lunedì, aprile 17, 2006

Allora il concorso vi è piaciuto!
bravo Emiliano non ci sono limiti va bene tutto (foto disegni suoni... tutto insomma). Però ora dovete dere anche qualche perere sulle immagini che vengono proposte!
allego il pezzo nuovo e... CNTINUATE PRESTO!!!!!
Ale
P.S. BUONA PASQUA a tutti i lettori- scrittori!

No risposero in coro i due
- ma come!? , sì ! ma ci stà o’ ingegnere ca guagliona! disse peppino
- va bè aspettimo che arrivi la squadra e vedremo sul da farsi.
Nel frattempo Albetro si addentrava sempre di più nella caverna, illuminata dalla debole luce della torcia elettrica, una goccia d’acqua gli cadde esattamente nel collo della giacca, e Alberto pensò è che ca… è proprio la tua giornata, è gelida, dove andrà a finire stà benedetta caverna. Ad un certo punto voltò l’angolo è trovo la strada chiusa da un muro. Non è possibile un vicolo cieco così ed infatti alzò la testa ed ecco sparire il raggio di luce della torcia in un pozzo che “Infatti alzò la testa ed ecco sparire il raggio di luce della torcia in un pozzo che a prima vista gli sembrò troppo impervio per iniziare l’arrampicata senza pensarci prima un pò. Si girò intorno per esaminare la situazione. Man mano che illuminava i singoli punti dell’anfratto, Alberto si faceva sempre più persuaso che si trovava in un luogo non così stretto. Il muro che gli sbarrava la strada era sì di dimensioni limitate, quasi una porticina o poco più, ma intorno le pareti di roccia erano ben più ampie. Nessuna traccia di vegetazione, d’altra parte l’ingresso della grotta era distante non poco; Alberto non aveva visto l’orologio quando l’aveva oltrepassato, ma era trascorsa certo almeno un’ora. “Fuori avrà già cominciato ad albeggiare” pensò, rincuorandosi a riflettere che col giorno i soccorsi sarebbero avanzati più celermente e avrebbero tirato rapidamente fuori dai pasticci sia lui che Luca, che chissà dove si trovava in quel momento.
Già, Luca. Ad Alberto sembrava che fossero passati settimane da quando aveva avuto le ultime notizie di Luca, ed invece non era affatto così. Era solo qualche ora prima che avevano parlato al telefono, seppur a strappi a causa della rete telefonica che andava e veniva. Alberto aveva appena iniziato a ricordare i particolari di quella particolare telefonata, da cui poi era partita tutta quell’ avventura, che subito si bloccò su un fondamentale dettaglio: Luca gli aveva detto che aveva capito perché si diceva in paese che la grotta era abitata da fantasmi. Era una storia montata ad arte per distogliere l’attenzione da quel luogo, gli aveva detto. Un muro eretto nelle viscere della montagna era allora forse l’ultimo baluardo rispetto a quel segreto che chissà chi voleva tener nascosto. Convinto di essere vicino a scoprire il mistero alla base della sparizione di Luca, si risolse a tentare l’ardita via dell’arrampicata nella colonna del pozzo. Ancora non aveva finito i nodi e contronodi necessari per autoassicurarsi che una luce intensa, proveniente dalla sue spalle, illuminò l’anfratto. Alberto si voltò di scatto e…”

domenica, aprile 09, 2006

Allora vi mancavo un pò!???


Finalmente un attimo di tempo e ...... ECCOCI!!!!
Non mi sembra che i pezzi fossero proprio incompatibili.... io ho provato a fonderli aggiungendo qualche piccolo particolare fatemi sapere se vi piace.
BUONA LETTURA!

Capitolo Quattro

Chiara era in cammino già da un pò, quando ai rumori della notte si aggiunge il trillo squillante del suo cellulare, sms in arrivo,lo legge e di colpo si asciuga le lacrime e la sua testa si riempie di rabbia mista a preoccupazione."Prima Luca, ora anche Alberto decide di fare di testa sua e di non aspettare...mentre io sto qui a preoccuparmi per loro.Mi sono stancata, basta piangere, altrimenti crederanno sempre tutti che sono una lamentosa sentimentale...". In lontananza scorge una luce, finalmente ha trovato qualcuno: mano mano che si avvicina la figura sembra essere il ragazzo che aveva incontrato poco prima con Alberto e con lui ci sono altre due persone. Chiara si avvicina sempre più, la sua intenzione è di chiedere aiuto e cercare di rimettersi suoi passi di Alberto. Allora si avvicina alle tre figure e con ampi gesti si fa notare da questi che nel buio non si erano accorti di lei

-Scusate ho bisogno di aiuto, i miei amici loro… si sono in pericolo…

-Signorì calmatevi accussì nun s’ capisc’ nient! che è successo?

dice uno dei custodi del deposto

-Si ha ragione ma sono così agitata, sono venuta quì insieme ad un amico a cercare un altro nostro amico che suppongo sia rimasto bloccato dalla frana ma al buio lui è caduto ….

- Signurì nun s’ capisce propro nient!

Allora Mario prende la parola:

- Peppino cerca di capire ,la signorina è sconvolta, allora tu e Andrea andate ad avvisare i soccorsi io e lei andiamo al posto esatto in cui è caduta questa persona così da segnalarlo ai soccorritori!

- ingignè facimm subbit . Andrè facimm ambress..

E così dicendo si allontanano,

- Ce la fai a portarmi nel posto esatto?

-certo che ce la faccio! Così si avviano al posto in cui Alberto è caduto. Lo stato d’ animo di Mario è un turbine di emozioni “ Sono vicino alla ragazza dei miei sogni ma che situazione adesso certo non posso chiederle di uscire….Dacci un taglio con questo atteggiamento da tredicenne alla prima cotta!’ si rimproverò Mario impadronendosi di nuovo del suo autocontrollo. ‘In fin dei conti poteva anche andarmi peggio, pensò poi, visto che era un ragazzo naturalmente predisposto a vedere il bicchiere mezzo pieno ‘dopotutto da che mondo è mondo fanciulla in difficoltà più eroe dell’ultimo minuto sono un’ottima combinazione.’ Sorrise all’idea, contento però che il buio impedisse a Chiara di vederlo, non ci avrebbe mica fatto una bella figura se lei l’avesse visto sghignazzare senza ragione e per di più in una situazione disperata.
La ragazza intanto continuava a camminare lungo il sentiero che tra un po’ avrebbe conosciuto a memoria. Col cuore in gola per l’ansia più che per lo sforzo fisico, una sensazione irrazionale, però così reale, che la sua meta si stesse facendo più lontana ad ogni passo e mille pensieri in testa, uno meno allegro dell’altro. Esattamente come Mario pochissimi minuti prima, ma per ragioni completamente diverse, anche lei si impose di darsi una calmata, agitarsi così non l’avrebbe aiutata e poi non voleva fare la figura dell’isterica con quello sconosciuto tanto gentile. Non avrebbe saputo spiegare perché dovesse importarle del giudizio di un estraneo, ma prima di riuscire a trovare una motivazione si rese conto di essere finalmente arrivata.
-Ci siamo- disse, Mario annuì soltanto ma Chiara non lo vide, il fascio di luce della torcia dello sconosciuto illuminava la corda che aveva gettato ad Alberto poco prima, lei l’afferrò quasi con ferocia e cominciò a tirarla su. Dovette tirare per un po’ prima di ritrovarsi in mano l’altro capo tutto sfrangiato. Cominciò ad accarezzarlo con le dita come se fosse stato un peluche, con una fitta gelida di paura all’altezza dello stomaco, ma Alberto le aveva mandato un sms, giusto? Quindi stava bene…Giusto?
Mario intanto aveva alzato la torcia in modo da poterle illuminare il viso, sentì il bisogno di agire e non soltanto per fare bella figura, non gli piaceva vederla così.
-Dammi la corda- le disse allora, più perentorio di quanto avrebbe voluto, in fondo non era sicuro neppure lui di quello che stava per fare. Chiara gliela passò, ma contemporaneamente chiese –Che vuoi fare?-
-Tu prendi la torcia e fammi luce- cominciò Mario –io scendo a cercare il tuo amico-
-Cosa?- chiese Chiara con una evidente nota di isteria nella voce, ma proprio tutti a lei dovevano capitare questi maschi col complesso di Rambo?
-Allora non hai capito quello che…-
-Ssshhh!- Mario la interruppe prendendole una mano. Chiara avvertì un brivido, ma non era dovuto al tocco del ragazzo. Si girò di scatto verso un punto tra i cespugli che la torcia di Mario già stava illuminando, non si vedeva niente al di fuori dell’ordinario, ma non c’erano dubbi, qualcosa lì in mezzo si stava muovendo. I due si guardano in faccia e Mario scorge un velo di terrore negli occhi di Chiara, -Chi è la?

Ma dell’ ombra nessuna traccia sembra “Forse è meglio non lasciarla sola”

- Senti forse è meglio che aspetti con te, altrimenti rischi l’ infarto!!!!

Dice scherzando, ma Chiara si arrabbia me dice

–Io so cavarmela, piuttosto non scendere che non ti vedo molto pratico, e non farti scudo di me se tu hai paura!

Risponde perentoria. Ma subito se ne pente , in verità non sarebbe mai voluta rimanere sola; “ma questo chi si crede di essere!”

A sentire questa risposta Mario capisce di che pasta è fatta la ragazza dalla figura esile che alberga da tempo nei suoi pensieri!

- Va bene non ti scaldare volevo solo allentare la tensione….

Ma non fa in tempo a finire di dire ciò che l’ ombra ritorna e questa volta Chiara non si fa scrupoli e in preda al panico in un attimo si trova abbracciata a Mario, che senza capire , i due si guardano e nell’ imbarazzo più totale Chiara si ritrae e dice – Forse è maglio che aspetti quà… Altrimenti ti puoi far male! Mario comprendendo la situazione lascia correre la mancanza di fiducia e si bea nel ricordo del soffice abbraccio rubato alla sua bella –Forse è meglio ,dice laconico. Nel frattempo i due guardiani arrivarono al posto di blocco e li….- Guard’ Peppì nu guardie, iammolo a chiammà
Capo capo gridò Andrea
Alt disse il poliziotto, di qui non si passa
- chest’ ho sapim disse peppino, c’stan dui tiz’ sprdut, vnit’ cu nui
- non è possibile rispose il poliziotto
- fermatevi un attimo è raccontatemi
i due spiegarono al poliziotto l’accaduto in maniera più o meno chiara, ma questo al poliziotto bastò a capire che si trattava dei due ragazzi di poco prima, riprese la radio e conttattò i suoi colleghi sul luogo della frana, chi rispose disse:
- lo sapevo, non bastava la frana, ci volevano pure gli “indiana jons” ma so stì pazzi?
- qui qualcuno è arrivato, cerco di organizzare una squadra e vediamo di pescare queste “giovani marmotte”
- ok passo e chiudo, allora sta partendo una squadra dalla zona della frana arriverà qui, voi sapete dove è caduto questo tizzio? Chiese il poliziotto a i guardiani.
No risposero in coro i due
- ma come, si ma ci stà o ingegnere, ca guagliona disse peppino
- va bè aspettimo che arrivi la squadra e vedremo sul da farsi.
Nel frattempo Albetro si addentrava sempre di più nella caverna, illuminata dalla debole luce della torcia elettrica, una goccia d’acqua gli cadde esattamente nel collo della giacca, e Alberto pensò è che ca… è proprio la tua giornata, è gelida, dove andrà a finire stà benedetta caverna. Ad un certo punto voltò l’angolo è trovo la strada chiusa da un muro. Non è possibile un vicolo cieco così ed infatti alzo la testa ed ecco sparire il raggio di luce della torcia in un pozzo che…...

sabato, aprile 08, 2006

ciao a tutti


Allora ragazzi che fine avete fatto?
nessuno ha più voglia di sapere che deve capitare ai nostri EROI? in attesa di svolte ho voglia di pubblicareuno dei disegni pervenuti per il concorso questo si riferisce ad elena:
Volevo dire a tutti COGLIONI ma nel senso buono!!!!!!