giovedì, marzo 23, 2006

la storia continua!


volevo lanciare un concorso , un Volto per Chiara che ne dite di mandarmi disegni o foto di persone che secondo voi possono impersonificare i personaggi poi insieme li scegliamo ! adesso vi sottopongo una nuova proposta per Chiara!




Ripresosi dall’ emozione prende la torcia e cerca di capire dove si trova, con sommo stupore si accorge che era davanti ad una caverna di cui non sapeva proprio dell’ esistenza, indeciso sul da farsi sente un trillo, il cellulare miracolosamente salvo anch’esso si faceva sentire e senza vedere chi fosse risponde ma dall’ altra parte arriva una voce flautata lontana anni luce da ciò che gli stava capitando:

- Ciao piccolino mi sarebbe piaciuto tanto stare con te sta sera, ma tu fai sempre il bricconcell…

- Elena! interrompe Alberto

- Ti assicuro che non è proprio il momento sono in una situazione terribile! Aiuto sono cadut….

La fortuna di Alberto sembra finita: il cellulare si spegne inesorabilmente “BATTERIA SCARICA “ adesso ad Alberto non resta che scegliere: aspettare oppure provare a capire se la caverna sbuca da qualche parte. Non ebbe esitazioni e decise di avventurarsi alla scoperta della caverna misteriosa. "Prima di incamminarmi però devo cercare di mandare un sms a Chiara per dirle che la fune ha ceduto e per assicurarla che nonostante tutto sto bene", questo pensa Alberto. Si tratta di aspettare qualche minuto e sperare in quel poco di carica residua che a volte il fato regala nei momenti di maggiore necessità prima che il cellulare lo abbandoni del tutto. Alberto approfitta per raccogliere i suoi pensieri, cerca di ripercorrere le vicende degli ultimi giorni, le stranezze di Luca, i suoi atteggiamenti così imprevedibili e così lontani dal suo naturale modo di fare.... Dopo una decina di minuti prova a riaccendere il cellulare che per fortuna sembra mostrare qualche ultimo segno di vita compone veloce un messaggio: -LA FUNE SI E' SPEZZATA.STO BENE. HO TROVATO UNA CAVERNA, NON TI PREOCCUPARE.- Giusto il tempo di trovare il numero di Chiara in rubrica e di mandarle il sms, perchè poi il cellulare si spegne e questa volta definitivamente.

Capitolo Quattro

Chiara era in cammino già da un pò, quando ai rumori della notte si aggiunge il trillo squillante del suo cellulare, sms in arrivo,lo legge e di colpo si asciuga le lacrime e la sua testa si riempie di rabbia mista a preoccupazione."Prima Luca, ora anche Alberto decide di fare di testa sua e di non aspettare...mentre io sto qui a preoccuparmi per loro.Mi sono stancata, basta piangere, altrimenti crederanno sempre tutti che sono una lamentosa sentimentale...". In lontananza scorge una luce, finalmente ha trovato qualcuno: mano mano che si avvicina la figura sembra essere il ragazzo che aveva incontrato poco prima con Alberto e con lui ci sono altre due persone. Chiara si avvicina sempre più, la sua intenzione è di chiedere aiuto e cercare di rimettersi suoi passi di Alberto. Allora si avvicina alle tre figure e con ampi gesti si fa notare da questi che nel buio non si erano accorti di lei

-Scusate ho bisogno di aiuto, i miei amici loro… si sono in pericolo…

-Signorì calmatevi accussì nun s’ capisc’ nient! che è successo?

dice uno dei custodi del deposto

-Si ha ragione ma sono così agitata, sono venuta quì insieme ad un amico a cercare un altro nostro amico che suppongo sia rimasto bloccato dalla frana ma al buio lui è caduto ….

- Signurì nun s’ capisce propro nient!

Allora Mario prende la parola:

- Peppino cerca di capire ,la signorina è sconvolta, allora tu e Andrea andate ad avvisare i soccorsi io e lei andiamo al posto esatto in cui è caduta questa persona così da segnalarlo ai soccorritori!

- ingignè facimm subbit . Andrè facimm ambress..

E così dicendo si allontanano,

- Ce la fai a portarmi nel posto esatto?

-certo che ce la faccio! Così si avviano al posto in cui Alberto è caduto. Lo stato d’ animo di Mario è un turbine di emozioni “ Sono vicino alla ragazza dei miei sogni ma che situazione adesso certo non posso chiederle di uscire…..”

giovedì, marzo 16, 2006

Uè Uè ma non vogliamo più continuare?

Allora chiedao scusa ad Emiliano perchè ho messo un pò le mani sul suo pezzo solo una piccola aggiunta per dare un pò di pepe e poi credo di avere un pò dilagato ma voi non scrivete!!!!!
Apresto speriamo vi piaccia la piega presa!

Capitolo3

”Ah però, Mario oggi abbiamo fatto un passo avanti, ma che dico mi voglio illudere….
No vedremo domani sull’autobus, ora vediamo questi disegni, di chi sono?
Ah quel montato dell’architetto, non poteva spedirli al cantiere, me li doveva lasciare dal portiere, che pretende che lo chiami nella notte, mo me li guardo ma se ne parla domani, chi sa cosa si è inventato questa volta per la Monica II? Un po’ pensando alla dolce sconosciuta dell’autobus, un po’ maledicendo l’architetto Bertolini , Mario muove veloce il mouse ed il nuovo progetto della carena del Monica II inizia a prendere forma sul suo laptop. Non fosse stata per la passione per le barche, Mario non avrebbe mai conosciuto il Sud. Fino al giorno prima della partenza da Ravenna per Castellammare per ricoprire l’incarico di aiuto-progettista ai cantieri navali, i suoi genitori tentarono di convincerlo in ogni modo che la sua era una scelta sbagliata, inconcepibile, un vicolo cieco. Il loro punto di vista era dettato non solo da un profondo razzismo, tanto bieco quanto assurdo – di famiglia facevano Esposito di cognome, ma l’albero genealogico era ignoto o quanto meno reso tale -. E’ che per Mario in realtà avevano progettato un futuro radioso: il degno successore per l’impresa delle farmacie Esposito, commesse in tutta l’Emilia-Romagna, un avvenire solido ed imperturbabile, altro che perdere il tempo a progettare barche. Eppure proprio le barche lo avevano salvato. Partito per Castellammare, ormai tre anni or sono, le farmacie avevano subito un brutto colpo: uno scandalo di medicinali avariati arrivato chissà come all’orecchio del giornale locale, ed erano state costrette a chiudere una dopo l’altra. I suoi genitori avevano salvato giusto l’indispensabile per non dover rinunciare anche ai fine-settimana sulla neve a Madonna di Campiglio , ma per lui non ci sarebbe stato nessun avvenire radioso, affatto. Invece la sua grande fantasia progettistica e la pura passione per il mare e le barche, ereditata forse proprio dall’ignoto avo del regno delle due Sicilie, lo stavano riempiendo di soddisfazioni ed ultimamente anche di quattrini. Per non parlare della camera con vista sul golfo di Napoli, arredata a puntino dalla signora Laudiero, la sua affittuaria, che la domenica gli cucinava anche un ragù che, come dicevano da quelle parti, “si sciugleva ‘mmocca”. L’unico suo cruccio era il tempo libero: sempre pochissimo e quando c’era riempito solo e soltanto dalle partite di calcio della Virtus Positano, di cui era portiere nonché capitano.A mezzanotte, dopo la centesima maledizione dedicata all’architetto, Mario decide che può bastare. Spegne il computer, va in bagno ed accende la radio, in tempo per l’ultimo notiziario della sera. E’ intento a dare un ultimo colpo di rasoio – una sua mania assurda quella di radersi di sera – che il sangue gli si gela nelle vene: la radio sta comunicando….“… una frana al costone di Montepertuso… un ragazzo forse imprigionato… i soccorsi fanno il possibile…. la situazione è critica….” “Caspita i cantieri sono proprio la sotto speriamo che non sia capitato niente! Devo chiamare ai cantieri!” allora Mario corre al telefono e chiama al cantiere…. Squilla ma nessuno risponde allora monta la preoccupazione e mezzo rasato si riveste, “devo assolutamente arrivare al cantiere” pensa esce di casa e prende la vespetta che come al solito fa le bizze ma alla fine và, allora Mario si dirige verso i cantieri a rotta di collo. Non senza difficoltà arriva al luogo del fattaccio e un poliziotto lo blocca, e gli fa chiaramente capire che la strada è interrotta e non si può continuare.

-Senta io lavoro ai cantieri devo andare a controllare , sono il riposabile del cantiere devo sapere se gli operai stanno tutti bene e se la barc….

-Senta Lei può essere anche il figlio del presidente della repubblica ma da qui non si passa chiaro?

Dice perentorio il poliziotto che continua a fargli segno di tornare indietro. Allora Mario sconfitto e preoccupato reindossa il casco e si avvia per la stradina di riserva, infatti a volte quando può invece di fare la solita strada inbocca una antica mulattiera che sbuca esattamente dietro i cantieri. Arriva all’ ibocco della stradina e decide che in quelle condizioni di luce non era il caso di andarci su due ruote, allora parcheggia la vespa in un angolo nascosto e si avvia. Comincia ascendere e all’ altezza della caverna riesce a scorgere la strada e tutta la massa dei soccorritori che stanno a decidere sul da farsi e mentre osserva questa cosa si accorge di altre due ombre che al suo sopraggiungere si sono nascosti.

-Chi è la! , dice ma nessuno risponde allora decide di indirizzare la torcia verso la ombre
Chi sei tu ? allora una della due ombre risponde puntando contro Mario a sua volta la torcia
- Ma aspetta dove ti ho visto?, ti conosco disse Chiara, aspetta….
- E Mario prendiamo l’autobus insieme,di solito
- Giusto esclamò Chiara, il cellulare!
- Che ci fate da queste parti e a quest’ora, avete sentito cosa è successo?
- Un nostro amico era diretto alla caverna
- Ho sentito alla radio del ragazzo disperso
- E tu? chiese Alberto
- Sono il responsabile dei cantieri navali che sono qui giù, ho sentito della frana alla radio e sono corso a controllare, ma la polizia non mi ha fato passare e quindi ho deciso di scendere da qui
- Se volete vi do una mano a cercare il vostro amico, hai cantieri possiamo prendere delle attrezzature.
- Grazie, ma dovevamo andare in grotta quindi siamo ben attrezzati, tu vai pure a controllare i cantieri disse Alberto, in effetti non sappiamo neanche se ci farannono avvicinare alla frana.
- Alberto, Alberto guarda, disse Chiara arrivano i vigili del fuoco
- Ragazzi allora scappo, disse Mario, corro ai cantieri chi sa cosa è successo!!
- In bocca al lupo per il vostro amico
Mario continuò la sua marcia notturna verso i cantieri, con una tempesta di pensieri intesta.
Mario forse dovevi restare a dare una mano, ma i cantieri, ci penseranno i vigili,e poi tu che potevi fare, va beh, arriviamo giù se tutto è a posto risalendo vediamo la situazione come si è evoluta.Mio dio i cantieri, c’è mancato poco che fortuna, ma i ragazzi?
- Peppiiiiinoooo, Andreeeeeaaaaaa ragazziiiii

- Ingignè, ma che ci fate qui a quest’ora? – rispondono due voci all’unisono
- Ho sentito alla radio della frana a Montepertuso e sono venuto a vedere se era successo qualcosa qui –

risponde Mario col fiatone dopo aver marciato a passo di carica lungo il sentiero ripido e scosceso.
- Qui è tutto a posto; in realtà la frana è venuta giù parecchio distante da quì, fosse giorno vi farei vedere dov’è. Comunque dovevate sapere che quì a Montepertuso non c’abbiamo quasi più nulla, ormai il grosso è trasferito ai cantieri nuovi a Massa, non so neanche perché ci fanno ancora fare le guardie notturne qui!.-

Andrea, in silenzio fino a quel momento, asserisce a Peppino, che nel frattempo, loquace come suo solito, sta riferendo ogni dettaglio della frana così come lui stesso l’ha sentita poche ore prima. Mario freme ma non può che stare a sentire: ne ha troppo rispetto per poterlo zittire, inoltre ogni dettaglio può essere importante se intende soccorrere i due ragazzi su ed il loro amico disperso. E poi il fiatone ancora non è passato per tutto, “da domani smetto di fumare” si dice perentorio mentre alterna un colpi di tosse e brividi di freddo.
Il racconto di Peppino è precisissimo, le sue orecchie, allenate da tanti anni di guardia notturna in un posto solitario ed impervio come quello, valgono ormai più di tutti e quattro gli altri suoi sensi messi insieme: distinguono il frinire di un grillo a distanza di decine e decine di metri, figuriamoci una frana. E a sentir lui la situazione non è delle più chiare, a lui sembra di avere sentito un esplosione prima della frana ma non ne era sicurissimo. Le orecchie di Chiara ed Alberto invece sono troppo distanti per poter ascoltare anch’esse il racconto di Peppino; i due amici non sanno nulla del luogo della frana, conoscono poco la zona – Alberto si era già molto sorpreso di essere riuscito ad imbroccare la mulattiera che oltrepassa la statale in modo tale da poter aggirare il blocco della polizia – ed infatti ora avanzano alla luce della torcia con enorme difficoltà. Pochi minuti dopo essersi finalmente orientati un po’, grazie alla luna magicamente apparsa in mezzo ad una coltre plumbea, ed aver così aumentato il passo verso la meta, accade però l’imprevedibile: Alberto scivola e reggendosi ad un ramo chiama Chiara ma la torcia che teneva Alberto cade giù a al buio Chiara si sente persa:

- Aiuto!!!! Chiara, cerca di tornare ai soccorsi non andare avanti è pericoloso!

- Alberto ,dove sei? Non ti vedo, cosa succede!?

- Sono caduto ma sono e non riesco a tirarmi su purtoppo mi è caduta la torcia ma non si è rotta è un po’ più giù vedo il fascio luminoso ma non credo di poterci arrivare! Adesso vai cerca di chiamare qualcuno!

- No, come faccio a lasciarti… così….

Allora Chiara prende una cima dallo zaino e cerca di legarla ad un masso solido poi la tira ad Alberto e gli dice:

- tieni la fune è assicurata ad un masso io torno a chiamare qualcuno, Non cadere sa se ci provi ti ammazzo!

E con la voce rotta dal pianto si allontana e con sempre maggiori difficoltà cerca la strada al chiarore di una clemente luminosissima luna. Intanto Alberto cerca di assicurarsi alla cima che gli ha tirato Chiara ma appena lascia la presa dal ramo questo cede e comincia a ruzzolare giù ma la caduta non dura molto, infatti Alberto si appoggia ad un grosso masso che fortunatamente non è appuntito ed è anche ricco di vegetazione il che che attutisce la caduta. Appena fatto l’ inventario delle ossa si accorge che miracolosamente era salvo! e a quanto pare non c’è niente di rotto. Il primo atto istintivo è stato di guardare giù e la vista gli ha mozzato il fiato : solo 20 metri più giù e….dal buio spuntavano delle affilatissime rocce che sicuramente non sarebbero state così clementi con lui. Doveva essere proprio la serata fortunata di Alberto perché cadendo la torcia si era impigliata alla fune e ancora una volta non si era rotta!

- i sessanta euro meglio spesi della mia vita! Esclama.

Ripresosi dall’ emozione prende la torcia e cerca di capire dove si trova, con sommo stupore si accorge che era davanti ad una caverna di cui non sapeva proprio dell’ esistenza, indeciso sul da farsi sente un trillo, il cellulare miracolosamente salvo anch’esso si faceva sentire e senza vedere chi fosse risponde ma dall’ altra parte arriva una voce flautata lontana anni luce da ciò che gli stava capitando:

- Ciao piccolino mi sarebbe piaciuto tanto stare con te sta sera, ma tu fai sempre il bricconcell…

- Elena! interrompe Alberto

- Ti assicuro che non è proprio il momento sono in una situazione terribile! Aiuto sono cadut….

La fortuna di Alberto sembra finita: il cellulare si spegne inesorabilmente “BATTERIA SCARICA “ adesso ad Alberto non resta che scegliere aspettare oppure provare a capire se la caverna sbuca da qualche parte …. Non ebbe esitazioni e decise di

martedì, marzo 07, 2006

Emiliano ha perfettamente ragione!


Caro Emiliano hai ragione, ma allora mi sorge un dubbio!
Perchè Chiara e Mario si incontrano in autobus se uno lavora a Castellammare e vive (forse) a Sorrento e l' altra abita a Castellammare e lavora a Sorrento?
Magari i cantieri li spostiamo che ne pensate è più funzionale alla storia altrimenti come al solito a voi l' ultima parola! Via ai suggerimenti.
Ma sto MARIO UN POCHINO DI PALLE LE VUOLE CACCIARE E CHE CAZZ!

Capitolo3
”Ah però, Mario oggi abbiamo fatto un passo avanti, ma che dico mi voglio illudere….
No vedremo domani sull’autobus, ora vediamo questi disegni, di chi sono?
Ah quel montato dell’architetto, non poteva spedirli al cantiere, me li doveva lasciare dal portiere, che pretende che lo chiami nella notte, mo me li guardo ma se ne parla domani, chi sa cosa si è inventato questa volta per la Monica II? Un po’ pensando alla dolce sconosciuta dell’autobus, un po’ maledicendo l’architetto Bertolini , Mario muove veloce il mouse ed il nuovo progetto della carena del Monica II inizia a prendere forma sul suo laptop. Non fosse stata per la passione per le barche, Mario non avrebbe mai conosciuto il Sud. Fino al giorno prima della partenza da Ravenna per Castellammare per ricoprire l’incarico di aiuto-progettista ai cantieri navali, i suoi genitori tentarono di convincerlo in ogni modo che la sua era una scelta sbagliata, inconcepibile, un vicolo cieco. Il loro punto di vista era dettato non solo da un profondo razzismo, tanto bieco quanto assurdo – di famiglia facevano Esposito di cognome, ma l’albero genealogico era ignoto o quanto meno reso tale -. E’ che per Mario in realtà avevano progettato un futuro radioso: il degno successore per l’impresa delle farmacie Esposito, commesse in tutta l’Emilia-Romagna, un avvenire solido ed imperturbabile, altro che perdere il tempo a progettare barche. Eppure proprio le barche lo avevano salvato. Partito per Castellammare, ormai tre anni or sono, le farmacie avevano subito un brutto colpo: uno scandalo di medicinali avariati arrivato chissà come all’orecchio del giornale locale, ed erano state costrette a chiudere una dopo l’altra. I suoi genitori avevano salvato giusto l’indispensabile per non dover rinunciare anche ai fine-settimana sulla neve a Madonna di Campiglio , ma per lui non ci sarebbe stato nessun avvenire radioso, affatto. Invece la sua grande fantasia progettistica e la pura passione per il mare e le barche, ereditata forse proprio dall’ignoto avo del regno delle due Sicilie, lo stavano riempiendo di soddisfazioni ed ultimamente anche di quattrini. Per non parlare della camera con vista sul golfo di Napoli, arredata a puntino dalla signora Laudiero, la sua affittuaria, che la domenica gli cucinava anche un ragù che, come dicevano da quelle parti, “si sciugleva ‘mmocca”. L’unico suo cruccio era il tempo libero: sempre pochissimo e quando c’era riempito solo e soltanto dalle partite di calcio della Virtus Positano, di cui era portiere nonché capitano.A mezzanotte, dopo la centesima maledizione dedicata all’architetto, Mario decide che può bastare. Spegne il computer, va in bagno ed accende la radio, in tempo per l’ultimo notiziario della sera. E’ intento a dare un ultimo colpo di rasoio – una sua mania assurda quella di radersi di sera – che il sangue gli si gela nelle vene: la radio sta comunicando….“… una frana al costone di Montepertuso… un ragazzo forse imprigionato… i soccorsi fanno il possibile…. la situazione è critica….” “Caspita i cantieri sono proprio la sotto speriamo che non sia capitato niente! Devo chiamare ai cantieri!” allora Mario corre al telefono e chiama al cantiere…. Squilla ma nessuno risponde allora monta la preoccupazione e mezzo rasato si riveste, “devo assolutamente arrivare al cantiere” pensa esce di casa e prende la vespetta che come al solito fa le bizze ma alla fine và, allora Mario si dirige verso i cantieri a rotta di collo. Non senza difficoltà arriva al luogo del fattaccio e un poliziotto lo blocca, e gli fa chiaramente capire che la strada è interrotta e non si può continuare.

-Senta io lavoro ai cantieri devo andare a controllare , sono il riposabile del cantiere devo sapere se gli operai stanno tutti bene e se la barc….

-Senta Lei può essere anche il figlio del presidente della repubblica ma da qui non si passa chiaro?

Dice perentorio il poliziotto che continua a fargli segno di tornare indietro. Allora Mario sconfitto e preoccupato reindossa il casco e si avvia per la stradina di riserva, infatti a volte quando può invece di fare la solita strada inbocca una antica mulattiera che sbuca esattamente dietro i cantieri. Arriva all’ ibocco della stradina e decide che in quelle condizioni di luce non era il caso di andarci su due ruote, allora parcheggia la vespa in un angolo nascosto e si avvia. Comincia ascendere e all’ altezza della caverna riesce a scorgere la strada e tutta la massa dei soccorritori che stanno a decidere sul da farsi e mentre osserva questa cosa si accorge di altre due ombre che al suo sopraggiungere si sono nascosti.

-Chi è la! , dice ma nessuno risponde allora decide di indirizzare la torcia verso la ombre
Chi sei tu ? allora una della due ombre risponde puntando contro Mario a sua volta la torcia
- Ma aspetta dove ti ho visto?, ti conosco disse Chiara, aspetta….
- E Mario prendiamo l’autobus insieme,di solito
- Giusto esclamò hiara, il cellulare!
- Che ci fate da queste parti e a quest’ora, avete sentito cosa è successo?
- Un nostro amico era diretto alla caverna
- Ho sentito alla radio del ragazzo disperso
- E tu? chiese Alberto
- Sono il responsabile dei cantieri navali che sono qui giù, ho sentito della frana alla radio e sono corso a controllare, ma la polizia non mi ha fato passare e quindi ho deciso di scendere da qui
- Se volete vi do una mano a cercare il vostro amico, hai cantieri possiamo prendere delle attrezzature.
- Grazie, ma dovevamo andare in grotta quindi siamo ben attrezzati, tu vai pure a controllare i cantieri disse Alberto, in effetti non sappiamo neanche se ci farannono avvicinare alla frana.
- Alberto, Alberto guarda, disse Chiara arrivano i vigili del fuoco
- Ragazzi allora scappo, disse Mario, corro ai cantieri chi sa cosa è successo!!
- In bocca al lupo per il vostro amico
Mario continuò la sua marcia notturna verso i cantieri, con una tempesta di pensieri intesta.
Mario forse dovevi restare dargli una mano, ma i cantieri, ci penseranno i vigili, tu che potevi fare, va bè, arriviamo giù se tutto a posto risalendo vediamo la situazione come si è evoluta.
Mio dio i cantieri, c’è mancato poco che fortuna, ma i ragazzi?
- Peppiiiiinoooo, Andreeeeeaaaaaa ragazziiiii……. …..

sabato, marzo 04, 2006

Allora ricominciamo!!!

So di essermi fatto aspettare ma alla fine ho pubblicato il continuo della toria allora buona lettura!!!!!!
P. S. complimenti ad Emiliano grande per i tuoi esami!!1
- Perché no? E come si fa? Dobbiamo andare a Montepertuso!
- L’accesso è tassativamente vietato, Montepertuso è isolata, è franato fin giù alla strada un pezzo intero del costone appena sopra la casa forestale, sa quella nei pressi della caverna…
Il poliziotto non arriva a finire la sua spiegazione che Chiara si getta su Alberto e stringendolo forte gli dice: Alberto NO, Luca!! cosa gli sarà successo? Starà bene?, proviamo a chiamarlo sul cellulare; ora provo disse Alberto, ma qui il mio non prende il tuo? Neanche disse lei, accidenti, aspetta Chiara proviamo a chiedere.
- Agente mi scusi…
- Mi dica rispose l’agente
- Un nostro amico era diretto alla caverna, ha notizie di qualcuno?
- No guardi, in questo momento non ho notizie da darle, ho solo ricevuto l’ordine di non far passare nessuno, se vuole possiamo chiedere a chi è sul posto via radio
- O si grazie, vede qui non ho campo con il telefonino
- Non si preoccupi, Alfa 1 a bravo 2 mi senti c’è qualcuno in ascolto?
- Antò non è il momento che succede? Disse il collega via radio
- Ci sino due ragazzi che dicono che un loro amico era diretto alla caverna
- U mamma mia e chi è stù pazz’ a quest’ora?
Guarda non so niente, qui è caduto il costone, alla caverna non riusciamo ad arrivare, bisognerà aspettare i mezzi di soccorso, pompieri e protezione civile
- Toc-toc bussa al finestrini l’agente. Alberto era tornato in auto per rassicurare Chiara
- Ragazzi, ho contattato i colleghi sul posto, non sanno niente del vostro amico, perché non riescono a raggiungere la caverna, si aspettano i mezzi di soccorso.
- Agente per favore ci faccia passare vorremmo andare sul posto siamo ben attrezzati
- Mi dispiace non posso far passare nessuno è pericoloso, se volete potrete chiamare il 113 per avere informazioni e lasciare i vostri dati per tenervi informati
- Il solito pazzo disse Chiara riferendosi a Luca
- E si sempre troppo impulsivo, agisce sempre senza riflettere
Chiara tra se e se pensò, in effetti sono come l’olio e l’acqua e pure cosi amici, ba sarà per questo che….
- Mi dispiace ora dovete tornare indietro qui siete un intralcio disse il poliziotto
Alberto fece manovra e si diresse verso Castellammare.




Capitolo3
”Ah però, Mario oggi abbiamo fatto un passo avanti, ma che dico mi voglio illudere….
No vedremo domani sull’autobus, ora vediamo questi disegni, di chi sono?
Ah quel montato dell’architetto, non poteva spedirli al cantiere, me li doveva lasciare dal portiere, che pretende che lo chiami nella notte, mo me li guardo ma se ne parla domani, chi sa cosa si è inventato questa volta per la Monica II? Un po’ pensando alla dolce sconosciuta dell’autobus, un po’ maledicendo l’architetto Bertolini , Mario muove veloce il mouse ed il nuovo progetto della carena del Monica II inizia a prendere forma sul suo laptop. Non fosse stata per la passione per le barche, Mario non avrebbe mai conosciuto il Sud. Fino al giorno prima della partenza da Ravenna per Castellammare per ricoprire l’incarico di aiuto-progettista ai cantieri navali, i suoi genitori tentarono di convincerlo in ogni modo che la sua era una scelta sbagliata, inconcepibile, un vicolo cieco. Il loro punto di vista era dettato non solo da un profondo razzismo, tanto bieco quanto assurdo – di famiglia facevano Esposito di cognome, ma l’albero genealogico era ignoto o quanto meno reso tale -. E’ che per Mario in realtà avevano progettato un futuro radioso: il degno successore per l’impresa delle farmacie Esposito, commesse in tutta l’Emilia-Romagna, un avvenire solido ed imperturbabile, altro che perdere il tempo a progettare barche. Eppure proprio le barche lo avevano salvato. Partito per Castellammare, ormai tre anni or sono, le farmacie avevano subito un brutto colpo: uno scandalo di medicinali avariati arrivato chissà come all’orecchio del giornale locale, ed erano state costrette a chiudere una dopo l’altra. I suoi genitori avevano salvato giusto l’indispensabile per non dover rinunciare anche ai fine-settimana sulla neve a Madonna di Campiglio , ma per lui non ci sarebbe stato nessun avvenire radioso, affatto. Invece la sua grande fantasia progettistica e la pura passione per il mare e le barche, ereditata forse proprio dall’ignoto avo del regno delle due Sicilie, lo stavano riempiendo di soddisfazioni ed ultimamente anche di quattrini. Per non parlare della camera con vista sul golfo di Napoli, arredata a puntino dalla signora Laudiero, la sua affittuaria, che la domenica gli cucinava anche un ragù che, come dicevano da quelle parti, “si sciugleva ‘mmocca”. L’unico suo cruccio era il tempo libero: sempre pochissimo e quando c’era riempito solo e soltanto dalle partite di calcio della Virtus Positano, di cui era portiere nonché capitano.A mezzanotte, dopo la centesima maledizione dedicata all’architetto, Mario decide che può bastare. Spegne il computer, va in bagno ed accende la radio, in tempo per l’ultimo notiziario della sera. E’ intento a dare un ultimo colpo di rasoio – una sua mania assurda quella di radersi di sera – che il sangue gli si gela nelle vene: la radio sta comunicando….“… una frana al costone di Montepertuso… un ragazzo forse imprigionato… i soccorsi fanno il possibile…. la situazione è critica….” “Caspita i cantieri sono proprio la sotto speriamo che non sia capitato niente! Devo chiamare ai cantieri!” allora Mario corre al telefono e chiama al cantiere…. Squilla ma nessuno risponde allora monta la preoccupazione e mezzo rasato si riveste, “devo assolutamente arrivare al cantiere” pensa esce di casa e prende la vespetta che come al solito fa le bizze ma alla fine và, allora Mario si dirige verso i cantieri a rotta di collo. Non senza difficoltà arriva al luogo del fattaccio e un poliziotto lo blocca, e gli fa chiaramente capire che la strada è interrotta e non si può continuare.

-Senta io lavoro ai cantieri devo andare a controllare , sono il riposabile del cantiere devo sapere se gli operai stanno tutti bene e se la barc….

-Senta Lei può essere anche il figlio del presidente della repubblica ma da qui non si passa chiaro?

Dice perentorio il poliziotto che continua a fargli segno di tornare indietro. Allora Mario sconfitto e preoccupato reindossa il casco e si avvia per la stradina di riserva, infatti a volte quando può invece di fare la solita strada inbocca una antica mulattiera che sbuca esattamente dietro i cantieri. Arriva all’ ibocco della stradina e decide che in quelle condizioni di luce non era il caso di andarci su due ruote, allora parcheggia la vespa in un angolo nascosto e si avvia. Comincia ascendere e all’ altezza della caverna riesce a scorgere la strada e tutta la massa dei soccorritori che stanno a decidere sul da farsi e mentre osserva questa cosa si accorge di altre due ombre che al suo sopraggiungere si sono nascosti.

- Chi è la! , dice ma nessuno riponde allora decide di indirizzare la torcia verso la ombre

- Chi sei tu ? allora una della due ombre risponde…..