martedì, marzo 07, 2006

Emiliano ha perfettamente ragione!


Caro Emiliano hai ragione, ma allora mi sorge un dubbio!
Perchè Chiara e Mario si incontrano in autobus se uno lavora a Castellammare e vive (forse) a Sorrento e l' altra abita a Castellammare e lavora a Sorrento?
Magari i cantieri li spostiamo che ne pensate è più funzionale alla storia altrimenti come al solito a voi l' ultima parola! Via ai suggerimenti.
Ma sto MARIO UN POCHINO DI PALLE LE VUOLE CACCIARE E CHE CAZZ!

Capitolo3
”Ah però, Mario oggi abbiamo fatto un passo avanti, ma che dico mi voglio illudere….
No vedremo domani sull’autobus, ora vediamo questi disegni, di chi sono?
Ah quel montato dell’architetto, non poteva spedirli al cantiere, me li doveva lasciare dal portiere, che pretende che lo chiami nella notte, mo me li guardo ma se ne parla domani, chi sa cosa si è inventato questa volta per la Monica II? Un po’ pensando alla dolce sconosciuta dell’autobus, un po’ maledicendo l’architetto Bertolini , Mario muove veloce il mouse ed il nuovo progetto della carena del Monica II inizia a prendere forma sul suo laptop. Non fosse stata per la passione per le barche, Mario non avrebbe mai conosciuto il Sud. Fino al giorno prima della partenza da Ravenna per Castellammare per ricoprire l’incarico di aiuto-progettista ai cantieri navali, i suoi genitori tentarono di convincerlo in ogni modo che la sua era una scelta sbagliata, inconcepibile, un vicolo cieco. Il loro punto di vista era dettato non solo da un profondo razzismo, tanto bieco quanto assurdo – di famiglia facevano Esposito di cognome, ma l’albero genealogico era ignoto o quanto meno reso tale -. E’ che per Mario in realtà avevano progettato un futuro radioso: il degno successore per l’impresa delle farmacie Esposito, commesse in tutta l’Emilia-Romagna, un avvenire solido ed imperturbabile, altro che perdere il tempo a progettare barche. Eppure proprio le barche lo avevano salvato. Partito per Castellammare, ormai tre anni or sono, le farmacie avevano subito un brutto colpo: uno scandalo di medicinali avariati arrivato chissà come all’orecchio del giornale locale, ed erano state costrette a chiudere una dopo l’altra. I suoi genitori avevano salvato giusto l’indispensabile per non dover rinunciare anche ai fine-settimana sulla neve a Madonna di Campiglio , ma per lui non ci sarebbe stato nessun avvenire radioso, affatto. Invece la sua grande fantasia progettistica e la pura passione per il mare e le barche, ereditata forse proprio dall’ignoto avo del regno delle due Sicilie, lo stavano riempiendo di soddisfazioni ed ultimamente anche di quattrini. Per non parlare della camera con vista sul golfo di Napoli, arredata a puntino dalla signora Laudiero, la sua affittuaria, che la domenica gli cucinava anche un ragù che, come dicevano da quelle parti, “si sciugleva ‘mmocca”. L’unico suo cruccio era il tempo libero: sempre pochissimo e quando c’era riempito solo e soltanto dalle partite di calcio della Virtus Positano, di cui era portiere nonché capitano.A mezzanotte, dopo la centesima maledizione dedicata all’architetto, Mario decide che può bastare. Spegne il computer, va in bagno ed accende la radio, in tempo per l’ultimo notiziario della sera. E’ intento a dare un ultimo colpo di rasoio – una sua mania assurda quella di radersi di sera – che il sangue gli si gela nelle vene: la radio sta comunicando….“… una frana al costone di Montepertuso… un ragazzo forse imprigionato… i soccorsi fanno il possibile…. la situazione è critica….” “Caspita i cantieri sono proprio la sotto speriamo che non sia capitato niente! Devo chiamare ai cantieri!” allora Mario corre al telefono e chiama al cantiere…. Squilla ma nessuno risponde allora monta la preoccupazione e mezzo rasato si riveste, “devo assolutamente arrivare al cantiere” pensa esce di casa e prende la vespetta che come al solito fa le bizze ma alla fine và, allora Mario si dirige verso i cantieri a rotta di collo. Non senza difficoltà arriva al luogo del fattaccio e un poliziotto lo blocca, e gli fa chiaramente capire che la strada è interrotta e non si può continuare.

-Senta io lavoro ai cantieri devo andare a controllare , sono il riposabile del cantiere devo sapere se gli operai stanno tutti bene e se la barc….

-Senta Lei può essere anche il figlio del presidente della repubblica ma da qui non si passa chiaro?

Dice perentorio il poliziotto che continua a fargli segno di tornare indietro. Allora Mario sconfitto e preoccupato reindossa il casco e si avvia per la stradina di riserva, infatti a volte quando può invece di fare la solita strada inbocca una antica mulattiera che sbuca esattamente dietro i cantieri. Arriva all’ ibocco della stradina e decide che in quelle condizioni di luce non era il caso di andarci su due ruote, allora parcheggia la vespa in un angolo nascosto e si avvia. Comincia ascendere e all’ altezza della caverna riesce a scorgere la strada e tutta la massa dei soccorritori che stanno a decidere sul da farsi e mentre osserva questa cosa si accorge di altre due ombre che al suo sopraggiungere si sono nascosti.

-Chi è la! , dice ma nessuno risponde allora decide di indirizzare la torcia verso la ombre
Chi sei tu ? allora una della due ombre risponde puntando contro Mario a sua volta la torcia
- Ma aspetta dove ti ho visto?, ti conosco disse Chiara, aspetta….
- E Mario prendiamo l’autobus insieme,di solito
- Giusto esclamò hiara, il cellulare!
- Che ci fate da queste parti e a quest’ora, avete sentito cosa è successo?
- Un nostro amico era diretto alla caverna
- Ho sentito alla radio del ragazzo disperso
- E tu? chiese Alberto
- Sono il responsabile dei cantieri navali che sono qui giù, ho sentito della frana alla radio e sono corso a controllare, ma la polizia non mi ha fato passare e quindi ho deciso di scendere da qui
- Se volete vi do una mano a cercare il vostro amico, hai cantieri possiamo prendere delle attrezzature.
- Grazie, ma dovevamo andare in grotta quindi siamo ben attrezzati, tu vai pure a controllare i cantieri disse Alberto, in effetti non sappiamo neanche se ci farannono avvicinare alla frana.
- Alberto, Alberto guarda, disse Chiara arrivano i vigili del fuoco
- Ragazzi allora scappo, disse Mario, corro ai cantieri chi sa cosa è successo!!
- In bocca al lupo per il vostro amico
Mario continuò la sua marcia notturna verso i cantieri, con una tempesta di pensieri intesta.
Mario forse dovevi restare dargli una mano, ma i cantieri, ci penseranno i vigili, tu che potevi fare, va bè, arriviamo giù se tutto a posto risalendo vediamo la situazione come si è evoluta.
Mio dio i cantieri, c’è mancato poco che fortuna, ma i ragazzi?
- Peppiiiiinoooo, Andreeeeeaaaaaa ragazziiiii……. …..

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono un ARCH!!!!!!!
Ale mi dispiace so che dici che il tuo blog non deve essere usato x cominucazioni personali ma.........l'esame è passato!!!
Un bacio a tutti e a presto!

Anonimo ha detto...

Complimentoni a Valentina: brava!
Per quanto riguarda il racconto,
non è necessario cambiare pezzi precedenti per “rimettere a posto” la geografia della costiera Amalfitana, ci penso io ! Forse giusto una piccola frase va modificata (“Sono il responsabile dei cantieri navali che sono qui” detta da Mario nel pezzo di Miki, frase peraltro in disaccordo con quanto detto precedentemente, e cioè che Mario lavora ai cantieri navali come aiuto-progettista). Comunque, rimando la questione ad Alessandro. Intanto eccovi il pezzo:

- Ingignè, ma che ci fate qui a quest’ora? – rispondono due voci all’unisono
- Ho sentito alla radio della frana a Montepertuso e sono venuto a vedere se era successo qualcosa qui – risponde Mario col fiatone dopo aver marciato a passo di carica lungo il sentiero ripido e scosceso.
- Qui è tutto a posto; in realtà la frana è venuta giù parecchio distante da qui, fosse giorno vi farei vedere dov’è. Comunque dovevate sapere che qui a Montepertuso non c’abbiamo quasi più nulla, ormai il grosso è trasferito ai cantieri nuovi a Castellammare, non so neanche perché ci fanno ancora fare le guardie notturne qui-. Andrea, in silenzio fino a quel momento, asserisce a Peppino, che nel frattempo, loquace come suo solito, sta riferendo ogni dettaglio della frana così come lui stesso l’ha sentita poche ore prima.
Mario freme ma non può che stare a sentire: ne ha troppo rispetto per poterlo zittire, inoltre ogni dettaglio può essere importante se intende soccorrere i due ragazzi su ed il loro amico disperso. E poi il fiatone ancora non è passato per tutto, “da domani smetto di fumare” si dice perentorio mentre alterna un colpi di tosse e brividi di freddo.
Il racconto di Peppino è precisissimo, le sue orecchie, allenate da tanti anni di guardia notturna in un posto solitario ed impervio come quello, valgono ormai più di tutti e quattro gli altri suoi sensi messi insieme: distinguono il frinire di un grillo a distanza di decine e decine di metri, figuriamoci una frana.
Le orecchie di Chiara ed Alberto invece sono troppo distanti per poter ascoltare anch’esse il racconto di Peppino; i due amici non sanno nulla del luogo della frana, conoscono poco la zona – Alberto si era già molto sorpreso di essere riuscito ad imbroccare la mulattiera che oltrepassa la statale in modo tale da poter aggirare il blocco della polizia – ed infatti ora avanzano alla luce della torcia con enorme difficoltà. Pochi minuti dopo essersi finalmente orientati un po’, grazie alla luna magicamente apparsa in mezzo ad una coltre plumbea, ed aver così aumentato il passo verso la meta, accade però l’imprevedibile: Alberto…

Anonimo ha detto...

E poi non dite che non devo scrivere...stavolta ve lo meritate!!!
Siete delle mappine non avete voluto organizzare la gita ed ora sta pure uscendo il sole...mannaggia a voi!!!!!