mercoledì, novembre 08, 2006

incredibile ma vero

se non vi siete scocciati...(io no) vorrei continuare la storia...
soche ora il blog ha degni rivali(vedi italiacile) ma spero che il gioco non sia passato troppo in secondo piano......
CAPITOLO 7
Le indagini della polizia furono scrupolose sì, ma completamente inutili. Luca raccontò tutto quel che sapeva ai poliziotti, che gli vollero credere e setacciarono per bene la caverna di Montepertuso così come vari capannoni nei dintorni di Formia, senza trovare però nulla d’interessante. L’indagine non venne archiviata ma già dopo un mese era come se lo fosse. Luca, Alberto e Chiara visitarono ogni giorno Mario nei suoi 10 giorni di degenza in ospedale e lì si promisero più volte – a Luca arrivarono addirittura a farlo giurare – che non si sarebbero mai più interessati di qualunque cosa riguardasse la caverna di Montepertuso.
Ma da lì a poco fu la caverna ad interessarsi a loro: appena tre giorni dopo che Mario fu dimesso, Luca, di ritorno nel tardo pomeriggio dall’agenzia, fu avvicinato sotto casa da un ragazzino che gli porse un biglietto piegato in quattro parti., lo aprì e vi lesse: “Non entrare in casa”. Scosso dagli avvenimenti dei giorni precedenti, ebbe paura e si diresse subito all’ufficio dei carabinieri. Quando, dopo una mezz’ora, il brigadiere Bini e l’appuntato Semmola aprirono la porta della casa , videro che era completamente sottosopra. La sala era un disastro, i mobili rivoltati, il divano di pelle inciso con un taglierino, il tavolino di vetro completamente frantumato in 1000 pezzi. Per terra un’ammasso di videocassette con il nastro tirato fuori a formare stelle filanti, come se ci fosse stata una festa la sera prima, si la festa dei malviventi che erano entrati lì. Luca perlustrava come uno scanner tutta la sala per cercare di identificare cosa mancasse. L’occhio cadde sul mobiletto del pc, i cd dove lui archiviava i dati erano tutti per terra e proprio lì mancava il case, l’avevano rubato! Si stava dirigendo verso il mobiletto per vedere da vicino, quando il brigadiere disse: “Non si muova, non tocchi niente. Dobbiamo fare prima i rilievi”. Allora Luca non sapendo che fare, non potendo toccare nulla ed in preda ad una smania che lo portava avanti e indietro sul pianerottolo, decise di chiamare Chiara al cellulare per raccontarle l’accaduto. Compone 333-1005847:
- Chiara! Ciao... -
- Luca! Ciao, scusami ti posso chiamare tra una mezz’ora? Ho Valerio che è in fase critica, devo stargli dietro altrimenti non la smette di fare i capricci - disse Chiara con la solita voce contenta quando si occupava del nipotino.
- Chiara, Montepertuso… è successa una cosa… -
- Luca, Montepertuso?!?!?! Che cosa? Non ne voglio saper niente. Ciao! -
Così Chiara attaccò. Mentre faceva questo, l’appuntato Semmola era sulla porta, lo guardava mentre parlava e aspettava il momento per potergli dire che sarebbe stato necessario fare un elenco delle cose di valore che erano in casa in modo tale da poter scrivere una lista delle cose che erano state rubate. Luca si guardava intorno, non rispose subito al carabiniere, era come fisso su un punto, stava pensando cosa fare.
- OK, va bene mi dia due minuti. –
Entrato in casa fece una piccola ricognizione e decise di telefonare almeno ad Alberto per comunicargli la cosa, sicuramente non sarebbe stato così drastico come Chiara. Le altre stanze erano perfettamente in ordine, non sembrava mancasse nulla. Mentre faceva questa ricognizione, impacciato e lento, pensava più al significato di quello che avevano fatto e al fatto che si doveva trattare per forze di un avvertimento, che a scrivere quella lista. Mentre si aggirava per casa i carabinieri avevano già finito e gli comunicavano che per loro poteva bastare, ma che doveva presentarsi l’indomani al commissariato per regolare denuncia.
Rimasto solo chiamò Alberto che lo raggiunse nel giro di pochissimo tempo. Stava per raccontare all'amico dell'accaduto, il biglietto che gli avava fatto scivolare tra le mani il ragazzino, i carabinieri che cercavano indizi nella sua casa, i suoi occhi increduli nel guardare le sue cose tutte sottosopra. Le parole di Luca lasciavano trasparire rabbia stanca ma soprattutto rassegnazione. Mentre il racconto procedeva i due amici sentirono il campanello bussare, era Chiara e andò Luca ad aprirle. Chiara, dal canto suo, era arrivata con la chiara intenzione di far capire una volta per tutte a Luca che non voleva più sentire parlare di Montepertuso e voleva che fosse per lui ben chiaro che se avesse voluto rimettere nuovamente questa storia in discussione non avrebbe mai potuto contare su di lei ed avrebbe messo a dura prova la loro stessa amicizia. Erano queste le parole che Chiara si ripeteva mentalmente lungo la strada che la separava per arrivare a casa di Luca; ma tutte le sue parole, tutti i suoi discorsi erano stati di colpo spazzati via nel momento in cui Luca le aveva aperto la porta e anche lei aveva visto in che modo avevano ridotto la casa dell'amico. Chiara incredula sedette sul divano accanto ad Alberto, sulla poltrona di fronte a loro c'era Luca che battè forte un pugno sul tavolino, sembrava quasi volerlo frantumare, e disse:
- Adesso basta, non voglio più sentire parlare di Montepertuso, dei russi, di complotti e trasporti illegali. -
Di colpò il suo viso si riempì di lacrime, i suoi singhiozzi sembrarono calmarsi soltanto quando sentì il corpo di Chiara che lo stringeva forte e l'abbracciava. Chiara ed Alberto non avevano bisogno di spiegazioni, sapevano che quello che faceva stare così male Luca era il pensiero che qualcuno avevesse violentemente frugato tra le sue cose, tra i suoi oggetti, tra i suoi ricordi; qualcuno era penetrato nel "suo mondo" e l'aveva contaminato con la sua sporcizia. Chiara, guardando risoluta Luca ed Alberto, disse:
- Questa storia va indagata fino in fondo, non possiamo arrenderci proprio ora: abbiamo messo in pericolo le nostre vite e adesso vorrebbero anche farci eivere costantemente in uno stato di terrore... evidentemente siamo stati molto vicini alla verità, forse da soli non siamo stati in grado di affrontare questa cosa, rivolgiamoci alla polizia, ai carabinieri, ma non possiamo lasciare che questi malviventi si approprino della nostra vita, vogliono minacciarci per avere il nostro silenzio, ma non possiamo far finta che nulla sia successo o che i nostri occhi non abbiano visto troppe cose. -
Alberto, prese la mano di Chiara e disse:
- Chiara, ci siamo già rivolti alla polizia, dieci giorni fa. Luca è stato interrogato quasi tutti i giorni. -Chiara, ancora più risoluta, continuò:
- Bisogna fare qualcosa non possiamo restare on le mani in mano. –
- Chiara - disse Alberto – pensaci, in effetti le cose sono un po’ più complicate. –
- Che vuoi dire? - disse Chiara.
- Riassumiamo, - disse Alberto-in fin dei conti noi cosa abbiamo visto?. Luca ha sentito parlare in strano modo qualcuno. Ha visto un mitra o pezzi di un mitra, correggimi se sbaglio Luca. Abbiamo seguito un furgone fino a Formia, lo abbiamo perso ed il povero Mario si è fatto 10 giorni di ospedale. La casa di Luca è distrutta. –
Intervenne Luca:
- E ti pare poco?
- No Luca, non è poco ma sono pezzi singoli che non dimostrano niente. Si tratta di una somma di fatti che molto probabilmente sono legati. Il film ce lo siamo fatti. I trafficanti di armi in accordo con la camorra magari sembra proprio un bel Film!. E allora che ci possiamo fare? Ci mettiamo di nuovo a fare gli investigatori così magari vattono pure noi? Ci limitiamo a dire queste cose a polizia o carabinieri? Mi sembra di averlo gia fatto; questa gente mica è stupida! ,ma tu sei davvero sicuro di avere detto tutto? –
E dicendo questo la voce di Alberto sembra avere una inflessione di qualcuno a cui si è accesa una lampadina nel cervello, quindi comincia nell’ elenco dei fatti:.
-1) Magari hanno gente infiltrata.
2) Se vedono qualcuno che indaga non ci mettono molto a pensare che li abbaiamo informati noi dato che ci hanno gia avvertito.
3) Magari un po’ si fermano ma poi ricominceranno come prima ad acque tranquille;non so voi, ma io da questa cosa voglio uscire, si sta facendo complicata io alla libreria ci tengo, con quella ci mangio non posso permettermi che la riducano come casa tua, Luca. -
- Hai ragione - disse Luca ad Alberto.
- Ma che ragione e ragione! Questo è il motivo per cui la malavita prolifera, la gente ha paura e si arrende, non ci si può fasciare la testa prima di rompersela - urlò la generalissima.Nel frattempo il cellulare di Mario squillò mentre era ai cantieri, lui vide il numero è rifiutò la chiamata, si allontanò un centinaio di metri dal cantiere e si sedette ad aspettare.
Dopo un po’ lo stesso numero si rifece vivo:
- Pronto - sussurrò Mario - ma vi sembra possibile? Dieci giorni di ospedale, questa volta avete esagerato. -
-Tu avevi compito importante e non sai fare!noi sapere ciò che facciamo!
-Ma io ….
- Non ci sono scuse quando hai preso soldi non hai avuto ripensamenti e ora fino in fondo OK?....Ricordare nostro obbiettivo ! la …….
- si si …. Ora devo andare non sono solo.
Così dicendo chiude il cellulare .

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Macchè scocciati! Almeno io continuerò a scrivere quanto prima. Evviva il redivivo capoblog!
Ciao a tutti
Emiliano

Anonimo ha detto...

w il capoblog.... ora ci fai venire voglia di scrivere

Anonimo ha detto...

finalmente:)

Arikel ha detto...

Oh gioia e tripudio! Finalmente un segno di vita ;)

Paola