giovedì, marzo 16, 2006

Uè Uè ma non vogliamo più continuare?

Allora chiedao scusa ad Emiliano perchè ho messo un pò le mani sul suo pezzo solo una piccola aggiunta per dare un pò di pepe e poi credo di avere un pò dilagato ma voi non scrivete!!!!!
Apresto speriamo vi piaccia la piega presa!

Capitolo3

”Ah però, Mario oggi abbiamo fatto un passo avanti, ma che dico mi voglio illudere….
No vedremo domani sull’autobus, ora vediamo questi disegni, di chi sono?
Ah quel montato dell’architetto, non poteva spedirli al cantiere, me li doveva lasciare dal portiere, che pretende che lo chiami nella notte, mo me li guardo ma se ne parla domani, chi sa cosa si è inventato questa volta per la Monica II? Un po’ pensando alla dolce sconosciuta dell’autobus, un po’ maledicendo l’architetto Bertolini , Mario muove veloce il mouse ed il nuovo progetto della carena del Monica II inizia a prendere forma sul suo laptop. Non fosse stata per la passione per le barche, Mario non avrebbe mai conosciuto il Sud. Fino al giorno prima della partenza da Ravenna per Castellammare per ricoprire l’incarico di aiuto-progettista ai cantieri navali, i suoi genitori tentarono di convincerlo in ogni modo che la sua era una scelta sbagliata, inconcepibile, un vicolo cieco. Il loro punto di vista era dettato non solo da un profondo razzismo, tanto bieco quanto assurdo – di famiglia facevano Esposito di cognome, ma l’albero genealogico era ignoto o quanto meno reso tale -. E’ che per Mario in realtà avevano progettato un futuro radioso: il degno successore per l’impresa delle farmacie Esposito, commesse in tutta l’Emilia-Romagna, un avvenire solido ed imperturbabile, altro che perdere il tempo a progettare barche. Eppure proprio le barche lo avevano salvato. Partito per Castellammare, ormai tre anni or sono, le farmacie avevano subito un brutto colpo: uno scandalo di medicinali avariati arrivato chissà come all’orecchio del giornale locale, ed erano state costrette a chiudere una dopo l’altra. I suoi genitori avevano salvato giusto l’indispensabile per non dover rinunciare anche ai fine-settimana sulla neve a Madonna di Campiglio , ma per lui non ci sarebbe stato nessun avvenire radioso, affatto. Invece la sua grande fantasia progettistica e la pura passione per il mare e le barche, ereditata forse proprio dall’ignoto avo del regno delle due Sicilie, lo stavano riempiendo di soddisfazioni ed ultimamente anche di quattrini. Per non parlare della camera con vista sul golfo di Napoli, arredata a puntino dalla signora Laudiero, la sua affittuaria, che la domenica gli cucinava anche un ragù che, come dicevano da quelle parti, “si sciugleva ‘mmocca”. L’unico suo cruccio era il tempo libero: sempre pochissimo e quando c’era riempito solo e soltanto dalle partite di calcio della Virtus Positano, di cui era portiere nonché capitano.A mezzanotte, dopo la centesima maledizione dedicata all’architetto, Mario decide che può bastare. Spegne il computer, va in bagno ed accende la radio, in tempo per l’ultimo notiziario della sera. E’ intento a dare un ultimo colpo di rasoio – una sua mania assurda quella di radersi di sera – che il sangue gli si gela nelle vene: la radio sta comunicando….“… una frana al costone di Montepertuso… un ragazzo forse imprigionato… i soccorsi fanno il possibile…. la situazione è critica….” “Caspita i cantieri sono proprio la sotto speriamo che non sia capitato niente! Devo chiamare ai cantieri!” allora Mario corre al telefono e chiama al cantiere…. Squilla ma nessuno risponde allora monta la preoccupazione e mezzo rasato si riveste, “devo assolutamente arrivare al cantiere” pensa esce di casa e prende la vespetta che come al solito fa le bizze ma alla fine và, allora Mario si dirige verso i cantieri a rotta di collo. Non senza difficoltà arriva al luogo del fattaccio e un poliziotto lo blocca, e gli fa chiaramente capire che la strada è interrotta e non si può continuare.

-Senta io lavoro ai cantieri devo andare a controllare , sono il riposabile del cantiere devo sapere se gli operai stanno tutti bene e se la barc….

-Senta Lei può essere anche il figlio del presidente della repubblica ma da qui non si passa chiaro?

Dice perentorio il poliziotto che continua a fargli segno di tornare indietro. Allora Mario sconfitto e preoccupato reindossa il casco e si avvia per la stradina di riserva, infatti a volte quando può invece di fare la solita strada inbocca una antica mulattiera che sbuca esattamente dietro i cantieri. Arriva all’ ibocco della stradina e decide che in quelle condizioni di luce non era il caso di andarci su due ruote, allora parcheggia la vespa in un angolo nascosto e si avvia. Comincia ascendere e all’ altezza della caverna riesce a scorgere la strada e tutta la massa dei soccorritori che stanno a decidere sul da farsi e mentre osserva questa cosa si accorge di altre due ombre che al suo sopraggiungere si sono nascosti.

-Chi è la! , dice ma nessuno risponde allora decide di indirizzare la torcia verso la ombre
Chi sei tu ? allora una della due ombre risponde puntando contro Mario a sua volta la torcia
- Ma aspetta dove ti ho visto?, ti conosco disse Chiara, aspetta….
- E Mario prendiamo l’autobus insieme,di solito
- Giusto esclamò Chiara, il cellulare!
- Che ci fate da queste parti e a quest’ora, avete sentito cosa è successo?
- Un nostro amico era diretto alla caverna
- Ho sentito alla radio del ragazzo disperso
- E tu? chiese Alberto
- Sono il responsabile dei cantieri navali che sono qui giù, ho sentito della frana alla radio e sono corso a controllare, ma la polizia non mi ha fato passare e quindi ho deciso di scendere da qui
- Se volete vi do una mano a cercare il vostro amico, hai cantieri possiamo prendere delle attrezzature.
- Grazie, ma dovevamo andare in grotta quindi siamo ben attrezzati, tu vai pure a controllare i cantieri disse Alberto, in effetti non sappiamo neanche se ci farannono avvicinare alla frana.
- Alberto, Alberto guarda, disse Chiara arrivano i vigili del fuoco
- Ragazzi allora scappo, disse Mario, corro ai cantieri chi sa cosa è successo!!
- In bocca al lupo per il vostro amico
Mario continuò la sua marcia notturna verso i cantieri, con una tempesta di pensieri intesta.
Mario forse dovevi restare a dare una mano, ma i cantieri, ci penseranno i vigili,e poi tu che potevi fare, va beh, arriviamo giù se tutto è a posto risalendo vediamo la situazione come si è evoluta.Mio dio i cantieri, c’è mancato poco che fortuna, ma i ragazzi?
- Peppiiiiinoooo, Andreeeeeaaaaaa ragazziiiii

- Ingignè, ma che ci fate qui a quest’ora? – rispondono due voci all’unisono
- Ho sentito alla radio della frana a Montepertuso e sono venuto a vedere se era successo qualcosa qui –

risponde Mario col fiatone dopo aver marciato a passo di carica lungo il sentiero ripido e scosceso.
- Qui è tutto a posto; in realtà la frana è venuta giù parecchio distante da quì, fosse giorno vi farei vedere dov’è. Comunque dovevate sapere che quì a Montepertuso non c’abbiamo quasi più nulla, ormai il grosso è trasferito ai cantieri nuovi a Massa, non so neanche perché ci fanno ancora fare le guardie notturne qui!.-

Andrea, in silenzio fino a quel momento, asserisce a Peppino, che nel frattempo, loquace come suo solito, sta riferendo ogni dettaglio della frana così come lui stesso l’ha sentita poche ore prima. Mario freme ma non può che stare a sentire: ne ha troppo rispetto per poterlo zittire, inoltre ogni dettaglio può essere importante se intende soccorrere i due ragazzi su ed il loro amico disperso. E poi il fiatone ancora non è passato per tutto, “da domani smetto di fumare” si dice perentorio mentre alterna un colpi di tosse e brividi di freddo.
Il racconto di Peppino è precisissimo, le sue orecchie, allenate da tanti anni di guardia notturna in un posto solitario ed impervio come quello, valgono ormai più di tutti e quattro gli altri suoi sensi messi insieme: distinguono il frinire di un grillo a distanza di decine e decine di metri, figuriamoci una frana. E a sentir lui la situazione non è delle più chiare, a lui sembra di avere sentito un esplosione prima della frana ma non ne era sicurissimo. Le orecchie di Chiara ed Alberto invece sono troppo distanti per poter ascoltare anch’esse il racconto di Peppino; i due amici non sanno nulla del luogo della frana, conoscono poco la zona – Alberto si era già molto sorpreso di essere riuscito ad imbroccare la mulattiera che oltrepassa la statale in modo tale da poter aggirare il blocco della polizia – ed infatti ora avanzano alla luce della torcia con enorme difficoltà. Pochi minuti dopo essersi finalmente orientati un po’, grazie alla luna magicamente apparsa in mezzo ad una coltre plumbea, ed aver così aumentato il passo verso la meta, accade però l’imprevedibile: Alberto scivola e reggendosi ad un ramo chiama Chiara ma la torcia che teneva Alberto cade giù a al buio Chiara si sente persa:

- Aiuto!!!! Chiara, cerca di tornare ai soccorsi non andare avanti è pericoloso!

- Alberto ,dove sei? Non ti vedo, cosa succede!?

- Sono caduto ma sono e non riesco a tirarmi su purtoppo mi è caduta la torcia ma non si è rotta è un po’ più giù vedo il fascio luminoso ma non credo di poterci arrivare! Adesso vai cerca di chiamare qualcuno!

- No, come faccio a lasciarti… così….

Allora Chiara prende una cima dallo zaino e cerca di legarla ad un masso solido poi la tira ad Alberto e gli dice:

- tieni la fune è assicurata ad un masso io torno a chiamare qualcuno, Non cadere sa se ci provi ti ammazzo!

E con la voce rotta dal pianto si allontana e con sempre maggiori difficoltà cerca la strada al chiarore di una clemente luminosissima luna. Intanto Alberto cerca di assicurarsi alla cima che gli ha tirato Chiara ma appena lascia la presa dal ramo questo cede e comincia a ruzzolare giù ma la caduta non dura molto, infatti Alberto si appoggia ad un grosso masso che fortunatamente non è appuntito ed è anche ricco di vegetazione il che che attutisce la caduta. Appena fatto l’ inventario delle ossa si accorge che miracolosamente era salvo! e a quanto pare non c’è niente di rotto. Il primo atto istintivo è stato di guardare giù e la vista gli ha mozzato il fiato : solo 20 metri più giù e….dal buio spuntavano delle affilatissime rocce che sicuramente non sarebbero state così clementi con lui. Doveva essere proprio la serata fortunata di Alberto perché cadendo la torcia si era impigliata alla fune e ancora una volta non si era rotta!

- i sessanta euro meglio spesi della mia vita! Esclama.

Ripresosi dall’ emozione prende la torcia e cerca di capire dove si trova, con sommo stupore si accorge che era davanti ad una caverna di cui non sapeva proprio dell’ esistenza, indeciso sul da farsi sente un trillo, il cellulare miracolosamente salvo anch’esso si faceva sentire e senza vedere chi fosse risponde ma dall’ altra parte arriva una voce flautata lontana anni luce da ciò che gli stava capitando:

- Ciao piccolino mi sarebbe piaciuto tanto stare con te sta sera, ma tu fai sempre il bricconcell…

- Elena! interrompe Alberto

- Ti assicuro che non è proprio il momento sono in una situazione terribile! Aiuto sono cadut….

La fortuna di Alberto sembra finita: il cellulare si spegne inesorabilmente “BATTERIA SCARICA “ adesso ad Alberto non resta che scegliere aspettare oppure provare a capire se la caverna sbuca da qualche parte …. Non ebbe esitazioni e decise di

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