venerdì, luglio 21, 2006

come al solito mi caccio nei guai


non ho perso niente e in oltre ho provato a miscelare i pezzi mi piace ciò che ne è ucsito!!!!
Michelangelo ha proposto una foto che ne dite? (elena)

Chiara, posato il cellulare nella sua borsa, sempre strapiena di cose, cercò di prendere in mano la situazione e, rivolgendosi ai suoi due amici, disse ferma e convinta e tutto d'un fiato, senza lasciare che niente o nessuno potesse interromperla: "Penso che sia passato troppo tempo da quella sera e che non abbiamo mai parlato a sufficienza delle vicende di Montepertuso e di tutto quello che ci ha visto conivolti. Credo che sia giunto il momento di raccontarci tutto quello che sappiamo e cercare di capirci un pò di più. Luca, se per te va bene potremo vederci a casa tua stasera, hai detto che i tuoi genitori staranno fuori tutto il fine settimana, così potremo avere tutta la tranquillità per discutere. Se per voi va bene, vorrei coinvolgere in questa storia anche Mario, quel ragazzo che io e Alberto conoscemmmo quella notte di dicembre, anche lui potrebbe darci una mano a capire, visto che per lungo tempo ha lavorato nei cantieri che si trovavano in quelle vicinanze. Potremo incontrarci verso le 21:00, se a tutti va bene. Alberto, se tu proprio non riesci a liberarti di Elena, porta anche lei, ma se ti è possibile cerca di evitarlo: è troppo pettegola ed inoltre ogni volta che la incontro non fa che parlare di borse e vestiti nuovi o di smalti all'ultimo grido". Chiara, ultimamente era diventata ancora più pratica e decisa del solito. E paradossalmente era stato proprio il riavvicinamento di Alberto ed Elena a suscitare in lei questo cambiamento: Alberto era caduto anche lui in quella trappola del single sconsolato che, stanco di sentirsi solo si era ributtato nelle braccia della sua ex. Non era vero amore, questo lo sapevano tutti, spettatori e attori della vicenda sentimentale....e Chiara non poteva in qualche modo "perdonare" questo adagiarsi alle situazioni di Alberto. Questa vicenda aveva aiutato Chiara a capire un pò più i suoi sentimenti e forse ad averne ancora più paura. Sicuramente un ragazzo come Alberto sarebbe stato per sempre il suo amico più caro, ma non sarebbe mai potuto diventare il suo compagno per la vita, e così anche Mario, con cui aveva cercato di essere leale fin dal principio, per cui non aveva mai accettato nessuno dei suoi ripetuti inviti ad uscire. Ma Luca? Per Luca provava amicizia pura, ma perchè quando non lo vedeva si continuava a sentire un pò più triste? E perchè quando lui la guardava con quei suoi occhi grandi e le prendeva la mano, per un attimo aveva la sensazione che le mancasse il respiro? Era questo il suo inconfessabile segreto, da quella notte di dicembre immancabilmente provava una qualche forma di amore verso Luca, ma da quella stessa notte aveva al tempo stesso cercato di allotanarsi da lui, per la paura di rovinare la loro amicizia, per la paura di future sofferenze. Chiara, in realtà non si stava rendendo conto di ingannare se stessa, stava in pratica commettendo lo stesso errore di Alberto, con logiche diametralmente opposte. Luca e Alberto, furono d'accordo con lei e confermarono l'appuntamento per la serata. Alberto prima di andarsene dall'agenzia e ritornare al suo mondo di libri disse loro che avrebbe fatto tutto il possibile per non portare Elena.Fu davvero spettacolare l’ insieme di racconti e tripli salti mortali che riuscì a mettere insieme Alberto per riuscire a dribblare tutte le domande di Elena, che quando sospettò che alla riunione di amici avrebbe dovuto partecipare anche Chiara diventò una fiera, ma alla fine con la promessa di un bel week-end soli soletti Alberto riuscì a sganciarsi e riuscì perfino ad arrivare in tempo, ultimo, ma in tempo. Entrato nella stanza si è trovato di fronte ad un vero e proprio quartier generale, Luca previdentissimo aveva preparato su un grosso tavolo tutto l’ occorrente… cartine, ritagli di giornale, foto della zona con tanto di rilievi amatoriali che egli stesso aveva redatto….Alberto pensò di essere entrato al Pentagono!, e per continuare nella similitudine la “generalessa” Chiara aveva da subito preso la parola la quale dettò le regole della discussione, a sentir lei se pure erano tra amici non si poteva transigere da seguire un preciso ordine.Quindi con tono perentorio Chiara decise che il primo a parlare doveva essere Luca perché dicendolo con le sue sesse parole “ Ci deve spiegare per quale motivo ci ha ficcato in quella cavolo di situazione!!!! ”Allora Luca documentazione alla mano cominciò a raccontare :“ Tutto è cominciato quando, per lavoro , accompagnai una comitiva di Russi che mi chiese di visitare la zona senza una mata ben precisa, ma presto mi accorsi che ciò non era vero e la gita aveva un obiettivo ben preciso: La grotta di Montepertuso ! , il fatto che mi incuriosì di più fu che uno di loro non smetteva di scattare foto quasi volesse ricostruire il percors…“ Alberto a questo punto lo interruppe “ va beh mo ci mettiamo a giocare a Risiko! , i russi, il pentagono…. Ma non scherziamo! Adesso vuoi dire che ci hai fatto rischiare la pelle per questo ….”Inferocita per l’ interruzione di Luca la Generalissima Chiara dice “ i commenti alla fine!, e ora Luca prosegui il racconto” è un ordine sembrò dire.

Più gentilmente anche Mario, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, un po’ sopraffatto dai tre amici, invitò Luca a continuare.- No, non è una guerra nucleare – disse perentorio Luca - ma comunque ci sono molte cose preoccupanti, ammesso che le mie sensazioni siano vere. E comunque in mezzo non ci sono gli americani, solo i russi. Provo a spiegarvi. Il tipo che non smetteva di scattare foto mi diceva di chiamarsi Roman: sapeva un po’ d’italiano perché suo nonno era un soldato veneto che aveva fatto la campagna di Russia durante la Grande Guerra e lì si era fermato mettendo su famiglia. Comunque, questo Roman mi impressionò perché, durante l’intera gita, fotografava sempre le montagne e mai il panorama sul mare. E dire che quel giorno la giornata era limpidissima, quando il sole iniziò a tramontare lo spettacolo era veramente indicibile, ma il nostro uomo era rivolto di spalle a tutti a fotografare le montagne. O meglio un punto ben preciso della montagna, che da lì si vedeva benissimo: l’ingresso della grotta di Montepertuso. Ero sorpreso ma non è che tenessi la cosa in gran conto. Figuriamoci, di originali ce ne sono tanti, e poi i gusti sono gusti. Arrivati a Positano per il tradizionale limoncello da Gerardo, lui ed un altro si tennero sempre in disparte dal gruppo, nonostante i nostri chiassosi richiami. Dopo quasi un’ora trascorsa nel bar di Gerardo, accompagnai i russi all’autobus che li avrebbe riportati a Sorrento e lì iniziai a capire che stava succedendo qualcosa di strano. Il nostro uomo su quell’autobus non ci salì. Nel gruppo non c’era più. Me ne resi conto un attimo dopo la partenza, cercai un po’ in giro per Positano ma il tipo era letteralmente sparito. Allora chiamai in agenzia – mi rispose Caterina…
- Come mai non io? Rispondo sempre io al telefono. – chiese contrariata Chiara.
- Era il giorno in cui partorì tua sorella, il 2 Dicembre, lo ricordo bene. Caterina mi disse che non c’era nessun Roman nella lista. Provai a descriverglielo. Fu facile. Era un tipo buffo, tarchiato, un nasone rosso enorme, peraltro con un vistosissimo cappello col pompon rosa. Caterina capì subito di chi si trattava e fu lì che fui certo che c’era qualcosa di strano.
- Perché? – fece Mario in un sussurro, quasi sul punto di voler scappar via per la tensione.
- Perché Roman si era presentato la mattina a Caterina come Enzo, l’accompagnatore italiano del gruppo. Caterina mi garantì che era italiano, mi disse che parlarono addirittura in napoletano… Mi disse anche che Roman-Enzo si fece assicurare mille volte sulla possibilità di decidere loro l’itinerario.
- Beh, e poi? –

chiese impaziente Alberto.


- Poi niente, almeno per quella sera. La faccenda di Roman-Enzo mi pareva strana ma non è che sono il commissario Montalbano o Maigret, lasciai perdere. Però il giorno dopo sono ritornato alla caverna per capire che fine avessero fatto quei due era troppo strano quel gruppo si interruppe di scatto come a ricordarsi un particolare insignificante al momento ma assolutamente fondamentale ora che il puzzle si componeva. Il suo pubblico era attentissimo a non fare scappare nessuno di questi tasselli meno uno…. Mario che pensava tra se e se ed evitava di proferire parola intimorito dalla Generalissima, ” ….ma dove e con chi sono capitato, ma non hanno niente di meglio da fare che pensare ad intrighi internazionali, poi i russi… non si portano più, capirei degli arabi, ecco ricomparire “indiana jons” avevano ragione i poliziotti cape fresche come dicono da queste parti, e mo che si inventeranno, Mario attento non farti fregare!”Nel frattempo Luca riprese il racconto

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Come al solito il Miki, da grande intenditore, propone sempre il meglio. Elena: 10!
Appena mi riprendo dalla foto, leggo il pezzo "miscelato" dal capoblog e vi faccio sapere che ne penso...
Ciao a tutti

Anonimo ha detto...

Grazie ML

Anonimo ha detto...

Prego Miki. Comunque il mescolamento di pezzi da parte di Alessandro mi è piaciuto. Insomma il thriller si infittisce un pò, speriamo che ora Anna Laura non ci ributti dentro qualche melensità... A parte gli scherzi, scrivete, scrivete, scrivete!

Arikel ha detto...

Ayooo!! Ciao! Riemergo dal dimenticatoio per un ultimo post prevacanziero!

1) a quelli che non ho salutato questo week end, se non ci vediamo in settimana buone vacanze e fate i bravi!!!

2) Carina Elena, ma in teoria sarebbe rossa e riccia, comunque la immagino più tamarra. Spero di riuscire a trovare qualche masculo decente.

3)Niente storie d'amore? E io che avevo programmato addirittura una scena di sesso, e vabbè pazienza, mi tengo sul classico ;)

4) Ecco qua

Nel frattempo Luca riprese il racconto, ma per un attimo sembrò dimenticarsi di essere in compagnia di altre tre persone e cominciò a ragionare tra sé e sé. Gli altri lo osservavano perplessi, ma il ragazzo ignorando il sopracciglio alzato di Alberto, l’espressione sorpresa e quasi comica sul viso di Mario e quella quasi spaventosa su quello di Chiara, si alzò e cominciò a passeggiare per la stanza. Alla fine esordì
-Torniamo là, alle grotte-
Seguì un coro di ‘sei impazzito?’, ‘stai scherzando?’ e ‘non ci penso proprio’ che però Luca ignorò completamente.
-Ma si, andiamo, vi faccio vedere una cosa, secondo me è importante!- si era così entusiasmato all’idea che già stava cominciando a raccattare in giro per la stanza lo zaino e tutte le cose che ci voleva mettere dentro.
Alberto stava per intervenire e dire a Luca per filo e per segno cosa pensava di quell’idea assurda, del suo comportamento e di tutta quella situazione in generale, ma Mario lo anticipò e per quella che era praticamente la prima volta nella serata prese la parola.
-Senti è assurdo muoversi adesso, perché non ce lo racconti a parole quello che vuoi farci vedere? Non ti è bastata l’esperienza dell’ultima volta?- e poi con più astio di quanto intendesse –Non è per me, ma non te ne accorgi che così rischi di mettere di nuovo i tuoi amici in una brutta situazione?-
Si era improvvisamente ricordato il viso di Chiara quella famosa sera mentre erano da soli a contemplare una corda spezzata. Non gli era piaciuto allora e non gli piaceva adesso.
Luca si fermò di scatto con lo zaino in una mano e una torcia nell’altra e gli lanciò un’occhiata acuta ma non ostile. Quanto ad Alberto, riconobbe che Mario aveva espresso quello che era anche il suo pensiero, senza parolacce per di più, ma prima ancora di riuscire a realizzare cosa stesse facendo disse a Luca
-Ok, io vengo con te- per un momento si sentì un perfetto lunatico. Un secondo prima avrebbe voluto far internare quell’esagitato e adesso era pronto a seguirlo in capo al mondo. Lo sguardo di gratitudine di quello che era uno dei suoi più cari amici però fu una bella ricompensa. Quasi quanto l’espressione esasperata sul viso di Mario_mi_preoccupo_tanto_per_i_tuoi_amici.
Con un sorrisetto compiaciuto si alzò anche lui e disse a Chiara –andiamo?- come se andare a rompere le scatole a dei potenziali criminali russo/partenopei in un labirinto sotterraneo fosse una cosa normale.
-Chiara è assurdo, se vuoi ti riaccompagno a casa- intervenne Mario ormai convinto di trovarsi a metà tra un incubo e un sogno…In fin dei conti starsene un po’ da solo con Chiara era proprio quello desiderava e se quegli altri due volevano andare ad ammazzarsi, erano fatti loro.
Chiara era indecisa, Mario aveva assolutamente ragione, ma lei era assolutamente convinta che lasciare Luca e Alberto da soli fosse l’equivalente di un omicidio. Si stavano comportando da imbecilli, ma erano suoi amici.
L’indecisione sul viso della ragazza spinse Alberto ad agire impulsivamente, lei sapeva essere insopportabilmente prepotente e anche se non l’avrebbe mai detto ad alta voce, era convinto che una ragazzetta indifesa in una situazione del genere sarebbe stata più che altro d’intralcio, però quella sera la voleva con sé a tutti i costi.
-Ah va bene, se volevate starvene un po’ soli potevate dircelo- disse sghignazzando, poi prese Luca per un braccio e si diresse verso l’uscita –allora noi ce ne andiamo- aggiunse quasi cantando ed effettivamente trascinando con sé Luca, il quale sibilò un ‘Alberto’ più eloquente di mille parole, ma non si oppose alla marcia forzata impostagli dall’amico.
Alle loro spalle i ragazzi sentirono solo i passi degli altri due che li seguivano. Salirono tutti e quattro in macchina, Mario e Chiara entrambi sul sedile posteriore, rassegnato l’uno, infuriata l’altra. Con sé stessa per non aver saputo essere più decisa, con Alberto che certe volte sapeva essere proprio bastardo e pure con Luca che chissà in quale guaio li stava cacciando. E con Mario perché…Bhè perché il solo pensiero di stare da sola con lui la faceva sentire così in imbarazzo e non era giusto. Solo il fatto di averle voltato le spalle tempestivamente, prima di poterla vedere arrossire, aveva salvato Alberto. Lui questo lo sapeva, come sapeva che la sua provocazione avrebbe ottenuto proprio l’effetto desiderato. Si sentì un po’ in colpa per aver sfruttato il punto debole della sua amica, ma lo squillo del cellulare lo distolse.
Guardò il numero comparso sul display, Elena. Era la sua ragazza, ma in quel momento le rispose giusto perché sapeva che altrimenti avrebbe continuato ad insistere fino allo sfinimento.
-Ele!- disse, sforzandosi di sembrare contento di parlarle, non era il momento di scatenare una scenata di gelosia. Sentì arrivargli alle spalle un verso di sdegno che Chiara non si era minimamente curata di trattenere. La voce squillante di Elena si sentiva attraverso il telefono in tutta la macchina, anche se non era possibile afferrare le parole. Il rumore del motore che Luca aveva appena avviato salvò Alberto dall’imbarazzo di condividere con gli altri tre tutti i ‘topolino’ e ‘tesorino’ di Elena. Però, anche senza volerlo, la ragazza che di tanto in tanto e sempre involontariamente si imbatteva in qualche radio giornale, gli stava comunicando una notizia interessante. Forse davvero sarebbe stato il caso di non uscire quella sera.

5) Pubblicità regresso! O' piezz 'e cor'! Il mio bimbo! Insomma lo spazio web che mi sono da poco comprata, devo finire di 'arredarlo' ma qualcosa già c'è, se vi va, qui --> http://www.capricornway.com

Anonimo ha detto...

perchè avete eliminato o censurato il post dei CAMPONI?....

Anonimo ha detto...

Ah ah mi date proprio il meglio, voi sapete che io come Lalla sono propensa alla storia d’amore ed eccovi serviti:

Alberto e Mario si erano già dileguati frettolosamente, il primo travolto e condizionato dalle parole dell’urlatrice Elena e il secondo cercando di non pensare a quella notte che lo aspettava. Un minuto prima Mario stava pensando a cosa fare per il giorno dopo, se andare oppure lasciar perdere l’impresa mattutina, un minuto dopo un piccolo colpo al cuore, quasi come uno sparo, gli aveva bloccato per due secondi il respiro, realizzò: Luca e Chiara avrebbero dormito da soli. Nella sua testa si affollavano mille pensieri e nello stesso tempo si domandava cosa sarebbe successo se lui non si fosse tirato indietro con decisione. Elena con una spalla avrebbe deciso di non andare o sarebbe comunque andata per non lasciare da soli gli amici? Questi pensieri però cedevano il passo a quelli per lui più preoccupanti al momento cioè una casa, un uomo ed una donne soli e “l’inevitabile”. Per rincuorarsi pensava: “Ma si dai si conosco da tempo, proprio stanotte deve succedere qualcosa?”, ma intanto pensando e ripensando e non riuscendo a dormire, non prese una decisione ma si concentrò a quei due possibili piccioncini, quasi come se il pensarli continuamente li avrebbe fatti sentire osservati e li avrebbe dissuasi dal fare qualcosa. Vane illusioni forse, ma non riusciva a fare altro e Morfeo non arrivava.
Intanto a mezzanotte Chiara era già a letto nel divano-letto della sala di casa di Luca ed egli stesso
trafficava ancora con le ultime cose da mettere negli zaini per la mattina dopo. Scorte di cibo e soprattutto da bere. A giudicare da quante cose metteva nelle borse sembrava che dovessero rimanere lì un mese. Chiara lo guardava mentre trafficava ancora con un aria dolce, quasi assonnata e lui ogni tanto la guardava cercando uno sguardo di approvazione. La sua brandina provvisoria nella sala era già pronta, “Preparo questa” - le aveva detto –“ così domani mattina quando suona la svegli e sicuramente non ce la faremo ad alzarci ci daremo forza a vicenda per non riaddormentarci”. Chiara aveva annuito, anche se per un attimo aveva fatto doppi pensieri, possibile che Luca avesse inventato una scusa così banale per dormire vicino a lei quando aveva il suo letto già pronto nella sua stanza? Finiti i preparativi Luca andò in bagno e si mise i pantaloncini da calcio con cui dormiva e una maglia grigia. Era carino, pensò Chiara, in quella prospettiva con la sua figura slanciata e il suo fisico asciutto. Si mise a sedere sul suo letto e con una mano accarezzandole la guancia le chiese “Hai sonno?”, lei disse con un filo di voce “Si”, da una parte si sentiva un po’ imbarazzata se focalizzava sulla situazione, ma dall’altra era completamente a suo agio. Allora lui si chinò le strinse la testa e le sussurrò all’orecchio “Allora cerchiamo di dormire, domani sarà una giornata difficile”. Lei gli strinse le braccia intorno alla schiena ed incredula di se stessa gli disse: “Dormi qui, accanto a me”. Lui non disse nulla, si stese e la abbracciò stretta. Caddero tutti i muri, occhi negli occhi, le labbra si sfiorarono. “Lo sai che sei un testone… fai sempre di testa tua!”. “Lo so e anche stavolta…” Si strinsero e accarezzandosi si addormentarono.
Driiiiiiin 4:30 AM. Balzarono dal letto, era stata la dormita più profonda degli ultimi dieci anni. In dieci minuti, colazione e preparazione ed erano già sulla porta. Scesero e cominciarono a caricare i bagagli nella macchina. Erano in anticipo sull’appuntamento e videro arrivare Mario, che con una notte in bianco sulle spalle, pensa che lucidità! Quasi barcollava con lo zaino sulle spalle e aveva due occhiaie da far paura. Chiara: “Mario già qui, che sei caduto dal letto? Ma hai dormito, stai bene?”. La decisione di partecipare era stata presa quasi per inerzia e come un automa si era alzato, preparato ed era andato all’appuntamento…

PS Sono daccordo con Paola, Elena è più "tamarra", me metto alla ricerca rossa e riccia eh!

Anonimo ha detto...

mio dio questw donne sono incontinenti
mo mi ero rimesso al passo
e gia mi è rispuntata tutta sta roba
ok
mettiamoci a al passo

capo blog
fatica tiè