva il peggio mi devo vestire,ma non sono mai stato bravo a scegliere i colori i tessuti e con la scusa di non riuscire a prendere questa difficile decisione mi balena una folle idea: la chiamo ! Potrebbe essere la volta giusta: è lei che ogni mattina da ben due anni critica il mio modo di vestire e di comportarmi (troppo poco deciso, o per dirla con le sue stesse parole "troppo moscio"). E forse chiamandola potrei sorprenderla... Si, alle 7:30 del mattino bella sorpresa! , o forse potrebbe essere la scusa buona per poter attaccare con lei, un approccio diverso, non solo lavorativo,lei dolce e incredibile Chiara, che da due anni martella la mia testa.
Ma la realtà ritorna a fare capolino e mentre Alberto confeziona tutti i suoi ragionamenti la sveglia gracchiante continua inesorabile a scandire il tempo, lui non chiama ma se lo avesse fatto non l’ avrebbe trovata a casa, lei Chiara è già in pulmann,immersa nei suoi pensieri un signore grasso e puzzoso le siede accanto ma lei non se ne accorge,una donna arrogante e prepotente alza la voce, sbraita e vuole avere ragione sempre e solo lei....ma Chiara non se ne accorge...l'autista è nervoso, il solito traffico, il solito stress, la solita vita e non se ne accorge . Chiara stamattina non si accorge di nulla...poggia le dita e ula testa sul finestrino e una lacrima le riga il volto...
Nell’ immenso vocio dell’ autobus si sente una marsigliese allegra, si un cellulare: - pronto mi dica… Si si sto arrivando sono bloccata nel traffico… - è il suo capo , di primo mattino si è già perso qualcosa e come al solito chiama lei, così organizzata gli risolve ogni problema
-…E’ tutto nella cartellina sul tavolo al piano di sotto pronto per essere spedito, appena arrivo ci penso io –
gli dice Chiara.
Nel frattempo sull’ autobus qualcuno si accorge di lei: “stava quasi piangendo, ora parla al telefono, chi sa con chi parla è sempre così malinconica?, però è carina, quasi quasi…” Una voce aspra distoglie Mario dai suoi pensieri:
-Faccia attenzione giovanotto a che cosa sta pensando deve scendere o no?--Prego mi scusi si accomodi.-
a questo punto era definitivamente passato il momento giusto, aveva già preso un fazzolettino credeva che sarebbe stato un modo carno di farsi notare ora non se la sentiva più di attaccare bottone ma i pensieri corrono e lui ci si reinfila dentro:
”Va bè non è il caso, la nostra figura l’abbiamo fatta, la rincontrerò se tutto va bene domani, oggi lasciamola stare sta ancora parlando al telefono e tra due fermate scende.”
Mario conosce tutto il percorso di Chiara, è un osservatore lui uno che non sa come ma ricorda i più piccoli particolari di ciò che c’è scritto sulla confezione del riso pronto in 5 minuti e non sa perchè, lui se lo ricorda . ”Chi sa che fa nella vita!Secondo me però è simpatica starà vivendo un periodo particolare, guarda che colori indossa, quel cappellino si! deve essere simpatica oltre che carina!”
La lacrima di Chiara è una lacrima di gioia. Ce l’ha davanti agli occhi quel bambolotto piccolo piccolo con gli occhioni così grigi come solo i neonati possono avere: Valerio, il figlio di sua sorella Bianca.
“La vita può essere ripetitiva quanto vuole – pensa - chissà quanti autobus dovrò ancora prendere nella mia vita per raggiungere Sorrento ogni mattina, ma se so che questo non è fine a se stesso, che prima o poi anch’io troverò a casa mio figlio ad aspettarmi…” E così continua a fantasticare sulla fortuna di sua sorella e proprio non riesce a trattenere più il pianto di felicità dinanzi allo splendido mistero della vita. E’ già scesa dall’autobus, si sta dirigendo verso l’agenzia turistica, come ogni mattina, che ancora pensa a Bianca, a Valerio, alla bellezza della maternità, a quando toccherà a lei, con chi. Tutti questi dolci pensieri le spariscono però all’istante appena entrata nell’agenzia.
-Buon giorno
Nessuno risponde il capo al telefono sembrava proprio in una giornata storta. Non fosse per la strada da Vico a Sorrento, sempre bloccata nelle settimane precedenti le feste di Natale e che immancabilmente le faceva far tardi al lavoro. Il direttore dell’agenzia ovviamente non gradiva e glielo fa capire bene oggi: un’occhiata che fa capire tutto, meglio di mille parole. Ed anche oggi la scrivania di Luca è vuota. Sono ormai 3 giorni che non si fa vedere né tanto meno sentire…”



2 commenti:

Anonimo ha detto...

aveva già preso un fazzolettino credeva che sarebbe stato un modo carno di farsi notare ora non se la sentiva più di attaccare bottone ma i pensieri corrono e lui ci si reinfila dentro

carino forse non carno


forse non si era capito ma il capo di Chiara era una donna

Anonimo ha detto...

Un lavoraccio per “legare” un po’ i personaggi, anche perché io immaginavo che Luca fosse Alberto, cioè quello che aveva iniziato il racconto fosse il collega di Chiara. Fa nulla… Non ci dimentichiamo di Mario eh…

“Le mancava un po’ la “vicinanza” di scrivania con Luca. Era domenica che in effetti lo aveva visto l’ultima volta: Chiara era stata invitata proprio da Luca per andare un po’ in giro per i sentieri sulle montagne di Positano, con i suoi soliti amici. Luca, introverso, fungeva da guida, sempre con la cartina in mano a controllare che il sentiero fosse quello giusto, andava in testa al gruppo e parlava solo quando si trattava di spronare gli altri a rimettersi a camminare invece che concedersi ancora qualche minuto di sosta seduti ad ammirare l’incanto dei panorami della costiera amalfitana. A far divertire il gruppo con il suo solito istrionismo era, invece, Alberto.
Come ogni qual volta s’incontravano al bar di via Tasso a Sorrento, lei, lui e Luca, tutti e tre intenti a consumare velocemente un panino per la pausa pranzo, anche domenica Chiara aveva stuzzicato Alberto, o meglio lo aveva ripetutamente criticato sul suo strano modo di vestirsi trasandato, ogni pezzo d’abbigliamento per un lato, ma come se l’insieme fosse perfettamente studiato. Chiara invece vestiva sempre tailleur e pantaloni, talvolta, d’estate, qualche gonna, ma di quelle classiche, certo non quelle sgargianti o sfrangiate, da un po’ riscoperte dalla moda. Lì al bar la chiamavano “la signorina”, senza rancore, amichevolmente, ed infatti lei non se la prendeva, anzi l’epiteto la faceva sempre sorridere un po’. “Oggi alla pausa pranzo Luca ancora una volta non ci sarà” - pensa Chiara mentre, controllata la propria casella elettronica, sempre troppo piena, inizia davvero a lavorare, col capo ormai incombente in una delle sue sfuriate memorabili – “speriamo che almeno Alberto… sono due giorni che mangio da sola”.
“A mensa oggi quasi quasi non ci vado se devo starmene ancora a parlare col muro” sta pensando Alberto mentre, ormai arrivato anch’egli a Sorrento, inizia a…”