
Allora ci sono novità nella storia ora scrivo tutto il secondo capitolo che credo ormai concluso o vicino alla fine. Volevo ricordare alcune regole di scrittura che mi renderebbero la vita più facile:
Quando un personaggio pensa mettiamo tutto ciò che pensa tra "...."in corsivo,
Quando un personaggio invece parla in discorso diretto : -......- in corsivo.
GRAZIE MOLTE
CAPITOLO DUE
Alberto oggi ha deciso di andar via un pò prima, chiude la libreria e stringe bene la sciarpa e il cappotto attorno al collo. Oggi fa un freddo pazzo, la giornata è limpida e serena, ma sente davvero tanto freddo. Si siede ai bordi della fontana che si trova nella piazzetta della sua libreria e per un momento sembra quasi incantarsi nei riflessi dell'acqua che s' incrociano con i raggi del sole. Potrebbe restare lì per lungo tempo, rapito, quasi fuori dal mondo, con la sua mente e i suoi sogni che lo portano lontano....Ma la sua stessa mano che accarezza affettuosamente la calda e coloratissima sciarpa che Chiara ha fatto per lui, sembra riportarlo alla realtà.Si avvia verso il corso principale, entra nel portone dell'agenzia, fa le scale di corsa (l'ascensore è come al solito bloccato) e si precipita nella stanza di Chiara. Il capo è con lei è sta quasi per accigliarsi e chiedergli per quale motivo si fosse precipitato così impetuosamente e per giunta ben venti minuti prima della pausa pranzo. Alberto non gli lascia il tempo di parlare, prende la mano di Chiara e allarmato le dice che deve subito seguirlo.
-per motivi familiari urgenti, anzi urgentissimi.
Grida, con una faccia da due Novembre. Chiara prende il cappotto e si precipita giù per le scale, la sua mano sempre più stretta in quella di Alberto.Ma appena fuori dal portone il viso di Alberto trasforma la sua espressione, un largo sorriso gli illumina il viso e le dice:
-Chiara, scherzavo!, era solo una scusa per liquidare velocemente il tuo capo.
Per una frazione di secondo Chiara pensa di arrabbiarsi con Alberto e per lo spavento che le ha fatto prendere, ma poi rinuncia....Alberto è così...pazzo e imprevedibile e voleva solo farle un favore...Scaccia via i pensieri arrabbiati anche perchè è molto in pensiero per Luca e vorrebbe capire insieme ad Alberto che fine ha fatto, lui che di solito la chiama almeno una volta al giorno e che non si allontana mai per tanto tempo senza prima avvertire.... Però che spavento le aveva fatto prendere! Alberto sapeva essere un ottimo attore e Chiara gli aveva creduto, anche se razionalmente avrebbe dovuto rendersi conto che il ragazzo non conosceva nessuno dei suoi familiari e ancor meno quindi avrebbe potuto essere a conoscenza di ‘motivi familiari urgentissimi come li aveva chiamati.”Stupida io a farmi trascinare giù per quattro piani col cuore in gola…”Pensò la ragazza.-Idiota!- gli disse una volta che ebbe ripreso fiato, ma non potè trattenere un sorriso - adesso come minimo mi offri il dolce --Hmm…- Alberto fece finta di riflettere sulla proposta con gli occhi rivolti in cielo e battendosi la punta dell’indice sul mento
-e va bene, in fondo mi piacciono le ragazze un po’ rotondette-
Riuscì ad evitare il colpo per un pelo e fu una fortuna, con tutte le cianfrusaglie che ci metteva dentro, la borsa di Chiara era un’arma impropria.La ragazza dal canto suo, proprio non riusciva ad arrabbiarsi con Alberto, era così spontaneo e anche le cose più assurde le diceva senza malizia. Così quando lui le porse la mano, lei la prese senza esitare, guardandolo con un’aria imbronciata solo per principio. In quel momento Alberto la trovò adorabile e si sentì sereno come non gli capitava più da qualche tempo. Peccato che presto avrebbe dovuto rovinare l’atmosfera, ma era tempo che affrontassero insieme il discorso Luca.S' incamminò in direzione opposta a quella del solito bar-Ma dove stiamo andando?- gli chiese Chiara.-Un posto nuovo, se non fai storie ti offro il pranzo intero-Chiara pensò rapidamente a quante cose aveva da fare nel pomeriggio in agenzia, anche quel giorno tantissime. D’altra parte però, prima di Natale era impossibile riuscire a finire entro l’orario prefissato, poi dopo quei panini tracannati in 5 minuti da sola al bar, oggi poteva anche concedersi il lusso di una pausa più lunga. . -Al diavolo il capo, sì, mi fido di te, anche se mi sa che non dovrei. Portami dove vuoi- disse contenta Chiara, mentre già camminava verso il corso un braccio a serrare la borsa al fianco, l’altro sotto al braccio di Alberto, che la trascinava a grandi passi.Piccoli, piccolissimi erano invece i passi che muoveva in quello stesso momento Luca. Luca era nel buio, buio pesto. “Come ho fatto a dimenticare di portare con me le pile di riserve per la torcia!”
si dannava mentre la sua mente era tutta concentrata a ricordare, uno dopo l’altro, tutti i singoli passi che aveva fatto qualche ora prima quando era disceso nella caverna. Erano già 3 giorni che faceva quel percorso, anche se era la prima volta che doveva affrontarlo al buio. La gita organizzata con Alberto la domenica precedente era stata solo un pretesto per dare un’ultima occhiata alla zona e per assicurarsi che, tagliando per il vecchio sentiero, ormai completamente in disuso, fosse effettivamente riuscito ad arrivare alla caverna senza dover temere brutte sorprese.Sapeva della leggenda della grotta di Montepertuso, in paese si diceva che fosse una porta per l’inferno e la abitassero gli spiriti. Dopo 3 giorni di esplorazione gli era invece ben chiaro che la leggenda era stata opportunamente fatta circolare per distogliere l’attenzione da quel luogo, come aveva iniziato a sospettare da un po’. Tranquillizzato dal suo incedere sicuro nonostante il buio; Luca pensava già al da farsi, una volta tornato a casa – “appena esco fuori chiamo subito Alberto” si diceva – quando un rumore proveniente dallo stomaco gli ricordò che ormai era ora che mangiasse qualcosa, pensò tra se e se “Luca di sicuro non c’è la fai ad uscire da qui dentro prima di sera alla velocità a cui stai andando, fermati riposa e mangia qualcosa è meglio essere in forze per continuare la risalita”. Intanto a Sorrento …Non dovevano fare molta strada per raggiungere il nuovo locale, ma impiegarono lo stesso un sacco di tempo perché il Corso era completamente intasato oltre che dai soliti turisti, anche da tutti i Sorrentini a caccia di regali. .”Ma non hanno fame?” pensò Alberto mentre cercava di farsi largo tra la folla senza fare troppe vittime e trascinando Chiara che gli trotterellava dietro cercando di non perdere la presa sulla mano dell’amico. Una brusca virata in uno dei violetti, qualche metro ancora tra la folla che non accennava a diminuire neppure nelle strade secondarie e finalmente erano arrivati.
Il bar, gelateria, ristorante, pizzeria e tutto il resto era grande e abbastanza accogliente e per fortuna non troppo affollato. I ragazzi presero posto ad un tavolino lontano dall’ingresso, evidentemente in cerca di un po’ di tranquillità. Mentre Alberto andava al banco ad ordinare per se stesso e per la ragazza, tanto sapeva cosa mangiava, Chiara si liberava di tutta la zavorra che aveva addosso, il cappello, la sciarpa, i guanti, tutte cose che aveva estratto dalla borsa strada facendo. Si guardava intorno pensando che si, il posto era carino, ma forse perché per lei era nuovo, lo trovava poco intimo. “Non che mi interessi stare in intimità con Alberto” si ammonì mentalmente.-Allora?- chiese Alberto una volta di ritorno, ridestandola dai suoi pensieri. -Allora cosa?- chiese Chiara genuinamente sorpresa.-Ti piace qui?- .-Si, carino, ma perché questo cambiamento?- . -Nessun motivo, così- rispose Alberto evasivo. .Ben presto gli furono serviti i piatti e i due mangiarono chiacchierando del più e del meno, ma il tempo cominciava a scarseggiare, Chiara aveva fatto in modo di avere almeno una partaccia al giorno dal capo per tutta la settimana e non voleva tirare troppo la corda.-Senti- interruppe Albero lanciatissimo nel pieno di uno dei suoi racconti surreali.
Non c’era da meravigliarsi che lavorasse in una libreria, solo che forse più che vendere i libri degli altri avrebbe dovuto scriverne di suoi. .-Ho capito- le rispose -Luca. -Chiara annuì facendogli capire con lo sguardo che doveva proseguire visto che evidentemente aveva qualcosa da dire.-Mamma mia Alberto! Che bello!- una voce squillante e decisamente troppo acuta li fece sobbalzare entrambi. Alberto si ritrovò soffocato da una marea di riccioli rossi e da due braccia che gli si erano serrate intorno al collo. Non appena riuscì a liberarsi si affrettò a fare le presentazioni. .-Ah Elena, quanto tempo, eh? Lei è Chiara- Chiara dal canto suo sfoggiò uno dei suoi sorrisi più gelidi stringendo la mano alla nuova arrivata. Elena, ancora tutta agitata, evidentemente non ci aveva fatto caso, Alberto si e cominciò ad avvertire aria di catastrofe.-Meno male che vi ho incontrato ragazzi, mamma mia che giornata! Adesso vado un attimo in bagno poi vengo a sedermi con voi.-
E senza aspettare una risposta, non che avesse lontanamente considerato l’idea di chiedere il permesso di sedersi al tavolo, Elena si avviò verso il bagno.Lo sguardo di Chiara non prometteva niente di buono
–Ma quanto mi piace stò nuovo locale. Mamma mia!- disse imitando Elena con un sorriso sinistro. “Allarme rosso” pensò Alberto. –Senti non è colpa mia, ok? E’ la sorella di un mio amico, uno a cui tengo e che tiene molto a lei, e poi pesa 150 chili-. .-E lo vedo! E ha pure il coraggio di mettersi i jeans così stretti- rispose Chiara appoggiandosi con rassegnazione allo schienale della sedia e incrociando le braccia. -Ma mica lei, scema, suo fratel…ah!- Alberto si interruppe a metà frase, Chiara aveva capito benissimo. Si vendicò lanciandole una pallina di carta ricavata dal massacro di un tovagliolino.-Allora ragazzi, che avete mangiato? Io che mangio?- Elena era tornata.-Panino al cianuro- sibilò Chiara, ma la rossa non se ne accorse, era impegnata a leggere il menù e a farlo sentire a tutto il bar. .Alberto invece aveva sentito alla perfezione “addio mondo crudele” pensò.”Alberto devi fare qualcosa…pensa in fretta”,
-si certo come sta … come si chiama? Aldo?- . - Bò credo bene rispose Elena, ormai saranno tre mesi che ci siamo lasciati! .” Nooooo Alberto hai sbagliato tutto” Chiara era sempre più innervosita dalla situazione”Mandiamola sul generico pensò Alberto”-Lavori sempre al negozio dei tuoi?-Si per ora sono sempre parcheggiata li, ma non dispero di dare una svolta alla mia vita!Chiara ruppe gli indugi - A e che negozio è ? .-Intimo uomo e donna, rispose Elena, sai siamo in centro, siamo piuttosto conosciuti, se voi qualche consiglio per una notte particolare con Alberto…. Io so cosa piace a quest’uomo!.E dicendo ciò diede una occhiata complice ad Alberto che oramai rassegnato abbassò lo sguardo in preda ad una rabbia blu,Chiara arrossi, non fece in tempo a rispondere che Alberto intervenne e con una voce che faceva alti e bassi
- No Chiara non è la mia ragazza è solo una mia amica!.
Alberto oggi ha deciso di andar via un pò prima, chiude la libreria e stringe bene la sciarpa e il cappotto attorno al collo. Oggi fa un freddo pazzo, la giornata è limpida e serena, ma sente davvero tanto freddo. Si siede ai bordi della fontana che si trova nella piazzetta della sua libreria e per un momento sembra quasi incantarsi nei riflessi dell'acqua che s' incrociano con i raggi del sole. Potrebbe restare lì per lungo tempo, rapito, quasi fuori dal mondo, con la sua mente e i suoi sogni che lo portano lontano....Ma la sua stessa mano che accarezza affettuosamente la calda e coloratissima sciarpa che Chiara ha fatto per lui, sembra riportarlo alla realtà.Si avvia verso il corso principale, entra nel portone dell'agenzia, fa le scale di corsa (l'ascensore è come al solito bloccato) e si precipita nella stanza di Chiara. Il capo è con lei è sta quasi per accigliarsi e chiedergli per quale motivo si fosse precipitato così impetuosamente e per giunta ben venti minuti prima della pausa pranzo. Alberto non gli lascia il tempo di parlare, prende la mano di Chiara e allarmato le dice che deve subito seguirlo.
-per motivi familiari urgenti, anzi urgentissimi.
Grida, con una faccia da due Novembre. Chiara prende il cappotto e si precipita giù per le scale, la sua mano sempre più stretta in quella di Alberto.Ma appena fuori dal portone il viso di Alberto trasforma la sua espressione, un largo sorriso gli illumina il viso e le dice:
-Chiara, scherzavo!, era solo una scusa per liquidare velocemente il tuo capo.
Per una frazione di secondo Chiara pensa di arrabbiarsi con Alberto e per lo spavento che le ha fatto prendere, ma poi rinuncia....Alberto è così...pazzo e imprevedibile e voleva solo farle un favore...Scaccia via i pensieri arrabbiati anche perchè è molto in pensiero per Luca e vorrebbe capire insieme ad Alberto che fine ha fatto, lui che di solito la chiama almeno una volta al giorno e che non si allontana mai per tanto tempo senza prima avvertire.... Però che spavento le aveva fatto prendere! Alberto sapeva essere un ottimo attore e Chiara gli aveva creduto, anche se razionalmente avrebbe dovuto rendersi conto che il ragazzo non conosceva nessuno dei suoi familiari e ancor meno quindi avrebbe potuto essere a conoscenza di ‘motivi familiari urgentissimi come li aveva chiamati.”Stupida io a farmi trascinare giù per quattro piani col cuore in gola…”Pensò la ragazza.-Idiota!- gli disse una volta che ebbe ripreso fiato, ma non potè trattenere un sorriso - adesso come minimo mi offri il dolce --Hmm…- Alberto fece finta di riflettere sulla proposta con gli occhi rivolti in cielo e battendosi la punta dell’indice sul mento
-e va bene, in fondo mi piacciono le ragazze un po’ rotondette-
Riuscì ad evitare il colpo per un pelo e fu una fortuna, con tutte le cianfrusaglie che ci metteva dentro, la borsa di Chiara era un’arma impropria.La ragazza dal canto suo, proprio non riusciva ad arrabbiarsi con Alberto, era così spontaneo e anche le cose più assurde le diceva senza malizia. Così quando lui le porse la mano, lei la prese senza esitare, guardandolo con un’aria imbronciata solo per principio. In quel momento Alberto la trovò adorabile e si sentì sereno come non gli capitava più da qualche tempo. Peccato che presto avrebbe dovuto rovinare l’atmosfera, ma era tempo che affrontassero insieme il discorso Luca.S' incamminò in direzione opposta a quella del solito bar-Ma dove stiamo andando?- gli chiese Chiara.-Un posto nuovo, se non fai storie ti offro il pranzo intero-Chiara pensò rapidamente a quante cose aveva da fare nel pomeriggio in agenzia, anche quel giorno tantissime. D’altra parte però, prima di Natale era impossibile riuscire a finire entro l’orario prefissato, poi dopo quei panini tracannati in 5 minuti da sola al bar, oggi poteva anche concedersi il lusso di una pausa più lunga. . -Al diavolo il capo, sì, mi fido di te, anche se mi sa che non dovrei. Portami dove vuoi- disse contenta Chiara, mentre già camminava verso il corso un braccio a serrare la borsa al fianco, l’altro sotto al braccio di Alberto, che la trascinava a grandi passi.Piccoli, piccolissimi erano invece i passi che muoveva in quello stesso momento Luca. Luca era nel buio, buio pesto. “Come ho fatto a dimenticare di portare con me le pile di riserve per la torcia!”
si dannava mentre la sua mente era tutta concentrata a ricordare, uno dopo l’altro, tutti i singoli passi che aveva fatto qualche ora prima quando era disceso nella caverna. Erano già 3 giorni che faceva quel percorso, anche se era la prima volta che doveva affrontarlo al buio. La gita organizzata con Alberto la domenica precedente era stata solo un pretesto per dare un’ultima occhiata alla zona e per assicurarsi che, tagliando per il vecchio sentiero, ormai completamente in disuso, fosse effettivamente riuscito ad arrivare alla caverna senza dover temere brutte sorprese.Sapeva della leggenda della grotta di Montepertuso, in paese si diceva che fosse una porta per l’inferno e la abitassero gli spiriti. Dopo 3 giorni di esplorazione gli era invece ben chiaro che la leggenda era stata opportunamente fatta circolare per distogliere l’attenzione da quel luogo, come aveva iniziato a sospettare da un po’. Tranquillizzato dal suo incedere sicuro nonostante il buio; Luca pensava già al da farsi, una volta tornato a casa – “appena esco fuori chiamo subito Alberto” si diceva – quando un rumore proveniente dallo stomaco gli ricordò che ormai era ora che mangiasse qualcosa, pensò tra se e se “Luca di sicuro non c’è la fai ad uscire da qui dentro prima di sera alla velocità a cui stai andando, fermati riposa e mangia qualcosa è meglio essere in forze per continuare la risalita”. Intanto a Sorrento …Non dovevano fare molta strada per raggiungere il nuovo locale, ma impiegarono lo stesso un sacco di tempo perché il Corso era completamente intasato oltre che dai soliti turisti, anche da tutti i Sorrentini a caccia di regali. .”Ma non hanno fame?” pensò Alberto mentre cercava di farsi largo tra la folla senza fare troppe vittime e trascinando Chiara che gli trotterellava dietro cercando di non perdere la presa sulla mano dell’amico. Una brusca virata in uno dei violetti, qualche metro ancora tra la folla che non accennava a diminuire neppure nelle strade secondarie e finalmente erano arrivati.
Il bar, gelateria, ristorante, pizzeria e tutto il resto era grande e abbastanza accogliente e per fortuna non troppo affollato. I ragazzi presero posto ad un tavolino lontano dall’ingresso, evidentemente in cerca di un po’ di tranquillità. Mentre Alberto andava al banco ad ordinare per se stesso e per la ragazza, tanto sapeva cosa mangiava, Chiara si liberava di tutta la zavorra che aveva addosso, il cappello, la sciarpa, i guanti, tutte cose che aveva estratto dalla borsa strada facendo. Si guardava intorno pensando che si, il posto era carino, ma forse perché per lei era nuovo, lo trovava poco intimo. “Non che mi interessi stare in intimità con Alberto” si ammonì mentalmente.-Allora?- chiese Alberto una volta di ritorno, ridestandola dai suoi pensieri. -Allora cosa?- chiese Chiara genuinamente sorpresa.-Ti piace qui?- .-Si, carino, ma perché questo cambiamento?- . -Nessun motivo, così- rispose Alberto evasivo. .Ben presto gli furono serviti i piatti e i due mangiarono chiacchierando del più e del meno, ma il tempo cominciava a scarseggiare, Chiara aveva fatto in modo di avere almeno una partaccia al giorno dal capo per tutta la settimana e non voleva tirare troppo la corda.-Senti- interruppe Albero lanciatissimo nel pieno di uno dei suoi racconti surreali.
Non c’era da meravigliarsi che lavorasse in una libreria, solo che forse più che vendere i libri degli altri avrebbe dovuto scriverne di suoi. .-Ho capito- le rispose -Luca. -Chiara annuì facendogli capire con lo sguardo che doveva proseguire visto che evidentemente aveva qualcosa da dire.-Mamma mia Alberto! Che bello!- una voce squillante e decisamente troppo acuta li fece sobbalzare entrambi. Alberto si ritrovò soffocato da una marea di riccioli rossi e da due braccia che gli si erano serrate intorno al collo. Non appena riuscì a liberarsi si affrettò a fare le presentazioni. .-Ah Elena, quanto tempo, eh? Lei è Chiara- Chiara dal canto suo sfoggiò uno dei suoi sorrisi più gelidi stringendo la mano alla nuova arrivata. Elena, ancora tutta agitata, evidentemente non ci aveva fatto caso, Alberto si e cominciò ad avvertire aria di catastrofe.-Meno male che vi ho incontrato ragazzi, mamma mia che giornata! Adesso vado un attimo in bagno poi vengo a sedermi con voi.-
E senza aspettare una risposta, non che avesse lontanamente considerato l’idea di chiedere il permesso di sedersi al tavolo, Elena si avviò verso il bagno.Lo sguardo di Chiara non prometteva niente di buono
–Ma quanto mi piace stò nuovo locale. Mamma mia!- disse imitando Elena con un sorriso sinistro. “Allarme rosso” pensò Alberto. –Senti non è colpa mia, ok? E’ la sorella di un mio amico, uno a cui tengo e che tiene molto a lei, e poi pesa 150 chili-. .-E lo vedo! E ha pure il coraggio di mettersi i jeans così stretti- rispose Chiara appoggiandosi con rassegnazione allo schienale della sedia e incrociando le braccia. -Ma mica lei, scema, suo fratel…ah!- Alberto si interruppe a metà frase, Chiara aveva capito benissimo. Si vendicò lanciandole una pallina di carta ricavata dal massacro di un tovagliolino.-Allora ragazzi, che avete mangiato? Io che mangio?- Elena era tornata.-Panino al cianuro- sibilò Chiara, ma la rossa non se ne accorse, era impegnata a leggere il menù e a farlo sentire a tutto il bar. .Alberto invece aveva sentito alla perfezione “addio mondo crudele” pensò.”Alberto devi fare qualcosa…pensa in fretta”,
-si certo come sta … come si chiama? Aldo?- . - Bò credo bene rispose Elena, ormai saranno tre mesi che ci siamo lasciati! .” Nooooo Alberto hai sbagliato tutto” Chiara era sempre più innervosita dalla situazione”Mandiamola sul generico pensò Alberto”-Lavori sempre al negozio dei tuoi?-Si per ora sono sempre parcheggiata li, ma non dispero di dare una svolta alla mia vita!Chiara ruppe gli indugi - A e che negozio è ? .-Intimo uomo e donna, rispose Elena, sai siamo in centro, siamo piuttosto conosciuti, se voi qualche consiglio per una notte particolare con Alberto…. Io so cosa piace a quest’uomo!.E dicendo ciò diede una occhiata complice ad Alberto che oramai rassegnato abbassò lo sguardo in preda ad una rabbia blu,Chiara arrossi, non fece in tempo a rispondere che Alberto intervenne e con una voce che faceva alti e bassi
- No Chiara non è la mia ragazza è solo una mia amica!.
2 commenti:
scusate la mia ignoranza ma come si mette incorsivo
io di solito il pezzo lo preparo prima, con corsivi e quant'altro, ma quando lo incollo si omogenizza
grazie
Per far contenta Annalaura, anche Alberto è uno che ‘cchiappa, non solo Chiara. Eccovi il pezzo:
- Che peccato! Eppure avrei scommesso che eravate fidanzati. A vedervi dal di fuori sembrate fatti l’uno per l’altra, te l’assicuro. Quasi quanto noi due quattro anni fa; te lo ricordi come ci chiamavano?– continuò Elena con tutti e 32 i denti a vista.
Chiara, per non venir meno del tutto all’epiteto che le era stato dato al bar, pensò che la commedia le poteva bastare. – Grazie per il pranzo, paghi tu, no? E tanti saluti al fratellino… -.
Alberto la vide andar via sprezzante ed inferocita al tempo stesso, un’unica occhiata di fuoco per intimargli di non provarci neanche a fermarla. Non era quello tuttavia il peggio. Il peggio, come prevedeva, era che ora Elena non lo avrebbe lasciato andar più via. “Ah, non l’avessi data vinta alla sveglia stamattina”.
Erano già passate le 4.30, iniziava già a fare sera, di quelle sere brillanti e luccicanti che solo a Sorrento in periodo natalizio. Alberto avrebbe dovuto già riaprire la libreria da un pezzo, ma Elena lo stava ancora subissando di parole, tralaltro sempre più esplicitamente allusive.
“Dio c’è”, pensò Alberto quando sentì trillare il telefonino. Rispose automaticamente, senza neanche interrompere Elena e chiederle scusa, senza far caso a chi era che lo cercava.
- Alberto, ciao, ti devo dire una cosa importante. Sai di quella caverna sopra Montepertuso? Quella di cui si dice che porta all’inferno… -
- Ehi, Luca, ma dove sei? Ti sento male. Pertuso, ma che è?-
- Anch’io ti sento male, forse è che qui ancora non arriva bene il segnale. Facciamo così, ci vediamo stasera da me, ti racconto tutto. Senti, vieni anche con Chiara, è importante. -
- Sì, da te stasera, ma Chiara poi la devo riaccompagnare fino a Castellammare. Con la strada interrotta per la frana ci metto una vita. -
- Dai, vi ospito io a casa, i miei non ci sono, il posto-letto c’è. E poi Chiara… -
Non capì cos’altro voleva dirgli Luca, dopo aver tossito e gracchiato a lungo, la linea cadde.
Ora si trattava di decidere, e decidere in fretta. Nel volgere di un istante, Alberto …
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