Vedo con piacere che il blog si è arricchito di nuovi scrittori!
Chiedo scusa per l' assenza ma in fin dei conti io la mia settimana di vacanze l' ho presa un pò spostata...... ma era pur sempre una sola solissima settimana!
Appena leggo tutto pubblichiamo e per essre precisi.... LA PAROLA CENSURA SU QUESTO BLOG è CENSURATA!!!!!!!
grazie ed a presto!!!!!!!
giovedì, settembre 07, 2006
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7 commenti:
Ciao, grazie per il benvenuto!
Il mio non voleva essere un rimprovero, era anche un invito per gli altri...
:-)
Ma "Io" è "Disturbatore"?
A domanda "Io" risponda!
:-)
La mia mente googliana mi ha portato a capire che "io" è Enzo! Mi potevò applicà un po' prima così evitavo di fare domande...
Vabbè
Dai approfitto di questo commento per sollecitare il nostro capo-blog a pubblicare i pezzi mancanti. Forse saremo più stimolati a proseguire...
No, Io non è Enzo...Io sono Io, e basta!
:-)
Io Chi???
Abbelli! Ero venuta giusto per un post di bentornata a me, (non in autostop, tranquilli!) ma visto che tè e biscottini sono tabù (capoblog perchè metti certi divieti? A quest'ora tarda mi tocca pure cercare sinonimi!), vi beccate anche il mio pezzetto.
Comunque che male c'è a fare due chiacchiere pure qua? Infatti approfitto per dare il benvenuto alla new entry e salutare Valerie che latita e quest'estate mi hai pure lasciato senza pizza ;__;
-‘ Cazzo fai?!- chiese Alberto trattenendosi a stento dal gridare in faccia a Luca che aveva letteralmente inchiodato la macchina a terra.
La lite della notte precedente con Elena era stata epica e oltre a portargli via un sacco di tempo, gli aveva anche sottratto qualcuna delle già poche ore di sonno. Almeno si era momentaneamente liberato della sua ‘dolce’ metà, alla quale doveva mancare qualche rotella, ma non certo le energie e infatti era riuscita a sfiancarlo con un fiume in piena di parole e isterismi vari nel momento in cui lui le aveva comunicato che sarebbe stato via tutto il giorno seguente e che non aveva intenzione di portarsela dietro. Si era trascinato a casa di Luca quella mattina con l’entusiasmo ai minimi storici per trovarsi di fronte un Mario che stava anche peggio di lui, una Chiara cui a quell’ora di mattina ancora andava di tenere un contegno da regina offesa e un pazzo che rispondeva al nome di Luca.
Luca dal canto suo neppure rispose, era concentrato a fare inversione, ormai erano entrati nell’abitato e poiché di strada fino a Formia ne avevano dovuta fare parecchia e cominciavano ad esserci molte macchine in giro, la manovra si rivelò più complicata del previsto, alla fine comunque riuscì ad infilarsi in una stradina secondaria che portava ad un dedalo di altre strade ancora più piccole e dissestate. Un quartieraccio di periferia squallido e praticamente deserto.
-E ora dove stai andando?- chiese Chiara, non senza una punta di esasperazione nella voce.
-Ma dormite ancora?- rispose Luca acido – il camion ha appena girato in questa traversa, senza neppure mettere la freccia, si devono essere accorti di noi, ma adesso li riprendo-
-Ma figurati! Mica stiamo in Svizzera? Sai quanti girano senza freccia- stavolta fu Mario ad usare un tono scontroso.
Luca però non lo stava a sentire, si era fermato di nuovo, nel bel mezzo di un incrocio, ma tanto non si vedeva un’anima in nessuna delle quattro direzioni, il camion si era praticamente volatilizzato e Luca, resosi conto della cosa, si era dovuto fermare e aveva preso a bestemmiare e picchiare con la mano sul volante.
Alberto ormai non aveva più pazienza per le scenate isteriche
-Ma ti vuoi calmare cazzo?- stavolta non si trattenne minimamente e urlò contro l’amico così forte da spaventare Chiara, la quale rimase in silenzio al suo posto, Mario seguì saggiamente il suo esempio.
Luca dal canto suo non aveva nessuna intenzione di calmarsi –vaffanculo Alberto! E pure ‘sti altri due! Siete contenti? Li abbiamo persi, fine dei giochi- e scese dalla macchina lì dove stava, in mezzo all’incrocio, sbattendosi la porta alle spalle e lasciando gli altri completamente stupefatti, specialmente Chiara, quello lì semplicemente non era il suo Luca. Quanto ad Alberto, aveva cercato di contare fino a dieci prima di scendere dalla macchina per evitare una rissa, ma non era arrivato neppure a cinque che un’idea all’improvviso gli aveva attraversato la mente, uscì sbattendo la porta anche lui e in un nanosecondo aveva già fatto il giro, afferrato Luca per il colletto del giubbino e l’aveva sbattuto contro la macchina tanto per essere chiari. –Adesso mi racconti tutto quello che sai, tutto, hai capito? E basta con le cazzate o qua finisce male-
All’interno Chiara era rimasta immobile come una statua, ormai sull’orlo delle lacrime, Mario le prese una mano e la ragazza gliela strinse con la sua.
Anche io do il benvenuto ad io, che mi piace molto come scrive (mai quanto Paola però…) ed il bentornato a tutti. Nell’attesa che il capoblog si decida a pubblicare (ormai ha interi capitoli arretrati…), vi lascio il mio pezzo. Come si dice nei romanzi veri, i personaggi sono di finzione, ma i dati che riporto alla fine del mio pezzo sono reali (Repubblica del 7/9/2006, pag.17). Meditate, gente, meditate.
Appena fuori dall’auto, Alberto era rigido, tutti i muscoli tesi, pronti a rispondere a Luca, con cui ormai si aspettava di doversi azzuffare, dopo il suo attacco così violento. Invece, inaspettatamente, Luca quasi sospirando, disse:
- Hai ragione, avete ragione, vi devo il resto del racconto che ho interrotto ieri sera. -
Entrarono in auto. Luca vide le mani di Mario e Chiara intrecciate le une alle altre ma non vi badò. Piuttosto iniziò a parlare con tono solenne:
- Mario, Chiara, è ora che vi racconti il resto di quel che so su questa faccenda della caverna di Montepertuso; non ne ho la prova certa, ma, vedrete, ho il forte sentore che la storia sia piuttosto preoccupante. E grave e pericolosa. Ieri sera ho interrotto il mio racconto senza parlarvi di ciò che ho scoperto quando visitai per la prima volta la caverna di Montepertuso, il giorno dopo la gita con la comitiva russa. La faccio breve: in fondo alla caverna trovai una cassetta di legno, con dentro… -
- Con dentro? – gli fece eco Alberto, ancora inferocito.
- Con dentro tre kalashnikov. – rispose Luca. Nel silenzio allibito dei suoi tre amici, continuò:
- Il particolare che mi sono ricordato tutto d’un tratto ieri sera è che su un lato della cassetta c’era in piccolo la scritta “Abra%co”. Io conoscevo quella scritta: nel mese di Dicembre ho visto spesso camioncini come quello che abbiamo seguito oggi fin qui, dalle parti di Positano. Anche al ritorno da quella gita che facemmo io e voi, Alberto e Chiara, la domenica prima che io “scomparvi” per dedicarmi a questa faccenda e visitare più volte la caverna di Montepertuso.
- E cosa hai scoperto in queste tue visite? – gli chiese Alberto, ancora con astio.
- Non ho le prove, ma credo che la caverna nasconda da qualche parte un deposito di armi e munizioni. Quella cassetta doveva essere solo un errore di dimenticanza, tant’è che dopo la mia prima visita non la vidi più. Insomma, secondo me, l’Abra&co traffica armi con la Russia.
- Cosa? Ma che stai dicendo? – si risvegliò Mario. – Ma che senso avrebbe importare armi qui in Italia dalla Russia?
- Mario, ma li leggi i giornali? – chiese Luca, senza mascherare un bel po’ di disprezzo. – Qui le armi si usano tutti i giorni. Mai sentito parlare delle guerre di camorra? Comunque in generale in Italia le armi non si importano, si esportano. Siamo il secondo paese esportatore di armi al mondo, ovviamente dopo gli Stati Uniti. Tuttavia, pur essendo grandi solo un trentesimo degli Stati Uniti, il nostro volume d’affari, 250 milioni di dollari all’anno, è già la metà di quello americano, e comunque in ulteriore crescita.
Luca continuò, nel silenzio irreale dei suoi amici allibiti: “Tornando alla questione della caverna,…
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