domenica, dicembre 31, 2006

SEMPLICEMENTE!

BUON ANNO!!!!!!!

mercoledì, dicembre 27, 2006

EWWIVA

Carissimi blogaffezzionati Babbo Natale nella sua infinita bontà ci ha portato un nuovo pezzo di storia in dono!
Un poco esotico e con molti spunti!
forzaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa




Intanto, nella sua casa messa a soqquadro, Luca riordinava le idee.”Alla fine hanno portato via solo il case del computer, dove io non ho granché d’importante. Avrebbero dovuto immaginare che i dati più importanti sulla Abra&co. sono sul pen-drive che ho sempre con me. Quindi è solo un avvertimento questo sfascio che mi hanno procurato in casa. Ma non bastava quello di Formia? Oppure sono ladri comuni quelli che sono entrati in casa: hanno preso quel che c’è di maggior valore, il PC, ed hanno messo tutto a soqquadro nel tentativo di trovare qualcos’altro di loro interesse. No, non è possibile, il mio schermo al plasma vale molto di più del case del computer, eppure è ancora lì”. E focalizzando meglio lo schermo poggiato sbilenco sulla scrivania, curiosamente semicoperto dal suo accappatoio e dalla sciarpa di tweed regalatagli dalla madre per il Natale di qualche anno fa, vide Chiara seduta lì affianco che piangeva sommessa con la testa tra le mani. Vide anche Alberto lì vicino che la consolava accarezzandole meccanicamente i capelli e le parlava piano. Si avvicinò per consolare anch’egli Chiara, ma in realtà rimase in piedi in silenzio dinanzi ai due. L’unica voce nella stanza, a parte quelle di sottofondo dei carabinieri ora a setacciare il bagno, era quella di Alberto.- Non fare così Chiara, è tutto a posto. Sono sicuro che anche Luca è d’accordo con me. L’unica cosa da fare è prendersi una vacanza tutti e tre e lasciar perdere una volta per tutte questa maledetta storia di Montepertuso. Tu eri già fermamente d’accordo a non interessarci più di questa faccenda. A Luca lo facesti anche giurare. Oggi, alla vista di questo sfacelo, hai avuto uno scatto d’ira che ti ha fatto cambiare opinione tutto d’un tratto, ma sono sicuro che, quando ti sarai calmata del tutto, sarai ancora dell’opinione di mollare tutto. -Dopo un minuto di silenzio, con Luca immobile in piedi di nuovo perso nei suoi pensieri e Chiara ancora a singhiozzare, Albero continuò:- Io ho una proposta. Oggi è il 3 Luglio, tra 7 giorni sarei dovuto partire per Patmos con Elena: 15 giorni lontano da tutto e da tutti. Luca lo sa bene perché mi prese lui i biglietti. Tuttavia ultimamente io ed Elena, diciamo così, siamo in freddo. I biglietti che ho sono per due, ma sono convinto che tu o Luca non avreste problemi a trovare un posto per una terza persona. Che ne dici? –- Alberto, ma come ti viene di pensare alle vacanze, qui, ora – singhiozzò Chiara.- E perché no? Io sono convinto che tutti e tre abbiamo proprio bisogno di una vacanza. E poi, se è vero che siamo nel mirino di trafficanti russi o chissà chi altri, una vacanza sarebbe proprio l’occasione di manifestare chiaramente che alziamo bandiera bianca. Qualunque intrigo ci sia sotto questa storia, è compito della polizia occuparsene. Il nostro dovere di cittadini noi lo abbiamo già compiuto. Abbiamo già raccontato tutto quel che sapevamo alla polizia. Giusto, Luca? –Luca ruotò lentamente gli occhi verso Alberto. Non disse nulla, solo inarcò leggermente il sopracciglio sinistro.CAPITOLO 8Nel pomeriggio, con il sole che scintillava sugli scogli bruni e di riflesso infuocava ancor di più la sabbia color avorio, la spiaggetta a Nord-Est dell’isola si faceva pressocchè deserta. Kampos era un minuscolo villaggio di pescatori, l’ultimo avamposto di civiltà prima che mare, rocce ed agavi prendessero totalmente il sopravvento.Il pomeriggio sarebbe probabilmente trascorso come già nei primi due giorni per i tre amici. Chiara a rosolarsi al sole, vincendo il pudore e rubando al bikini sempre più cm di pelle scoperta; Luca a camminare su e giù, a destra ed a manca a caccia del sasso o della conchiglia più bella ed Alberto a lamentarsi per il caldo, cercando ristoro nella taverna sulla spiaggia, di cui apprezzava soprattutto degli strani gelati alle spezie: anice e cannella erano i suoi gusti preferiti. Gli ricordavano due donne. La cannella era Elena, piccante ed aggressiva. L’anice era Chiara: quando si stendeva ad abbronzarsi affianco a lei, la sua pelle indorata dal sole odorava esattamente di anice. Nel complesso i tre amici parlavano poco l’uno con l’altro, sembrava che avessero bisogno ciascuno di percorsi personali e non condivisibili per mettersi davvero alle spalle la brutta storia della caverna di Montepertuso.Quel terzo pomeriggio di vacanza non passò però esattamente come i primi due. Luca era sì in giro a cercare pietre, Chiara aveva interrotto la sua maratona abbronzante con un rapido tuffo ed Alberto già bramava l’ombra della taverna, quando dalla borsa di Chiara Alberto vide lampeggiare una lucina, il telefonino. Curioso aprì furtivo la borsa e diede uno sguardo al display:- Mario?! …

sabato, dicembre 23, 2006

allora diventa quasi ufficiale

questo blog in agoonia da ormai troppo tempo.... fore non può più suscitare e mozioni nei suoi frequentatori e allora sta per chiudere i battenti.
Credo sia arrivato il momento di mettervi , cari exblogfrequentatori , difronte ad una dura decisione:

chiudiamo la storia dei nosti eroi lasciando così poeticamente le loro vite appese ad un filo e come nello spirito dell' idea del blog ogni uno di voi si traccerà una traiettoria delle loro vite.

oppure, come auspico, cerchiamo un poco di tempo ed entusiasmo per intreccire una storia che magari rapidamente porta alla fine della storia.
sicuro di essere letto.

giovedì, novembre 16, 2006

MELO ME RI TO

Lo so me lo merito......
io sono stato latitante per molto e poi adesso c'è forte concorrenza.....
ma su su !!!!!
Ok ho recepito e ho cambiato grazie per la segnalazione!!!!!

mercoledì, novembre 08, 2006

incredibile ma vero

se non vi siete scocciati...(io no) vorrei continuare la storia...
soche ora il blog ha degni rivali(vedi italiacile) ma spero che il gioco non sia passato troppo in secondo piano......
CAPITOLO 7
Le indagini della polizia furono scrupolose sì, ma completamente inutili. Luca raccontò tutto quel che sapeva ai poliziotti, che gli vollero credere e setacciarono per bene la caverna di Montepertuso così come vari capannoni nei dintorni di Formia, senza trovare però nulla d’interessante. L’indagine non venne archiviata ma già dopo un mese era come se lo fosse. Luca, Alberto e Chiara visitarono ogni giorno Mario nei suoi 10 giorni di degenza in ospedale e lì si promisero più volte – a Luca arrivarono addirittura a farlo giurare – che non si sarebbero mai più interessati di qualunque cosa riguardasse la caverna di Montepertuso.
Ma da lì a poco fu la caverna ad interessarsi a loro: appena tre giorni dopo che Mario fu dimesso, Luca, di ritorno nel tardo pomeriggio dall’agenzia, fu avvicinato sotto casa da un ragazzino che gli porse un biglietto piegato in quattro parti., lo aprì e vi lesse: “Non entrare in casa”. Scosso dagli avvenimenti dei giorni precedenti, ebbe paura e si diresse subito all’ufficio dei carabinieri. Quando, dopo una mezz’ora, il brigadiere Bini e l’appuntato Semmola aprirono la porta della casa , videro che era completamente sottosopra. La sala era un disastro, i mobili rivoltati, il divano di pelle inciso con un taglierino, il tavolino di vetro completamente frantumato in 1000 pezzi. Per terra un’ammasso di videocassette con il nastro tirato fuori a formare stelle filanti, come se ci fosse stata una festa la sera prima, si la festa dei malviventi che erano entrati lì. Luca perlustrava come uno scanner tutta la sala per cercare di identificare cosa mancasse. L’occhio cadde sul mobiletto del pc, i cd dove lui archiviava i dati erano tutti per terra e proprio lì mancava il case, l’avevano rubato! Si stava dirigendo verso il mobiletto per vedere da vicino, quando il brigadiere disse: “Non si muova, non tocchi niente. Dobbiamo fare prima i rilievi”. Allora Luca non sapendo che fare, non potendo toccare nulla ed in preda ad una smania che lo portava avanti e indietro sul pianerottolo, decise di chiamare Chiara al cellulare per raccontarle l’accaduto. Compone 333-1005847:
- Chiara! Ciao... -
- Luca! Ciao, scusami ti posso chiamare tra una mezz’ora? Ho Valerio che è in fase critica, devo stargli dietro altrimenti non la smette di fare i capricci - disse Chiara con la solita voce contenta quando si occupava del nipotino.
- Chiara, Montepertuso… è successa una cosa… -
- Luca, Montepertuso?!?!?! Che cosa? Non ne voglio saper niente. Ciao! -
Così Chiara attaccò. Mentre faceva questo, l’appuntato Semmola era sulla porta, lo guardava mentre parlava e aspettava il momento per potergli dire che sarebbe stato necessario fare un elenco delle cose di valore che erano in casa in modo tale da poter scrivere una lista delle cose che erano state rubate. Luca si guardava intorno, non rispose subito al carabiniere, era come fisso su un punto, stava pensando cosa fare.
- OK, va bene mi dia due minuti. –
Entrato in casa fece una piccola ricognizione e decise di telefonare almeno ad Alberto per comunicargli la cosa, sicuramente non sarebbe stato così drastico come Chiara. Le altre stanze erano perfettamente in ordine, non sembrava mancasse nulla. Mentre faceva questa ricognizione, impacciato e lento, pensava più al significato di quello che avevano fatto e al fatto che si doveva trattare per forze di un avvertimento, che a scrivere quella lista. Mentre si aggirava per casa i carabinieri avevano già finito e gli comunicavano che per loro poteva bastare, ma che doveva presentarsi l’indomani al commissariato per regolare denuncia.
Rimasto solo chiamò Alberto che lo raggiunse nel giro di pochissimo tempo. Stava per raccontare all'amico dell'accaduto, il biglietto che gli avava fatto scivolare tra le mani il ragazzino, i carabinieri che cercavano indizi nella sua casa, i suoi occhi increduli nel guardare le sue cose tutte sottosopra. Le parole di Luca lasciavano trasparire rabbia stanca ma soprattutto rassegnazione. Mentre il racconto procedeva i due amici sentirono il campanello bussare, era Chiara e andò Luca ad aprirle. Chiara, dal canto suo, era arrivata con la chiara intenzione di far capire una volta per tutte a Luca che non voleva più sentire parlare di Montepertuso e voleva che fosse per lui ben chiaro che se avesse voluto rimettere nuovamente questa storia in discussione non avrebbe mai potuto contare su di lei ed avrebbe messo a dura prova la loro stessa amicizia. Erano queste le parole che Chiara si ripeteva mentalmente lungo la strada che la separava per arrivare a casa di Luca; ma tutte le sue parole, tutti i suoi discorsi erano stati di colpo spazzati via nel momento in cui Luca le aveva aperto la porta e anche lei aveva visto in che modo avevano ridotto la casa dell'amico. Chiara incredula sedette sul divano accanto ad Alberto, sulla poltrona di fronte a loro c'era Luca che battè forte un pugno sul tavolino, sembrava quasi volerlo frantumare, e disse:
- Adesso basta, non voglio più sentire parlare di Montepertuso, dei russi, di complotti e trasporti illegali. -
Di colpò il suo viso si riempì di lacrime, i suoi singhiozzi sembrarono calmarsi soltanto quando sentì il corpo di Chiara che lo stringeva forte e l'abbracciava. Chiara ed Alberto non avevano bisogno di spiegazioni, sapevano che quello che faceva stare così male Luca era il pensiero che qualcuno avevesse violentemente frugato tra le sue cose, tra i suoi oggetti, tra i suoi ricordi; qualcuno era penetrato nel "suo mondo" e l'aveva contaminato con la sua sporcizia. Chiara, guardando risoluta Luca ed Alberto, disse:
- Questa storia va indagata fino in fondo, non possiamo arrenderci proprio ora: abbiamo messo in pericolo le nostre vite e adesso vorrebbero anche farci eivere costantemente in uno stato di terrore... evidentemente siamo stati molto vicini alla verità, forse da soli non siamo stati in grado di affrontare questa cosa, rivolgiamoci alla polizia, ai carabinieri, ma non possiamo lasciare che questi malviventi si approprino della nostra vita, vogliono minacciarci per avere il nostro silenzio, ma non possiamo far finta che nulla sia successo o che i nostri occhi non abbiano visto troppe cose. -
Alberto, prese la mano di Chiara e disse:
- Chiara, ci siamo già rivolti alla polizia, dieci giorni fa. Luca è stato interrogato quasi tutti i giorni. -Chiara, ancora più risoluta, continuò:
- Bisogna fare qualcosa non possiamo restare on le mani in mano. –
- Chiara - disse Alberto – pensaci, in effetti le cose sono un po’ più complicate. –
- Che vuoi dire? - disse Chiara.
- Riassumiamo, - disse Alberto-in fin dei conti noi cosa abbiamo visto?. Luca ha sentito parlare in strano modo qualcuno. Ha visto un mitra o pezzi di un mitra, correggimi se sbaglio Luca. Abbiamo seguito un furgone fino a Formia, lo abbiamo perso ed il povero Mario si è fatto 10 giorni di ospedale. La casa di Luca è distrutta. –
Intervenne Luca:
- E ti pare poco?
- No Luca, non è poco ma sono pezzi singoli che non dimostrano niente. Si tratta di una somma di fatti che molto probabilmente sono legati. Il film ce lo siamo fatti. I trafficanti di armi in accordo con la camorra magari sembra proprio un bel Film!. E allora che ci possiamo fare? Ci mettiamo di nuovo a fare gli investigatori così magari vattono pure noi? Ci limitiamo a dire queste cose a polizia o carabinieri? Mi sembra di averlo gia fatto; questa gente mica è stupida! ,ma tu sei davvero sicuro di avere detto tutto? –
E dicendo questo la voce di Alberto sembra avere una inflessione di qualcuno a cui si è accesa una lampadina nel cervello, quindi comincia nell’ elenco dei fatti:.
-1) Magari hanno gente infiltrata.
2) Se vedono qualcuno che indaga non ci mettono molto a pensare che li abbaiamo informati noi dato che ci hanno gia avvertito.
3) Magari un po’ si fermano ma poi ricominceranno come prima ad acque tranquille;non so voi, ma io da questa cosa voglio uscire, si sta facendo complicata io alla libreria ci tengo, con quella ci mangio non posso permettermi che la riducano come casa tua, Luca. -
- Hai ragione - disse Luca ad Alberto.
- Ma che ragione e ragione! Questo è il motivo per cui la malavita prolifera, la gente ha paura e si arrende, non ci si può fasciare la testa prima di rompersela - urlò la generalissima.Nel frattempo il cellulare di Mario squillò mentre era ai cantieri, lui vide il numero è rifiutò la chiamata, si allontanò un centinaio di metri dal cantiere e si sedette ad aspettare.
Dopo un po’ lo stesso numero si rifece vivo:
- Pronto - sussurrò Mario - ma vi sembra possibile? Dieci giorni di ospedale, questa volta avete esagerato. -
-Tu avevi compito importante e non sai fare!noi sapere ciò che facciamo!
-Ma io ….
- Non ci sono scuse quando hai preso soldi non hai avuto ripensamenti e ora fino in fondo OK?....Ricordare nostro obbiettivo ! la …….
- si si …. Ora devo andare non sono solo.
Così dicendo chiude il cellulare .

domenica, ottobre 15, 2006

vi chiedo ancora un poco di pazienza


siccome è stato un periodaccio e non sono riuscito a tenervi testa ora devo mettere ordine al malloppo. Non si chiude baracca, perchè? e per dimostrare lamia buna volontà pubblichiamo la foto della caverna di montepertuso.....

domenica, settembre 24, 2006

ORA MI ARRABBIO DAVVERO!!!!!!

ma che succede la mania scrittoria è finita tutta di un botto???
questo poverino di Mario vorrebbe sapere che fine deve fare!!!!!

martedì, settembre 12, 2006

speriamo tutto a posto.......

Capitolo 6
Luca riprese il racconto, ma per un attimo sembrò dimenticarsi di essere in compagnia di altre tre persone e cominciò a ragionare tra sé e sé. Gli altri lo osservavano perplessi, ma il ragazzo ignorando il sopracciglio alzato di Alberto, l’espressione sorpresa e quasi comica sul viso di Mario e quella quasi spaventosa su quello di Chiara, si alzò e cominciò a passeggiare per la stanza. Alla fine esordì
-Torniamo là, alle grotte-
Seguì un coro di ‘sei impazzito?’, ‘stai scherzando?’ e ‘non ci penso proprio che però Luca ignorò completamente.
-Ma si! , andiamo!, vi faccio vedere una cosa, secondo me è importante!-
Si era così entusiasmato all’idea che già stava cominciando a raccattare in giro per la stanza lo zaino e tutte le cose che ci voleva mettere dentro.Alberto stava per intervenire e dire a Luca per filo e per segno cosa pensava di quell’idea assurda, del suo comportamento e di tutta quella situazione in generale, ma Mario lo anticipò e per quella che era praticamente la prima volta nella serata prese la parola
.-Senti è assurdo muoversi adesso, perché non ce lo racconti a parole quello che vuoi farci vedere? Non ti è bastata l’esperienza dell’ultima volta?-
e poi con più astio di quanto intendesse –Non è per me, ma non te ne accorgi che così rischi di mettere di nuovo i tuoi amici in una brutta situazione?-
Si era improvvisamente ricordato il viso di Chiara quella famosa sera mentre erano da soli a contemplare una corda spezzata. Non gli era piaciuto allora e non gli piaceva adesso. Luca si fermò di scatto con lo zaino in una mano e una torcia nell’altra e gli lanciò un’occhiata acuta ma non ostile. Quanto ad Alberto, riconobbe che Mario aveva espresso quello che era anche il suo pensiero, senza parolacce per di più, ma prima ancora di riuscire a realizzare cosa stesse facendo disse a Luca
– Ok , io vengo con te -
per un momento si sentì un perfetto lunatico. Un secondo prima avrebbe voluto far internare quell’esagitato e adesso era pronto a seguirlo in capo al mondo. Lo sguardo di gratitudine di quello che era uno dei suoi più cari amici però fu una bella ricompensa. Quasi quanto l’espressione esasperata sul viso di Mario_mi_preoccupo_tanto_per_i_tuoi_amici. Con un sorrisetto compiaciuto si alzò anche lui e disse a Chiara –andiamo?- come se andare a rompere le scatole a dei potenziali criminali russo/partenopei in un labirinto sotterraneo fosse una cosa normale.
-Chiara è assurdo, se vuoi ti riaccompagno a casa-
intervenne Mario ormai convinto di trovarsi a metà tra un incubo e un sogno…In fin dei conti starsene un po’ da solo con Chiara era proprio quello desiderava e se quegli altri due volevano andare ad ammazzarsi, erano fatti loro.Chiara era indecisa, Mario aveva assolutamente ragione, ma lei era assolutamente convinta che lasciare Luca e Alberto da soli fosse l’equivalente di un omicidio. Si stavano comportando da imbecilli, ma erano suoi amici.L’indecisione sul viso della ragazza spinse Alberto ad agire impulsivamente, lei sapeva essere insopportabilmente prepotente e anche se non l’avrebbe mai detto ad alta voce, era convinto che una ragazzetta indifesa in una situazione del genere sarebbe stata più che altro d’intralcio, però quella sera la voleva con sé a tutti i costi.-Ah va bene, se volevate starvene un po’ soli potevate dircelo- disse sghignazzando, poi prese Luca per un braccio e si diresse verso l’uscita –allora noi ce ne andiamo- aggiunse quasi cantando ed effettivamente trascinando con sé Luca, il quale sibilò un ‘Alberto’ più eloquente di mille parole, ma non si oppose alla marcia forzata impostagli dall’amico.Alle loro spalle i ragazzi sentirono solo i passi degli altri due che li seguivano. Salirono tutti e quattro in macchina, Mario e Chiara entrambi sul sedile posteriore, rassegnato l’uno, infuriata l’altra. Con sé stessa per non aver saputo essere più decisa, con Alberto che certe volte sapeva essere proprio bastardo e pure con Luca che chissà in quale guaio li stava cacciando. E con Mario perché… Bhè perché il solo pensiero di stare da sola con lui la faceva sentire così in imbarazzo e non era giusto. Solo il fatto di averle voltato le spalle tempestivamente, prima di poterla vedere arrossire, aveva salvato Alberto. Lui questo lo sapeva, come sapeva che la sua provocazione avrebbe ottenuto proprio l’effetto desiderato. Si sentì un po’ in colpa per aver sfruttato il punto debole della sua amica, ma lo squillo del cellulare lo distolse. Guardò il numero comparso sul display, Elena. Era la sua ragazza, ma in quel momento le rispose giusto perché sapeva che altrimenti avrebbe continuato ad insistere fino allo sfinimento. -Ele!- disse, sforzandosi di sembrare contento di parlarle, non era il momento di scatenare una scenata di gelosia. Sentì arrivargli alle spalle un verso di sdegno che Chiara non si era minimamente curata di trattenere. La voce squillante di Elena si sentiva attraverso il telefono in tutta la macchina, anche se non era possibile afferrare le parole. Il rumore del motore che Luca aveva appena avviato salvò Alberto dall’imbarazzo di condividere con gli altri tre tutti i ‘topolino’ e ‘tesorino’ di Elena. Però, anche senza volerlo, la ragazza che di tanto in tanto e sempre involontariamente si imbatteva in qualche radio giornale, gli stava comunicando una notizia interessante. Forse davvero sarebbe stato il caso di non uscire quella sera. Elena,con la sua voce fin troppo squillante era riuscita, al di là di ogni inimmaginabile tecnologia e senza naturalmente l'utilizzo del viva voce, fatto sapere simultaneamente a tutti e quattro che la strada che portava alla caverna di Montepertuso aveva subito un ulteriore cedimento e che la polizia si era subito precipitata sul posto per prevenire l'arrivo di curiosi che potessero essere di intralcio alle loro indagini. Alberto cercò di tagliare rapidamente la telefonata con Elena...nuove e repentine decisioni andavano prese... Mario dal canto suo, prese timidamente, nuovamente la parola e per la seconda volta nell'arco della stessa serata aveva perso una buona occasione per stare zitto.-Ecco, avevo detto che forse era meglio non essere precipitosi, lasciamo che la polizia indaghi su queste cose, non è compito nostro...- queste le timide parole che Mario stava pronunciando mentre si accingeva a scendere dalla macchina, non ebbe il tempo di continuare che subito fu interrotto da Luca, che disse duramente sbattendo forte la porta e dirigendosi verso la porta di casa sua:-Ma tu chi sei e chi ti ha chiamato? Nessuno ti costringe a fare cose che non vuoi, vattene che tanto saresti solo di intralcio per noi-. Era una rabbia insolita quella di Luca, non era per niente in linea con il suo carattere reagire con tanta aggressività nei confronti di qualcuno, qualcuno poi che non conosceva minimamente. Chiara sentì stringersi il cuore, vedere Luca soffrire faceva inevitabilmente soffrire anche lei e temeva che la sua stupida indecisione di qualche attimo prima non aveva fatto altro che contribuire ad aumentare lo stato di insofferenza dell'amico. Sapeva che solo lei in questo momento poteva riprendere in mano la situazione, doveva stemperare gli animi ma al tempo stesso mostrarsi risoluta. -Cerchiamo di restare calmi e di non farci sfuggire la situazione: oggi è venerdì, i poliziotti si sono precipitati stasera sulle montagne perchè durante il fine settimana vogliono dedicarsi a cose più tranquille. E poi, considerato come siano stati superficiali i loro sopralluoghi le volte precedenti, anche stasera passate un paio d'ore avranno finito il loro lavoro. Noi dobbiamo solo spostare la nostra visita a Montepertuso a domani mattina. Partenza alle cinque, per evitare traffico dei turisti e curiosi, magari potremo lasciare la macchina un pò distante dalla montagna e proseguire a piedi. Naturalmente nessuno deve sentirsi obbligato,viene solo chi se la sente davvero . -Ancora una volta Chiara aveva saputo trovare le parole giuste al posto giusto, ancora una volta il volto di Luca si era tranquillizzato, con uno splendido sorriso. Luca sfiorò la mano dell'amica e subito la strinse forte per farle capire quanto aveva apprezzato il suo intervento e poi si scusò con Mario per la sua irruenza, non voleva essere così maleducato. Poi, come un bambino, subito si rituffò nelle organizzazioni per il giorno seguente. -Potete dormire da me, sono solo così domani alle cinque in punto riusciremo a partire - Mario doveva passare per casa, non aveva niente con sè e non poteva "abbandonare" il suo cane senza preavviso. Ai ragazzi disse che alle cinque in punto si sarebbe fatto trovare sotto casa di Luca; in realtà voleva prendersi ancora qualche ora per poter riflettere se valeva o meno la pena ficcarsi in un pasticcio così grande,un qualcosa che non prospettava nulla di buono. Alberto aveva deciso di dormire con Luca e Chiara, ma ancora una volta non aveva fatto i conti con la "dolce" Elena: dopo dieci minuti di forti discussioni al cellulare, ancora una volta si era piegato al volere della sua dolce metà....e stavolta non sapeva neanche se il giorno dopo sarebbe riuscito a non portarsela con sè. Mario, rimase senza parole a pensare che Luca e Chiara avrebbero dormito da soli per quella notte ma non poteva fare altrimenti e così si avviò con Alberto e presero gli ultimi accordi per il giorno seguente. Anche Chiara fu presa da uno strano turbamento, tante volte avevano dormito da soli in quella casa lei e Luca, eppure stavolta aveva qualche pensiero in più. Chi non sembrava minimamente turbato era Luca che la prese per mano e la condusse verso casa......Alberto e Mario si erano già dileguati frettolosamente, il primo travolto e condizionato dalle parole dell’urlatrice Elena e il secondo cercando di non pensare a quella notte che lo aspettava. Un minuto prima Mario stava pensando a cosa fare per il giorno dopo, se andare oppure lasciar perdere l’impresa mattutina, un minuto dopo un piccolo colpo al cuore, quasi come uno sparo, gli aveva bloccato per due secondi il respiro, realizzò: Luca e Chiara avrebbero dormito da soli. Nella sua testa si affollavano mille pensieri e nello stesso tempo si domandava cosa sarebbe successo se lui non si fosse tirato indietro con decisione. Elena con una spalla avrebbe deciso di non andare o sarebbe comunque andata per non lasciare da soli gli amici? Questi pensieri però cedevano il passo a quelli per lui più preoccupanti al momento cioè una casa, un uomo ed una donne soli e “l’inevitabile”. Per rincuorarsi pensava: “Ma si dai si conosco da tempo, proprio stanotte deve succedere qualcosa?”, ma intanto pensando e ripensando e non riuscendo a dormire, non prese una decisione ma si concentrò a quei due possibili piccioncini, quasi come se il pensarli continuamente li avrebbe fatti sentire osservati e li avrebbe dissuasi dal fare qualcosa. Vane illusioni forse, ma non riusciva a fare altro e Morfeo non arrivava. Intanto a mezzanotte Chiara era già a letto nel divano-letto della sala di casa di Luca ed egli stesso trafficava ancora con le ultime cose da mettere negli zaini per la mattina dopo. Scorte di cibo e soprattutto da bere. A giudicare da quante cose metteva nelle borse sembrava che dovessero rimanere lì un mese. Chiara lo guardava mentre trafficava ancora con un aria dolce, quasi assonnata e lui ogni tanto la guardava cercando uno sguardo di approvazione. La sua brandina provvisoria nella sala era già pronta, “Preparo questa” - le aveva detto –“ così domani mattina quando suona la sveglia, e sicuramente non ce la faremo ad alzarci ci daremo forza a vicenda per non riaddormentarci”. Chiara aveva annuito, anche se per un attimo aveva fatto doppi pensieri, possibile che Luca avesse inventato una scusa così banale per dormire vicino a lei quando aveva il suo letto già pronto nella sua stanza? Finiti i preparativi Luca andò in bagno e si mise i pantaloncini da calcio con cui dormiva e una maglia grigia. Era carino, pensò Chiara, in quella prospettiva con la sua figura slanciata e il suo fisico asciutto. Si mise a sedere sul suo letto e con una mano accarezzandole la guancia le chiese “Hai sonno?”, lei disse con un filo di voce “Si”, da una parte si sentiva un po’ imbarazzata se focalizzava sulla situazione, ma dall’altra era completamente a suo agio. Allora lui si chinò le strinse la testa e le sussurrò all’orecchio “Allora cerchiamo di dormire, domani sarà una giornata difficile”. Lei gli strinse le braccia intorno alla schiena ed incredula di se stessa gli disse: “Dormi qui, accanto a me”. Lui non disse nulla, si stese e la abbracciò stretta. Caddero tutti i muri, occhi negli occhi, le labbra si sfiorarono. “Lo sai che sei un testone… fai sempre di testa tua!”. “Lo so e anche stavolta…” Si strinsero e accarezzandosi si addormentarono. Driiiiiiin 4:30 AM. Tutti giù dal letto, era stata la dormita più profonda degli ultimi dieci anni. In dieci minuti, colazione e preparazione ed erano già sulla porta. Scesero e cominciarono a caricare i bagagli nella macchina. Erano in anticipo sull’appuntamento e videro arrivare Mario, che con una notte in bianco sulle spalle, pensa che lucidità! Quasi barcollava con lo zaino sulle spalle e aveva due occhiaie da far paura. Chiara: “Mario già qui, che sei caduto dal letto? Ma hai dormito, stai bene?”. La decisione di partecipare era stata presa quasi per inerzia e come un automa si era alzato, preparato ed era andato all’appuntamento…La faccia di Mario, lasciava trasparire senza ombra di dubbio, che il poveretto non aveva proprio dormito durante la scorsa notte, assalito da timori, ansie preoccupazioni e turbamenti sentimentali. Tutto il contrario di Chiara...non faceva un sonno così tranquillo e sereno da ormai lungo tempo. Ultimamente presa da una sconosciuta angoscia ogni volta che andava a dormire incominciava nel buio della sua stanza a piangere silenziosamente, le lacrime le rigavano il volto e riusciva a prendere sonno solo per poche ore. Ma la sua inquietitudine quella notte non le aveva fatto compagnia, scacciata dalla presenza di Luca, dalle braccia del ragazzo strette attorno alle sue e dalla meravigliosa Nuvole Nere di Ludovico Einaudi in sottofondo. Era contenta che quella notte tra di loro non ci fosse stata alcuna complicazione erotica e sentimentale, non si sentiva ancora pronta e se qualcosa doveva succedere, c'era tutto il tempo perchè avvenisse. Per ora si era materializzato tutto quello che aveva desiderato e di cui aveva sentito il bisogno: l'abbraccio caldo dell'amico che durante la notte non l'aveva abbandonata neanche per un istante.Ma la verità è che era stata solo una sua sensazione, in verità Luca appena Chiara si era addormentata era andato a fare una ricerca su Internet gli balenava in testa una parola che quei loschi figuri pronunciavano tra loro…. Abra&co , doveva essere la ditta/associazione per cui lavoravano e aveva scoperto molti fatti strani primo fra tutti che figuravano acquisti importanti in Italia ma non meglio precisati. Il resto dei siti era in Russo e Luca pur conoscendo perfettamente 6 lingue dovette arrendersi davanti al carattere cirillico di cui erano zeppi questi maledettissimi siti. Alle 5:45 erano già sul posto la macchina di Luca sembrava raddrizzare le curve della costiera, spinta dalla furia di arrivare. Sorpresa delle sorprese ! Tutti i calcoli fatti la sera prima erano andati in fumo le pattuglie della Polizia presidiavano ancora la zona, allora in preda ad una profonda frustrazione Luca si rivolge a Chiara :-Meglio aspettare vero? Almeno ieri avremmo potuto approfittare del fatto che questi si dovevano ancora organizzare ora ci sta una cortina d’ acciaio! La solita organizzatrice dei miei stivali e ringrazia di essere una ragazza …..Allora Mario interviene in soccorso di Chiara – Hey “Jack lo Squartatore” calmati, cosa poteva saperne Chiara !. Nell’ arco di 24 ore già due liti con Mario veramente una media impressionante per uno pacifico come Luca…. Ma la lite e stata subito interrotta da una guardia che avvicinandosi alla macchina aveva intimato l’ Alt
-Dove andate?-Volevamo fare una escursione….- beh oggi no! Questa zona è interdetta a chiunque!- ma noi volevamo andare al di là della montagna….- Ho detto che non si passa, chiaro !!!! E ora andate altrimenti sono costretto a chiedere i documenti!- va bene va bene non si arrabbi… ce ne andiamo! Disse Alberto più accondiscendente.Mentre tornavano a casa di Luca il silenzio regnava sovrano.Chiara era sconvolta dall’aggressività di Luca, non solo nei confronti di Mario ma anche verso lei stessa. Solo qualche ora prima il tenero abbraccio di Luca l’aveva confortata e riscaldata, ora sembrava esserci un abisso tra di loro. Dal canto suo lo stesso Luca era sorpreso dal suo comportamento, ma non gli badava più di tanto: il mistero della caverna di Montepertuso richiedeva l’attenzione di ogni sua cellula. Alberto e Mario, anche loro in silenzio, tentavano di trovare da qualche parte una motivazione al continuare ad andar dietro agli enigmatici racconti di Luca.Profondamente assorti nei loro pensieri, nessuno dei tre amici di Luca si accorse che la strada del ritorno si stava allungando sempre più. Dopo più di un’ora, Mario cacciò letteralmente un grido vedendo Luca pagare al casello dell’autostrada.- Ma dove diavolo stiamo andando? -- Luca, ma che stai facendo? – gli fece eco Alberto.- Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Fa così il proverbio? – rispose sardonico Luca.- Sì, fa così. Ma che c’entra? Ci vuoi spiegare, almeno stavolta – implorò Alberto.- Devo andare piano, più piano – disse Luca, senza dar segno di aver ascoltato l’amico.- Basta Luca, non ci puoi sequestrare. Voglio andare via. Fammi scendere – urlò Chiara, con Alberto e Mario che la seguirono in coro.- Ok, state calmi. Vi racconto tutto, o meglio tutto il resto. Quel che vi volevo far vedere stamattina erano delle assi accantonate poco dopo l’ingresso della caverna. Normali assi da grandi imballaggi, con la scritta Abra&co in piccolo sul retro. – - Ma è la stessa scritta che sta sul telo di quel furgone lì davanti – osservò sobbalzando Alberto.- Quel furgone lo stiamo seguendo più o meno da quando abbiamo fatto retro-front per colpadel blocco della polizia. Ecco perché stiamo prendendo l’autostrada. Dovete sapere – continuò Luca - che stanotte ho fatto delle ricerche sulla Abra&co, una ditta di spedizioni russa, perché ieri sera, mentre vi raccontavo dei fatti di sei mesi fa, mi sono ricordato tutto d’un tratto che Enzo ed il suo amico pronunciarono spesso questo nome in quella famosa gita. Ebbene, su Internet quasi tutti i siti che ho trovato sono in cirillico, ma ho comunque scoperto una cosa: che Abra&co è una ditta di spedizioni ma del tutto particolare, infatti effettua trasporti in tutto il mondo ma solo di merce costosa - da quanto ho capito. Sui pochi siti di in italiano che parlano di questa ditta si parla di pietre preziose, gioielli da milioni di dollari, composti chimici ad altro rischio, bombe, virus letali, ecc ecc. Avete presente un film di James Bond? Ecco leggendo quegli articoli mi sono reso conto che oramai si può commerciare delle cose più pericolose semplicemente avendo gli agganci giusti, cioè conoscendo queste società o ditte che effettuano questi trasporti “ad alto rischio”. Questo però non ci dice molto sulla natura degli oggetti trasportati da questo furgone. Capite? Potrebbe essere qualunque cosa! Concluse Luca. Chiara era sempre più incredula, in che cavolo di guaio di stavano cacciano, ora pure ad inseguire i virus letali. O chissà cos’altro! Oramai Luca era inarrestabile, diciamo pure che li aveva fregati, come potevano abbandonare la macchina senza il suo permesso, e lui non sembrava per nulla intenzionato a farsi sfuggire questa occasione. Mentre Chiara pensava che avrebbero dovuto soltanto fare marcia indietro e farsi i fatti loro, Alberto disse: “Ebbene cosa pensi di fare? Di andare fino in Russia in 500? O chissà dove”. No – rispose Luca – ho un piano. “Un piano? Cioè seguirli in capo al mondo tu sei pazzo.” Sbottò Alberto. Non credo che andranno molto lontano, penso che si fermeranno al loro quartier generale – disse Luca. Oramai il ragazzo era pienamente calato nei panni della spia alle calacagna dei malavitosi e usava già un gergo da consumato segugio. Ma proprio mentre diceva quella parole il furgone davanti a loro mise la freccia e uscì al casello di …Formia! Ma in tutta quella strada Mario continuava a chiedersi che cosa ci facesse in quell 'auto ; si sentiva come in un sogno, in cui sei sdoppiato, e guardi da spettatore una copia di te stesso mentre fa qualcosa. Questa assurda storia non lo riguardava per niente; l'unico anello di congiunzione era Chiara, seduta lì accanto, e che lui non aveva neanche il coraggio di voltarsi a guardare dopo gli ultimi diverbi avuti con Luca.Non poteva proprio sopportarlo, questo Luca: con quest'aria avventurosa, questa capacità di rendere affascinante persino una noiosissima caverna...e soprattutto l'attrazione evidente tra lui e Chiare era quello che più gli faceva male.Mario trovava stupida tutta la storia dell'inseguimento al furgone; ma allo stesso tempo non poteva fare a meno di fantasticare su qualche situazione che potesse fargli guadagnare un posto speciale nel cuore di Chiara; per esempio, farle da scudo col suo corpo in una sparatoria coi contrabbandieri e prendersi un proiettile per difenderla... "Povero Mario, quando crescerai? Queste cose succedono solo nei film americani..." era la sua amara riflessione.Bambino mai cresciuto davvero, Mario aveva spesso questi voli di fantasia...da piccolo, giocava da solo con i Lego e aveva già deciso in cuor suo di voler progettare barche...costruiva navi e inventava storie di pirati e di viaggi...timido e silenzioso anche con gli altri bambini, crescendo aveva sempre sofferto le persone come Luca e Alberto, più allegre e spontanee, piene di iniziativa, che avevano successo con le ragazze...e ora si trovava proprio in auto con Luca, a odiarlo a al tempo stesso ad ammirarlo, perchè avebbe voluto essere come lui e al suo posto in questo momento...Ma mentre pensava a tutte queste cose, la loro auto fece una brusca frenata...

-‘ Cazzo fai?!- chiese Alberto trattenendosi a stento dal gridare in faccia a Luca che aveva letteralmente inchiodato la macchina a terra. La lite della notte precedente con Elena era stata epica e oltre a portargli via un sacco di tempo, gli aveva anche sottratto qualcuna delle già poche ore di sonno. Almeno si era momentaneamente liberato della sua ‘dolce’ metà, alla quale doveva mancare qualche rotella, ma non certo le energie e infatti era riuscita a sfiancarlo con un fiume in piena di parole e isterismi vari nel momento in cui lui le aveva comunicato che sarebbe stato via tutto il giorno seguente e che non aveva intenzione di portarsela dietro. Si era trascinato a casa di Luca quella mattina con l’entusiasmo ai minimi storici per trovarsi di fronte un Mario che stava anche peggio di lui, una Chiara cui a quell’ora di mattina ancora andava di tenere un contegno da regina offesa e un pazzo che rispondeva al nome di Luca.Luca dal canto suo neppure rispose, era concentrato a fare inversione, ormai erano entrati nell’abitato e poiché di strada fino a Formia ne avevano dovuta fare parecchia e cominciavano ad esserci molte macchine in giro, la manovra si rivelò più complicata del previsto, alla fine comunque riuscì ad infilarsi in una stradina secondaria che portava ad un dedalo di altre strade ancora più piccole e dissestate. Un quartieraccio di periferia squallido e praticamente deserto.-E ora dove stai andando?- chiese Chiara, non senza una punta di esasperazione nella voce.-Ma dormite ancora?- rispose Luca acido – il camion ha appena girato in questa traversa, senza neppure mettere la freccia, si devono essere accorti di noi, ma adesso li riprendo--Ma figurati! Mica stiamo in Svizzera? Sai quanti girano senza freccia- stavolta fu Mario ad usare un tono scontroso.Luca però non lo stava a sentire, si era fermato di nuovo, nel bel mezzo di un incrocio, ma tanto non si vedeva un’anima in nessuna delle quattro direzioni, il camion si era praticamente volatilizzato e Luca, resosi conto della cosa, si era dovuto fermare e aveva preso a bestemmiare e picchiare con la mano sul volante.Alberto ormai non aveva più pazienza per le scenate isteriche -Ma ti vuoi calmare cazzo?- stavolta non si trattenne minimamente e urlò contro l’amico così forte da spaventare Chiara, la quale rimase in silenzio al suo posto, Mario seguì saggiamente il suo esempio. Luca dal canto suo non aveva nessuna intenzione di calmarsi –vaffanculo Alberto! E pure ‘sti altri due! Siete contenti? Li abbiamo persi, fine dei giochi- e scese dalla macchina lì dove stava, in mezzo all’incrocio, sbattendosi la porta alle spalle e lasciando gli altri completamente stupefatti, specialmente Chiara, quello lì semplicemente non era il suo Luca. Quanto ad Alberto, aveva cercato di contare fino a dieci prima di scendere dalla macchina per evitare una rissa, ma non era arrivato neppure a cinque che un’idea all’improvviso gli aveva attraversato la mente, uscì sbattendo la porta anche lui e in un nanosecondo aveva già fatto il giro, afferrato Luca per il colletto del giubbino e l’aveva sbattuto contro la macchina tanto per essere chiari. –Adesso mi racconti tutto quello che sai, tutto, hai capito? E basta con le cazzate o qua finisce male-All’interno Chiara era rimasta immobile come una statua, ormai sull’orlo delle lacrime, Mario le prese una mano e la ragazza gliela strinse con la sua.


Appena fuori dall’auto, Alberto era rigido, tutti i muscoli tesi, pronti a rispondere a Luca, con cui ormai si aspettava di doversi azzuffare, dopo il suo attacco così violento. Invece, inaspettatamente, Luca quasi sospirando, disse:- Hai ragione, avete ragione, vi devo il resto del racconto che ho interrotto ieri sera. -Entrarono in auto. Luca vide le mani di Mario e Chiara intrecciate le une alle altre ma non vi badò. Piuttosto iniziò a parlare con tono solenne:- Mario, Chiara, è ora che vi racconti il resto di quel che so su questa faccenda della caverna di Montepertuso; non ne ho la prova certa, ma, vedrete, ho il forte sentore che la storia sia piuttosto preoccupante. E grave e pericolosa. Ieri sera ho interrotto il mio racconto senza parlarvi di ciò che ho scoperto quando visitai per la prima volta la caverna di Montepertuso, il giorno dopo la gita con la comitiva russa. La faccio breve: in fondo alla caverna trovai una cassetta di legno, con dentro… -- Con dentro? – gli fece eco Alberto, ancora inferocito.- Con dentro tre kalashnikov. – rispose Luca. Nel silenzio allibito dei suoi tre amici, continuò:- Il particolare che mi sono ricordato tutto d’un tratto ieri sera è che su un lato della cassetta c’era in piccolo la scritta “Abra%co”. Io conoscevo quella scritta: nel mese di Dicembre ho visto spesso camioncini come quello che abbiamo seguito oggi fin qui, dalle parti di Positano. Anche al ritorno da quella gita che facemmo io e voi, Alberto e Chiara, la domenica prima che io “scomparvi” per dedicarmi a questa faccenda e visitare più volte la caverna di Montepertuso.- E cosa hai scoperto in queste tue visite? – gli chiese Alberto, ancora con astio.- Non ho le prove, ma credo che la caverna nasconda da qualche parte un deposito di armi e munizioni. Quella cassetta doveva essere solo un errore di dimenticanza, tant’è che dopo la mia prima visita non la vidi più. Insomma, secondo me, l’Abra&co traffica armi con la Russia.- Cosa? Ma che stai dicendo? – si risvegliò Mario. – Ma che senso avrebbe importare armi qui in Italia dalla Russia?- Mario, ma li leggi i giornali? – chiese Luca, senza mascherare un bel po’ di disprezzo. – Qui le armi si usano tutti i giorni. Mai sentito parlare delle guerre di camorra? Comunque in generale in Italia le armi non si importano, si esportano. Siamo il secondo paese esportatore di armi al mondo, ovviamente dopo gli Stati Uniti. Tuttavia, pur essendo grandi solo un trentesimo degli Stati Uniti, il nostro volume d’affari, 250 milioni di dollari all’anno, è già la metà di quello americano, e comunque in ulteriore crescita. Luca continuò, nel silenzio irreale dei suoi amici allibiti, per un attimo nessuno parla e alla fine Mario dice:
- Già ma non potrebbe essere semplicemente che quelle armi servono solo a difendere la spedizioni infondo hai detto che sono cose preziose e così dicendo innervosito dalla situazione esce dall’ auto per prendere una boccata d’ aria…..Ma uscito dalla macchina si trova difronte ad una bellissima sorpresa:
- CHI E’ TU?
Quattro armadii armati di tutto punto afferrano Mario per le braccia immobilizzandolo; era la scorta del camion che fino ad ora avevano seguito e che evidentemente avevano avvertito la loro presenza. Le cose ormai erano precipitate.
L’urlo di Chiara svegliò Luca che si riprese dalla trance in cui si era calato, mette in moto parte e lancia l’ auto velocissima lontano da quel posto, si sentiva in trappola!, Alberto non riusciva a credere a cosa stava succedendo:
- Cazzo Luca lo hai lasciato lì, quello è rimasto lì! Lo faranno a pezzi, devi torare indietro!!!!
Ma questa parole sembrano lanciate al vento, Chiara oramai schiumante non aveva più fiato la paura la sopraffece e svenne. Intanto la macchina correva lontano senza nessun segno di ripensamento……

sabato, settembre 09, 2006

oh mamma!

vi è venuta la mania scrittoria?
ora il lavoro si è fatto pesante ed è ora che cominci a mettere tutto a posto!
p.s. Paola ben tornata! grazie per la stupenda cartolina....(invidia!!!!!!!!!!!!)

giovedì, settembre 07, 2006

Benvenuto! e bentornati!

Vedo con piacere che il blog si è arricchito di nuovi scrittori!
Chiedo scusa per l' assenza ma in fin dei conti io la mia settimana di vacanze l' ho presa un pò spostata...... ma era pur sempre una sola solissima settimana!
Appena leggo tutto pubblichiamo e per essre precisi.... LA PAROLA CENSURA SU QUESTO BLOG è CENSURATA!!!!!!!
grazie ed a presto!!!!!!!

martedì, agosto 01, 2006

E BASTA CON L?USO DELLA PAROLA CENSURA!!!!!

Spero che questo post non rimanga molto tempo ma so che le vacanze incombono e allora se qualcuno leggerà..... va beh comunque Buone vacanze a tutti !!!!
Capitolo 6

Nel frattempo Luca riprese il racconto, ma per un attimo sembrò dimenticarsi di essere in compagnia di altre tre persone e cominciò a ragionare tra sé e sé. Gli altri lo osservavano perplessi, ma il ragazzo ignorando il sopracciglio alzato di Alberto, l’espressione sorpresa e quasi comica sul viso di Mario e quella quasi spaventosa su quello di Chiara, si alzò e cominciò a passeggiare per la stanza. Alla fine esordì-Torniamo là, alle grotte-Seguì un coro di ‘sei impazzito?’, ‘stai scherzando?’ e ‘non ci penso proprio’ che però Luca ignorò completamente.-Ma si, andiamo, vi faccio vedere una cosa, secondo me è importante!- si era così entusiasmato all’idea che già stava cominciando a raccattare in giro per la stanza lo zaino e tutte le cose che ci voleva mettere dentro.Alberto stava per intervenire e dire a Luca per filo e per segno cosa pensava di quell’idea assurda, del suo comportamento e di tutta quella situazione in generale, ma Mario lo anticipò e per quella che era praticamente la prima volta nella serata prese la parola.-Senti è assurdo muoversi adesso, perché non ce lo racconti a parole quello che vuoi farci vedere? Non ti è bastata l’esperienza dell’ultima volta?- e poi con più astio di quanto intendesse –Non è per me, ma non te ne accorgi che così rischi di mettere di nuovo i tuoi amici in una brutta situazione?-Si era improvvisamente ricordato il viso di Chiara quella famosa sera mentre erano da soli a contemplare una corda spezzata. Non gli era piaciuto allora e non gli piaceva adesso.Luca si fermò di scatto con lo zaino in una mano e una torcia nell’altra e gli lanciò un’occhiata acuta ma non ostile. Quanto ad Alberto, riconobbe che Mario aveva espresso quello che era anche il suo pensiero, senza parolacce per di più, ma prima ancora di riuscire a realizzare cosa stesse facendo disse a Luca-Ok, io vengo con te- per un momento si sentì un perfetto lunatico. Un secondo prima avrebbe voluto far internare quell’esagitato e adesso era pronto a seguirlo in capo al mondo. Lo sguardo di gratitudine di quello che era uno dei suoi più cari amici però fu una bella ricompensa. Quasi quanto l’espressione esasperata sul viso di Mario_mi_preoccupo_tanto_per_i_tuoi_amici. Con un sorrisetto compiaciuto si alzò anche lui e disse a Chiara –andiamo?- come se andare a rompere le scatole a dei potenziali criminali russo/partenopei in un labirinto sotterraneo fosse una cosa normale.-Chiara è assurdo, se vuoi ti riaccompagno a casa- intervenne Mario ormai convinto di trovarsi a metà tra un incubo e un sogno…In fin dei conti starsene un po’ da solo con Chiara era proprio quello desiderava e se quegli altri due volevano andare ad ammazzarsi, erano fatti loro.Chiara era indecisa, Mario aveva assolutamente ragione, ma lei era assolutamente convinta che lasciare Luca e Alberto da soli fosse l’equivalente di un omicidio. Si stavano comportando da imbecilli, ma erano suoi amici.L’indecisione sul viso della ragazza spinse Alberto ad agire impulsivamente, lei sapeva essere insopportabilmente prepotente e anche se non l’avrebbe mai detto ad alta voce, era convinto che una ragazzetta indifesa in una situazione del genere sarebbe stata più che altro d’intralcio, però quella sera la voleva con sé a tutti i costi.-Ah va bene, se volevate starvene un po’ soli potevate dircelo- disse sghignazzando, poi prese Luca per un braccio e si diresse verso l’uscita –allora noi ce ne andiamo- aggiunse quasi cantando ed effettivamente trascinando con sé Luca, il quale sibilò un ‘Alberto’ più eloquente di mille parole, ma non si oppose alla marcia forzata impostagli dall’amico.Alle loro spalle i ragazzi sentirono solo i passi degli altri due che li seguivano. Salirono tutti e quattro in macchina, Mario e Chiara entrambi sul sedile posteriore, rassegnato l’uno, infuriata l’altra. Con sé stessa per non aver saputo essere più decisa, con Alberto che certe volte sapeva essere proprio bastardo e pure con Luca che chissà in quale guaio li stava cacciando. E con Mario perché… Bhè perché il solo pensiero di stare da sola con lui la faceva sentire così in imbarazzo e non era giusto. Solo il fatto di averle voltato le spalle tempestivamente, prima di poterla vedere arrossire, aveva salvato Alberto. Lui questo lo sapeva, come sapeva che la sua provocazione avrebbe ottenuto proprio l’effetto desiderato. Si sentì un po’ in colpa per aver sfruttato il punto debole della sua amica, ma lo squillo del cellulare lo distolse.Guardò il numero comparso sul display, Elena. Era la sua ragazza, ma in quel momento le rispose giusto perché sapeva che altrimenti avrebbe continuato ad insistere fino allo sfinimento. -Ele!- disse, sforzandosi di sembrare contento di parlarle, non era il momento di scatenare una scenata di gelosia. Sentì arrivargli alle spalle un verso di sdegno che Chiara non si era minimamente curata di trattenere. La voce squillante di Elena si sentiva attraverso il telefono in tutta la macchina, anche se non era possibile afferrare le parole. Il rumore del motore che Luca aveva appena avviato salvò Alberto dall’imbarazzo di condividere con gli altri tre tutti i ‘topolino’ e ‘tesorino’ di Elena. Però, anche senza volerlo, la ragazza che di tanto in tanto e sempre involontariamente si imbatteva in qualche radio giornale, gli stava comunicando una notizia interessante. Forse davvero sarebbe stato il caso di non uscire quella sera.
Elena,con la sua voce fin troppo squillante era riuscita, al di là di ogni inimmaginabile tecnologia e senza naturalmente l'utilizzo del viva voce, fatto sapere simultaneamente a tutti e quattro che la strada che portava alla caverna di Montepertuso aveva subito un ulteriore cedimento e che la polizia si era subito precipitata sul posto per prevenire l'arrivo di curiosi che potessero essere di intralcio alle loro indagini. Alberto cercò di tagliare rapidamente la telefonata con Elena...nuove e repentine decisioni andavano prese... Mario dal canto suo, prese timidamente, nuovamente la parola e per la seconda volta nell'arco della stessa serata aveva perso una buona occasione per stare zitto.-Ecco, avevo detto che forse era meglio non essere precipitosi, lasciamo che la polizia indaghi su queste cose, non è compito nostro...-queste le timide parole che Mario stava pronunciando mentre si accingeva a scendere dalla macchina, non ebbe il tempo di continuare che subito fu interrotto da Luca, che disse duramente sbattendo forte la porta e dirigendosi verso la porta di casa sua:-Ma tu chi sei e chi ti ha chiamato? Nessuno ti costringe a fare cose che non vuoi, vattene che tanto saresti solo di intralcio per noi-.Era una rabbia insolita quella di Luca, non era per niente in linea con il suo carattere reagire con tanta agressività nei confronti di qualcuno, qualcuno poi che non conosceva minimamente.Chiara sentì stringersi il cuore, vedere Luca soffrire faceva inevitabilmente soffrire anche lei e temeva che la sua stupida indecisione di qualche attimo prima non aveva fatto altro che contribuire ad aumentare lo stato di insofferenza dell'amico. Sapeva che solo lei in questo momento poteva riprendere in mano la situazione, doveva stemperare gli animi ma al tempo stesso mostrarsi risoluta. -Cerchiamo di restare calmi e di non farci sfuggire la situazione: oggi è venerdì, i poliziotti si sono precipitati stasera sulle montagne perchè durante il fine settimana vogliono dedicarsi a cose più tranquille. E poi, considerato come siano stati superficiali i loro sopralluoghi le volte precedenti, anche stasera passate un paio d'ore avranno finito il loro lavoro. Noi dobbiamo solo spostare la nostra visita a Montepertuso a domani mattina. Partenza alle cinque, per evitare traffico dei turisti e curiosi, magari potremo lasciare la macchina un pò distante dalla montagna e proseguire a piedi. Naturalmente nessuno deve sentirsi obbligato,viene solo chi se la sente davvero.-Ancora una volta Chiara aveva saputo trovare le parole giuste al posto giusto, ancora una volta il volto di Luca si era tranquillizzato, con uno splendido sorriso. Luca sfiorò la mano dell'amica e subito la strinse forte per farle capire quanto aveva apprezzato il suo intervento e poi si scusò con Mario per la sua irruenza, non voleva essere così maleducato. Poi, come un bambino, subito si rituffò nelle organizzazioni per il giorno seguente.-Potete dormire da me, sono solo così domani alle cinque in punto riusciremo a partire-Mario doveva passare per casa, non aveva niente con sè e non poteva "abbandonare" il suo cane senza preavviso. Ai ragazzi disse che alle cinque in punto si sarebbe fatto trovare sotto casa di Luca; in realtà voleva prendersi ancora qualche ora per poter riflettere se valeva o meno la pena ficcarsi in un pasticcio così grande,un qualcosa che non prospettava nulla di buono. Alberto aveva deciso di dormire con Luca e Chiara, ma ancora una volta non aveva fatto i conti con la "dolce" Elena: dopo dieci minuti di forti discussioni al cellulare, ancora una volta si era piegato al volere della sua dolce metà....e stavolta non sapeva neanche se il giorno dopo sarebbe riuscito a non portarsela con sè. Mario, rimase senza parole a pensare che Luca e Chiara avrebbero dormito da soli per quella notte ma non poteva fare altrimenti e così si avviò con Alberto e presero gli ultimi accordi per il giorno seguente. Anche Chiara fu presa da uno strano turbamento, tante volte avevano dormito da soli in quella casa lei e Luca, eppure stavolta aveva qualche pensiero in più. Chi non sembrava minimamente turbato era Luca che la prese per mano e la condusse verso casa......Alberto e Mario si erano già dileguati frettolosamente, il primo travolto e condizionato dalle parole dell’urlatrice Elena e il secondo cercando di non pensare a quella notte che lo aspettava. Un minuto prima Mario stava pensando a cosa fare per il giorno dopo, se andare oppure lasciar perdere l’impresa mattutina, un minuto dopo un piccolo colpo al cuore, quasi come uno sparo, gli aveva bloccato per due secondi il respiro, realizzò: Luca e Chiara avrebbero dormito da soli. Nella sua testa si affollavano mille pensieri e nello stesso tempo si domandava cosa sarebbe successo se lui non si fosse tirato indietro con decisione. Elena con una spalla avrebbe deciso di non andare o sarebbe comunque andata per non lasciare da soli gli amici? Questi pensieri però cedevano il passo a quelli per lui più preoccupanti al momento cioè una casa, un uomo ed una donne soli e “l’inevitabile”. Per rincuorarsi pensava: “Ma si dai si conosco da tempo, proprio stanotte deve succedere qualcosa?”, ma intanto pensando e ripensando e non riuscendo a dormire, non prese una decisione ma si concentrò a quei due possibili piccioncini, quasi come se il pensarli continuamente li avrebbe fatti sentire osservati e li avrebbe dissuasi dal fare qualcosa. Vane illusioni forse, ma non riusciva a fare altro e Morfeo non arrivava. Intanto a mezzanotte Chiara era già a letto nel divano-letto della sala di casa di Luca ed egli stesso trafficava ancora con le ultime cose da mettere negli zaini per la mattina dopo. Scorte di cibo e soprattutto da bere. A giudicare da quante cose metteva nelle borse sembrava che dovessero rimanere lì un mese. Chiara lo guardava mentre trafficava ancora con un aria dolce, quasi assonnata e lui ogni tanto la guardava cercando uno sguardo di approvazione. La sua brandina provvisoria nella sala era già pronta, “Preparo questa” - le aveva detto –“ così domani mattina quando suona la sveglia, e sicuramente non ce la faremo ad alzarci ci daremo forza a vicenda per non riaddormentarci”. Chiara aveva annuito, anche se per un attimo aveva fatto doppi pensieri, possibile che Luca avesse inventato una scusa così banale per dormire vicino a lei quando aveva il suo letto già pronto nella sua stanza? Finiti i preparativi Luca andò in bagno e si mise i pantaloncini da calcio con cui dormiva e una maglia grigia. Era carino, pensò Chiara, in quella prospettiva con la sua figura slanciata e il suo fisico asciutto. Si mise a sedere sul suo letto e con una mano accarezzandole la guancia le chiese “Hai sonno?”, lei disse con un filo di voce “Si”, da una parte si sentiva un po’ imbarazzata se focalizzava sulla situazione, ma dall’altra era completamente a suo agio. Allora lui si chinò le strinse la testa e le sussurrò all’orecchio “Allora cerchiamo di dormire, domani sarà una giornata difficile”. Lei gli strinse le braccia intorno alla schiena ed incredula di se stessa gli disse: “Dormi qui, accanto a me”. Lui non disse nulla, si stese e la abbracciò stretta. Caddero tutti i muri, occhi negli occhi, le labbra si sfiorarono. “Lo sai che sei un testone… fai sempre di testa tua!”. “Lo so e anche stavolta…” Si strinsero e accarezzandosi si addormentarono. Driiiiiiin 4:30 AM. Tutti giù dal letto, era stata la dormita più profonda degli ultimi dieci anni. In dieci minuti, colazione e preparazione ed erano già sulla porta. Scesero e cominciarono a caricare i bagagli nella macchina. Erano in anticipo sull’appuntamento e videro arrivare Mario, che con una notte in bianco sulle spalle, pensa che lucidità! Quasi barcollava con lo zaino sulle spalle e aveva due occhiaie da far paura. Chiara: “Mario già qui, che sei caduto dal letto? Ma hai dormito, stai bene?”. La decisione di partecipare era stata presa quasi per inerzia e come un automa si era alzato, preparato ed era andato all’appuntamento…La faccia di Mario, lasciava trasparire senza ombra di dubbio, che il poveretto non aveva proprio dormito durante la scorsa notte, assalito da timori, ansie preoccupazioni e turbamenti sentimentali. Tutto il contrario di Chiara...non faceva un sonno così tranquillo e sereno da ormai lungo tempo. Ultimamente presa da una sconosciuta angoscia ogni volta che andava a dormire incominciava nel buio della sua stanza a piangere silenziosamente, le lacrime le rigavano il volto e riusciva a prendere sonno solo per poche ore. Ma la sua inquietitudine quella notte non le aveva fatto compagnia, scacciata dalla presenza di Luca, dalle braccia del ragazzo strette attorno alle sue e dalla meravigliosa Nuvole Nere di Ludovico Einaudi in sottofondo. Era contenta che quella notte tra di loro non ci fosse stata alcuna complicazione erotica e sentimentale, non si sentiva ancora pronta e se qualcosa doveva succedere, c'era tutto il tempo perchè avvenisse. Per ora si era materializzato tutto quello che aveva desiderato e di cui aveva sentito il bisogno: l'abbraccio caldo dell'amico che durante la notte non l'aveva abbandonata neanche per un istante.
Ma la verità è che era stata solo una sua sensazione, in verità Luca appena Chiara si era addormentata era andato a fare una ricerca su Internet gli balenava in testa una parola che quei loschi figuri pronunciavano tra loro…. Abra&co , doveva essere la ditta/associazione per cui lavoravano e aveva scoperto molti fatti strani primo fra tutti che figuravano acquisti importanti in Italia ma non meglio precisati. Il resto dei siti era in Russo e Luca pur conoscendo perfettamente 6 lingue dovette arrendersi davanti al carattere cirillico di cui erano zeppi questi maledettissimi siti. Alle 5:45 erano già sul posto la macchina di Luca sembrava raddrizzare le curve della costiera, spinta dalla furia di arrivare. Sorpresa delle sorprese ! Tutti i calcoli fatti la sera prima erano andati in fumo le pattuglie della Polizia presidiavano ancora la zona, allora in preda ad una profonda frustrazione Luca si rivolge a Chiara :
-Meglio aspettare vero? Almeno ieri avremmo potuto approfittare del fatto che questi si dovevano ancora organizzare ora ci sta una cortina d’ acciaio! La solita organizzatrice dei miei stivali e ringrazia di essere una ragazza …..Allora Mario interviene in soccorso di Chiara – Hey “Jack lo Squartatore” calmati, cosa poteva saperne Chiara !. Nell’ arco di 24 ore già due liti con Mario veramente una media impressionante per uno pacifico come Luca…. Ma la lite e stata subito interrotta da una guardia che avvicinandosi alla macchina aveva intimato l’ Alt .
-Dove andate?
-Volevamo fare una escursione….
- beh oggi no! Questa zona è interdetta a chiunque!
- ma noi volevamo andare al di là della montagna….
- Ho detto che non si passa, chiaro !!!! E ora andate altrimenti sono costretto a chiedere i documenti!
- va bene va bene non si arrabbi… ce ne andiamo! Disse Alberto più accondiscendente.
Mentre tornavano a casa di Luca il silenzio regnava sovrano.…
http://www.youtube.com/watch?v=xkx6RxXN4Ug&search=roky

venerdì, luglio 21, 2006

come al solito mi caccio nei guai


non ho perso niente e in oltre ho provato a miscelare i pezzi mi piace ciò che ne è ucsito!!!!
Michelangelo ha proposto una foto che ne dite? (elena)

Chiara, posato il cellulare nella sua borsa, sempre strapiena di cose, cercò di prendere in mano la situazione e, rivolgendosi ai suoi due amici, disse ferma e convinta e tutto d'un fiato, senza lasciare che niente o nessuno potesse interromperla: "Penso che sia passato troppo tempo da quella sera e che non abbiamo mai parlato a sufficienza delle vicende di Montepertuso e di tutto quello che ci ha visto conivolti. Credo che sia giunto il momento di raccontarci tutto quello che sappiamo e cercare di capirci un pò di più. Luca, se per te va bene potremo vederci a casa tua stasera, hai detto che i tuoi genitori staranno fuori tutto il fine settimana, così potremo avere tutta la tranquillità per discutere. Se per voi va bene, vorrei coinvolgere in questa storia anche Mario, quel ragazzo che io e Alberto conoscemmmo quella notte di dicembre, anche lui potrebbe darci una mano a capire, visto che per lungo tempo ha lavorato nei cantieri che si trovavano in quelle vicinanze. Potremo incontrarci verso le 21:00, se a tutti va bene. Alberto, se tu proprio non riesci a liberarti di Elena, porta anche lei, ma se ti è possibile cerca di evitarlo: è troppo pettegola ed inoltre ogni volta che la incontro non fa che parlare di borse e vestiti nuovi o di smalti all'ultimo grido". Chiara, ultimamente era diventata ancora più pratica e decisa del solito. E paradossalmente era stato proprio il riavvicinamento di Alberto ed Elena a suscitare in lei questo cambiamento: Alberto era caduto anche lui in quella trappola del single sconsolato che, stanco di sentirsi solo si era ributtato nelle braccia della sua ex. Non era vero amore, questo lo sapevano tutti, spettatori e attori della vicenda sentimentale....e Chiara non poteva in qualche modo "perdonare" questo adagiarsi alle situazioni di Alberto. Questa vicenda aveva aiutato Chiara a capire un pò più i suoi sentimenti e forse ad averne ancora più paura. Sicuramente un ragazzo come Alberto sarebbe stato per sempre il suo amico più caro, ma non sarebbe mai potuto diventare il suo compagno per la vita, e così anche Mario, con cui aveva cercato di essere leale fin dal principio, per cui non aveva mai accettato nessuno dei suoi ripetuti inviti ad uscire. Ma Luca? Per Luca provava amicizia pura, ma perchè quando non lo vedeva si continuava a sentire un pò più triste? E perchè quando lui la guardava con quei suoi occhi grandi e le prendeva la mano, per un attimo aveva la sensazione che le mancasse il respiro? Era questo il suo inconfessabile segreto, da quella notte di dicembre immancabilmente provava una qualche forma di amore verso Luca, ma da quella stessa notte aveva al tempo stesso cercato di allotanarsi da lui, per la paura di rovinare la loro amicizia, per la paura di future sofferenze. Chiara, in realtà non si stava rendendo conto di ingannare se stessa, stava in pratica commettendo lo stesso errore di Alberto, con logiche diametralmente opposte. Luca e Alberto, furono d'accordo con lei e confermarono l'appuntamento per la serata. Alberto prima di andarsene dall'agenzia e ritornare al suo mondo di libri disse loro che avrebbe fatto tutto il possibile per non portare Elena.Fu davvero spettacolare l’ insieme di racconti e tripli salti mortali che riuscì a mettere insieme Alberto per riuscire a dribblare tutte le domande di Elena, che quando sospettò che alla riunione di amici avrebbe dovuto partecipare anche Chiara diventò una fiera, ma alla fine con la promessa di un bel week-end soli soletti Alberto riuscì a sganciarsi e riuscì perfino ad arrivare in tempo, ultimo, ma in tempo. Entrato nella stanza si è trovato di fronte ad un vero e proprio quartier generale, Luca previdentissimo aveva preparato su un grosso tavolo tutto l’ occorrente… cartine, ritagli di giornale, foto della zona con tanto di rilievi amatoriali che egli stesso aveva redatto….Alberto pensò di essere entrato al Pentagono!, e per continuare nella similitudine la “generalessa” Chiara aveva da subito preso la parola la quale dettò le regole della discussione, a sentir lei se pure erano tra amici non si poteva transigere da seguire un preciso ordine.Quindi con tono perentorio Chiara decise che il primo a parlare doveva essere Luca perché dicendolo con le sue sesse parole “ Ci deve spiegare per quale motivo ci ha ficcato in quella cavolo di situazione!!!! ”Allora Luca documentazione alla mano cominciò a raccontare :“ Tutto è cominciato quando, per lavoro , accompagnai una comitiva di Russi che mi chiese di visitare la zona senza una mata ben precisa, ma presto mi accorsi che ciò non era vero e la gita aveva un obiettivo ben preciso: La grotta di Montepertuso ! , il fatto che mi incuriosì di più fu che uno di loro non smetteva di scattare foto quasi volesse ricostruire il percors…“ Alberto a questo punto lo interruppe “ va beh mo ci mettiamo a giocare a Risiko! , i russi, il pentagono…. Ma non scherziamo! Adesso vuoi dire che ci hai fatto rischiare la pelle per questo ….”Inferocita per l’ interruzione di Luca la Generalissima Chiara dice “ i commenti alla fine!, e ora Luca prosegui il racconto” è un ordine sembrò dire.

Più gentilmente anche Mario, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, un po’ sopraffatto dai tre amici, invitò Luca a continuare.- No, non è una guerra nucleare – disse perentorio Luca - ma comunque ci sono molte cose preoccupanti, ammesso che le mie sensazioni siano vere. E comunque in mezzo non ci sono gli americani, solo i russi. Provo a spiegarvi. Il tipo che non smetteva di scattare foto mi diceva di chiamarsi Roman: sapeva un po’ d’italiano perché suo nonno era un soldato veneto che aveva fatto la campagna di Russia durante la Grande Guerra e lì si era fermato mettendo su famiglia. Comunque, questo Roman mi impressionò perché, durante l’intera gita, fotografava sempre le montagne e mai il panorama sul mare. E dire che quel giorno la giornata era limpidissima, quando il sole iniziò a tramontare lo spettacolo era veramente indicibile, ma il nostro uomo era rivolto di spalle a tutti a fotografare le montagne. O meglio un punto ben preciso della montagna, che da lì si vedeva benissimo: l’ingresso della grotta di Montepertuso. Ero sorpreso ma non è che tenessi la cosa in gran conto. Figuriamoci, di originali ce ne sono tanti, e poi i gusti sono gusti. Arrivati a Positano per il tradizionale limoncello da Gerardo, lui ed un altro si tennero sempre in disparte dal gruppo, nonostante i nostri chiassosi richiami. Dopo quasi un’ora trascorsa nel bar di Gerardo, accompagnai i russi all’autobus che li avrebbe riportati a Sorrento e lì iniziai a capire che stava succedendo qualcosa di strano. Il nostro uomo su quell’autobus non ci salì. Nel gruppo non c’era più. Me ne resi conto un attimo dopo la partenza, cercai un po’ in giro per Positano ma il tipo era letteralmente sparito. Allora chiamai in agenzia – mi rispose Caterina…
- Come mai non io? Rispondo sempre io al telefono. – chiese contrariata Chiara.
- Era il giorno in cui partorì tua sorella, il 2 Dicembre, lo ricordo bene. Caterina mi disse che non c’era nessun Roman nella lista. Provai a descriverglielo. Fu facile. Era un tipo buffo, tarchiato, un nasone rosso enorme, peraltro con un vistosissimo cappello col pompon rosa. Caterina capì subito di chi si trattava e fu lì che fui certo che c’era qualcosa di strano.
- Perché? – fece Mario in un sussurro, quasi sul punto di voler scappar via per la tensione.
- Perché Roman si era presentato la mattina a Caterina come Enzo, l’accompagnatore italiano del gruppo. Caterina mi garantì che era italiano, mi disse che parlarono addirittura in napoletano… Mi disse anche che Roman-Enzo si fece assicurare mille volte sulla possibilità di decidere loro l’itinerario.
- Beh, e poi? –

chiese impaziente Alberto.


- Poi niente, almeno per quella sera. La faccenda di Roman-Enzo mi pareva strana ma non è che sono il commissario Montalbano o Maigret, lasciai perdere. Però il giorno dopo sono ritornato alla caverna per capire che fine avessero fatto quei due era troppo strano quel gruppo si interruppe di scatto come a ricordarsi un particolare insignificante al momento ma assolutamente fondamentale ora che il puzzle si componeva. Il suo pubblico era attentissimo a non fare scappare nessuno di questi tasselli meno uno…. Mario che pensava tra se e se ed evitava di proferire parola intimorito dalla Generalissima, ” ….ma dove e con chi sono capitato, ma non hanno niente di meglio da fare che pensare ad intrighi internazionali, poi i russi… non si portano più, capirei degli arabi, ecco ricomparire “indiana jons” avevano ragione i poliziotti cape fresche come dicono da queste parti, e mo che si inventeranno, Mario attento non farti fregare!”Nel frattempo Luca riprese il racconto

martedì, luglio 04, 2006

Finalmente ecco a voi Bloggofili sfegatati una nuova pubblicazione!!!!!!



Spero che la mia lunga assenza non vi abbia fatto passare la voglia di leggerci!




Passarono molti mesi prima che i tre amici ritornassero sui luoghi in cui avevano trascorso un’intera, travagliata, rocambolesca notte di quel Dicembre gelido come pochi.Nei giorni appena seguenti quella notte, complici anche le festività natalizie, non si incontrarono che qualche volta ed Alberto e Chiara provarono a capire il motivo per cui Luca qualche settimana prima aveva piantato tutto e tutti per “darsi alla macchia” ed alla fine costringere anche loro a quell’avventura. Alberto soprattutto tentava con insistenza di capire il motivo di quei gesti, ma Luca forniva poche spiegazioni, e soprattutto narrava storie così incredibili che Alberto e Chiara temevano che le forti emozioni di quella notte avessero potuto intaccare nel profondo il suo placido ma saldo raziocinio. Via via le richieste di spiegazioni andarono scemando; d’altra parte Luca sembrava ritornare pian piano alla vita normale, con impegni sempre più gravosi all’agenzia dove, al pomeriggio, doveva sbrigare spesso anche il lavoro di Chiara, che di frequente doveva scappare via per accudire Valerio al posto di sua sorella Bianca, ormai ritornata ad occuparsi stabilmente del suo negozio di articoli da regalo. Inoltre Alberto era ormai impossibile incontrarlo se non durante l’orario di apertura alla libreria. All’una e mezza spaccata chiudeva la saracinesca e volava da Elena, con cui si era nuovamente fidanzato da alcuni mesi - lui ci teneva a dire che era con esattezza mezzanotte ed un minuto del 1°Gennaio –. La sera alle 8 in punto la scena si ripeteva identica.Insomma, la mattina del 20 Giugno, a distanza di 6 mesi esatti da quella convulsa notte che avrebbe potuto avere enormi ripercussioni sulle vite dei tre amici, si poteva con certezza dire che non ve ne fosse più alcuna traccia nelle loro menti. Non in quella di Luca né in quella di Alberto, nè tanto meno era Chiara che pensava a quelle vicende ormai passate: come sempre, quando era colpita da emozioni troppo forti e soprattutto da sentimenti troppo contrastanti, Chiara tendeva a rinchiudersi in se stessa ed a dimenticare tutti. Il fidanzamento di Alberto con Elena la convinse poi in modo definitivo a ritornare ad un rapporto meno intimo sia con Alberto che con Luca. Non erano stati mesi molto facili, ma l’indaffararsi quotidiano con Valerio riuscivano a tenerla in quel limbo di noncuranza per il proprio futuro, che in quel momento reputava in fin dei conti non del tutto negativo.Eppure la mattina del 20 Giugno la caverna di Montepertuso rifece d’un tratto capolino in tutte e tre le loro vite, per poi poco dopo mutarle in modo irreversibile. Successe che Alberto si presentò in agenzia, con un bel po’ di stupore da parte di Chiara e Luca. Lo stupore divenne enorme quando lessero il pezzetto di giornale che Alberto porse loro. C’era scritto: “Nuova frana al Montepertuso”. Era quasi ora di pranzo e il capo per fortuna era fuori per tutta la giornata. Così i ragazzi, stringevano a quattro mani il foglio di giornale strappato da Alberto. Chiara era ammutolita, mentre Luca esclamò “Ma come è possibile di nuovo?”. E Alberto: “Si di nuovo, non vi sembra alquanto strano?”. Giusto il tempo di mettere da parte le scartoffie per evitare che un improvviso e inaspettato rientro del capo potesse far abbattere sulle loro teste l’ennesima ramanzina, che i ragazzi si precipitarono in strada per parlare dell’accaduto. Luca ed Alberto facevano nelle loro teste le ipotesi più strane in quei pochi minuti di silenzio prima di ritrovarsi per strada. Certo è vero che da quelle parti le frane sono all’ordine del giorno, ma nei giorni successivi a quel 20 Dicembre i giornali pubblicavano dei titoloni sull’accaduto. Infatti secondo le indagini delle autorità la frana non era dovuta alla natura, come si dice, ma era frutto dell’intervento dell’uomo. Le indagini erano in corso, ma si sospettava che fosse tutto doloso. Ricordando le notizie che circolavano in quei giorni Luca diceva agli amici: “Allora chi di dovere non ha fatto nulla per impedire che si ripetesse. Dovevano almeno sorvegliare la zona o non so… fare qualcosa.” Ed Alberto, più realistico, lo riportava sulla via della razionalità: “Sorvegliare la zona, figurati! Non hanno neppure il tempo di fare l’ordinario, figurati sorvegliare una zona isolata e senza nessun interesse economico in ballo. Oramai anche i cantieri sono stati spostati e li non ci va più nessuno. Forse solo i turisti più esperti o dei pazzi come noi”. In questo modo Alberto faceva ammenda sulle imprudenze di quella notte, ma senza nascondere a se stesso che questa nuova notizia faceva nascere in lui il dubbio e la voglia di ritornarci. Non fiatò, non disse però di queste sue intenzioni, almeno per il momento, per non scatenare quella testa calda di Luca. Intanto Chiara ascoltava gli amici, ma non diceva una parola, era semplicemente ammutolita mentre i ragazzi erano evidentemente scaldati. Erano passati sei mesi ed erano cambiate molte cose. Chiara non vedeva di buon occhio l’improbabile fidanzamento di Alberto e non si spiegava il comportamento di Luca, che era diventato sempre più chiuso. Quella famosa sera era stata importantissima anche per Mario, infatti sull’onda dello scampato pericolo, furbamente aveva chiesto a Chiara il numero di telefono, per poterle telefonare l’indomani con la scusa di sapere come stava. Era stato ardito finalmente e quell’occasione che aspettava da tempo era arrivata. Pensò tra se e se: “Se non lo faccio ora, non lo faccio più! Al diavolo il momento inopportuno! Fatti furbo Mario! Carpe diem”. Non aveva avuto nessuna resistenza da parte della ragazza. Infatti Chiara, talmente sollevata che tutto fosse andato bene, si sentì molto vicina ad una persona che in effetti non conosceva, ma che aveva condiviso con lei un così terribile momento. Allora senza pensarci diede subito a Mario il suo numero di cellulare e fu anzi contenta di poter sapere come si sentiva lui dopo quella sera. Chiara senza dire una parola, rovistando nella sua borsetta di Mary Poppins, prese il cellulare di ultima generazione regalatole dalla sorella per il suo compleanno. Tre rapidi tocchi sui tasti ed era collegata col mondo, col mondo di Mario. “Pronto Mario!”. I ragazzi non si erano accorti di nulla tutti presi a scambiarsi opinioni sull’accaduto. Fu il suo primo pensiero chiamare il ragazzo per chiedergli se aveva letto la notizia sul giornale. Mario dall’altro capo con voce incerta le disse “Ciao… Chiara? Dimmi”. Senza neppure chiederle come stava e alquanto sorpreso della telefonata in un’ora insolita, aspettava ansioso cosa volesse dirle, sperando probabilmente che si fosse decisa ad accettare uno dei suoi ripetuti inviti ad uscire, che lei puntualmente declinava -DOBBIAMO VEDERCI! clik e riaggancia.
Chiara, posato il cellulare nella sua borsa, sempre strapiena di cose, cercò di prendere in mano la situazione e, rivolgendosi ai suoi due amici, disse ferma e convinta e tutto d'un fiato, senza lasciare che niente o nessuno potesse interromperla:"Penso che sia passato troppo tempo da quella sera e che non abbiamo mai parlato a sufficienza delle vicende di Montepertuso e di tutto quello che ci ha visto conivolti. Credo che sia giunto il momento di raccontarci tutto quello che sappiamo e cercare di capirci un pò di più.Luca, se per te va bene potremo vederci a casa tua stasera, hai detto che i tuoi genitori staranno fuori tutto il fine settimana, così potremo avere tutta la tranquillità per discutere. Se per voi va bene, vorrei coinvolgere in questa storia anche Mario, quel ragazzo che io e Alberto conoscemmmo quella notte di dicembre, anche lui potrebbe darci una mano a capire, visto che per lungo tempo ha lavorato nei cantieri che si trovavano in quelle vicinanze.Potremo incontrarci verso le 21:00, se a tutti va bene. Alberto, se tu proprio non riesci a liberarti di Elena, porta anche lei, ma se ti è possibile cerca di evitarlo: è troppo pettegola ed inoltre ogni volta che la incontro non fa che parlare di borse e vestiti nuovi o di smalti all'ultimo grido".Chiara, ultimamente era diventata ancora più pratica e decisa del solito. E paradossalmente era stato proprio il riavvicinamento di Alberto ed Elena a suscitare in lei questo cambiamento: Alberto era caduto anche lui in quella trappola del single sconsolato che, stanco di sentirsi solo si era ributtato nelle braccia della sua ex. Non era vero amore, questo lo sapevano tutti, spettatori e attori della vicenda sentimentale....e Chiara non poteva in qualche modo "perdonare" questo adargiarsi alle situazioni di Alberto.Questa vicenda aveva aiutato Chiara a capire un pò più i suoi sentimenti e forse ad averne ancora più paura. Sicuramente un ragazzo come Alberto sarebbe stato per sempre il suo amico più caro, ma non sarebbe mai potuto diventare il suo compagno per la vita, e così anche Mario, con cui aveva cercato die essere leale fin dal principio, per cui non aveva mai accettato nessuno dei suoi ripetuti inviti ad uscire. Ma Luca?Per Luca provava amicizia pura, ma perchè quando non lo vedeva si continuava a sentire un pò più triste? E perchè quando lui la guardava con quei suoi occhi grandi e le prendeva la mano, per un attimo aveva la sensazione che le mancasse il respiro? Era questo il suo inconfessabile segreto, da quella notte di dicembre immancabilmente provava una qualche forma di amore verso Luca, ma da quella stessa notte aveva al tempo stesso cercato di allotanarsi da lui, per la paura di rovinare la loro amicizia, per la paura di future sofferenze. Chiara, in realtà non si stava rendendo conto di ingannare se stessa, stava in pratica commettendo lo stesso errore di Alberto, con logiche diametralmente opposte.Luca e Alberto, furono d'accordo con lei e confermarono l'appuntamento per la serata. Alberto prima di andarsene dall'agenzia e ritornare al suo mondo di libri disse loro che avrebbe fatto tutto il possibile per non portare Elena
Fu davvero spettacolare l’ insieme di racconti e tripli salti mortali che riuscì a mettere insieme Alberto per riuscire a dribblare tutte le domande di Elena, che quando sospettò che alla riunione di amici avrebbe dovuto partecipare anche Chiara diventò una fiera, ma alla fine con la promessa di un bel week-end soli soletti Alberto riuscì a sganciarsi e riuscì perfino ad arrivare in tempo, ultimo, ma in tempo.
Entrato nella stanza si è trovato di fronte ad un vero e proprio quartier generale, Luca previdentissimo aveva preparato su un grosso tavolo tutto l’ occorrente… cartine,ritagli di giornale, foto della zona con tanto di rilievi amatoriali che egli stesso aveva redatto….
Alberto pensò di essere entrato al Pentagono!, e per continuare nella similitudine la “generalessa” Chiara aveva da subito preso la parola la quale dettò le regole della discussione, a sentir lei se pure erano tra amici non si poteva transigere da seguire un preciso ordine.
Quindi con tono perentorio Chiara decise che il primo a parlare doveva essere Luca perché dicendolo con le sue sesse parole “ Ci deve spiegare per quale motivo ci ha ficcato in quella cavolo di situazione!!!! ”
Allora Luca documentazione alla mano cominciò a raccontare :
“ Tutto è cominciato quando, per lavoro , accompagnai una comitiva di Russi che mi chiese di visitare la zona senza una mata ben precisa, ma presto mi accorsi che ciò non era vero e la gita aveva un obiettivo ben preciso :La grotta di Montepertuso ! , il fatto che mi incuriosì di più fu che uno di loro nonsmetteva di scattare foto quasi volesse ricostruire il percors…“ Alberto a questo punto lo interruppe “ va beh mo ci mettiamo a giocare a Risiko! , i russi ,il pentagono…. Ma non scherziamo! Adesso vuoi dire che ci hai fatto rischiare la pelle per questo ….”
Inferocita per l’ interruzione di Luca la Generalissima Chiara dice “ i commenti alla fine!, e ora Luca prosegui il racconto” è un ordine sembrò dire…..

giovedì, giugno 15, 2006

allora che fine avete fatto? mi sono rallegrato troppo presto!!!!!

pubblichiamo la nostra nuova penna!




Eppure la mattina del 20 Giugno la caverna di Montepertuso rifece d’un tratto capolino in tutte e tre le loro vite, per poi poco dopo mutarle in modo irreversibile. Successe che Alberto si presentò in agenzia, con un bel po’ di stupore da parte di Chiara e Luca. Lo stupore divenne enorme quando lessero il pezzetto di giornale che Alberto porse loro. C’era scritto: “Nuova frana al Montepertuso”. Era quasi ora di pranzo e il capo per fortuna era fuori per tutta la giornata. Così i ragazzi, stringevano a quattro mani il foglio di giornale strappato da Alberto. Chiara era ammutolita, mentre Luca esclamò “Ma come è possibile di nuovo?”. E Alberto: “Si di nuovo, non vi sembra alquanto strano?”. Giusto il tempo di mettere da parte le scartoffie per evitare che un improvviso e inaspettato rientro del capo potesse far abbattere sulle loro teste l’ennesima ramanzina, che i ragazzi si precipitarono in strada per parlare dell’accaduto. Luca ed Alberto facevano nelle loro teste le ipotesi più strane in quei pochi minuti di silenzio prima di ritrovarsi per strada. Certo è vero che da quelle parti le frane sono all’ordine del giorno, ma nei giorni successivi a quel 20 Dicembre i giornali pubblicavano dei titoloni sull’accaduto. Infatti secondo le indagini delle autorità la frana non era dovuta alla natura, come si dice, ma era frutto dell’intervento dell’uomo. Le indagini erano in corso, ma si sospettava che fosse tutto doloso. Ricordando le notizie che circolavano in quei giorni Luca diceva agli amici: “Allora chi di dovere non ha fatto nulla per impedire che si ripetesse. Dovevano almeno sorvegliare la zona o non so… fare qualcosa.” Ed Alberto, più realistico, lo riportava sulla via della razionalità: “Sorvegliare la zona, figurati! Non hanno neppure il tempo di fare l’ordinario, figurati sorvegliare una zona isolata e senza nessun interesse economico in ballo. Oramai anche i cantieri sono stati spostati e li non ci va più nessuno. Forse solo i turisti più esperti o dei pazzi come noi”. In questo modo Alberto faceva ammenda sulle imprudenze di quella notte, ma senza nascondere a se stesso che questa nuova notizia faceva nascere in lui il dubbio e la voglia di ritornarci. Non fiatò, non disse però di queste sue intenzioni, almeno per il momento, per non scatenare quella testa calda di Luca. Intanto Chiara ascoltava gli amici, ma non diceva una parola, era semplicemente ammutolita mentre i ragazzi erano evidentemente scaldati. Erano passati sei mesi ed erano cambiate molte cose. Chiara non vedeva di buon occhio l’improbabile fidanzamento di Alberto e non si spiegava il comportamento di Luca, che era diventato sempre più chiuso. Quella famosa sera era stata importantissima anche per Mario, infatti sull’onda dello scampato pericolo, furbamente aveva chiesto a Chiara il numero di telefono, per poterle telefonare l’indomani con la scusa di sapere come stava. Era stato ardito finalmente e quell’occasione che aspettava da tempo era arrivata. Pensò tra se e se: “Se non lo faccio ora, non lo faccio più! Al diavolo il momento inopportuno! Fatti furbo Mario! Carpe diem”. Non aveva avuto nessuna resistenza da parte della ragazza. Infatti Chiara, talmente sollevata che tutto fosse andato bene, si sentì molto vicina ad una persona che in effetti non conosceva, ma che aveva condiviso con lei un così terribile momento. Allora senza pensarci diede subito a Mario il suo numero di cellulare e fu anzi contenta di poter sapere come si sentiva lui dopo quella sera. Chiara senza dire una parola, rovistando nella sua borsetta di Mary Poppins, prese il cellulare di ultima generazione regalatole dalla sorella per il suo compleanno. Tre rapidi tocchi sui tasti ed era collegata col mondo, col mondo di Mario. “Pronto Mario!”. I ragazzi non si erano accorti di nulla tutti presi a scambiarsi opinioni sull’accaduto. Fu il suo primo pensiero chiamare il ragazzo per chiedergli se aveva letto la notizia sul giornale. Mario dall’altro capo con voce incerta le disse “Ciao… Chiara? Dimmi”. Senza neppure chiederle come stava e alquanto sorpreso della telefonata in un’ora insolita, aspettava ansioso cosa volesse dirle, sperando probabilmente che si fosse decisa ad accettare uno dei suoi ripetuti inviti ad uscire, che lei puntualmente declinava -DOBBIAMO VEDERCI! clik e riaggancia.

martedì, giugno 06, 2006

Incredibile!

NON lo credevo più possibile ma finalmente una nuova penna si è aggiunta!!!!
Sono felicissimo e le do il mio più caloroso Benvenuto!!!
I pezzi vanno postati così anche se io non sono solerte nell' inserirli...( e spesso non lo sono!) gli altri sanno a che punto siamo arrivati!
Non pubblico ora il pezzo perchè non ho avuto modo di leggere ma presto sarai dei nostri!

mercoledì, maggio 24, 2006


chiedo scusa a tutti se non ho aggiornato per tempo il blog ma i nostri blogofili più affezionati avranno capito le difficoltà oggettive!!! ho aggiunto le foto di Emiliano!!! votate! votate !
Allora pubblichiamo il 5 Capitolo!!!!

Passarono molti mesi prima che i tre amici ritornassero sui luoghi in cui avevano trascorso un’intera, travagliata, rocambolesca notte di quel Dicembre gelido come pochi.
Nei giorni appena seguenti quella notte, complici anche le festività natalizie, non si incontrarono che qualche volta ed Alberto e Chiara provarono a capire il motivo per cui Luca qualche settimana prima aveva piantato tutto e tutti per “darsi alla macchia” ed alla fine costringere anche loro a quell’avventura. Alberto soprattutto tentava con insistenza di capire il motivo di quei gesti, ma Luca forniva poche spiegazioni, e soprattutto narrava storie così incredibili che Alberto e Chiara temevano che le forti emozioni di quella notte avessero potuto intaccare nel profondo il suo placido ma saldo raziocinio. Via via le richieste di spiegazioni andarono scemando; d’altra parte Luca sembrava ritornare pian piano alla vita normale, con impegni sempre più gravosi all’agenzia dove, al pomeriggio, doveva sbrigare spesso anche il lavoro di Chiara, che di frequente doveva scappare via per accudire Valerio al posto di sua sorella Bianca, ormai ritornata ad occuparsi stabilmente del suo negozio di articoli da regalo. Inoltre Alberto era ormai impossibile incontrarlo se non durante l’orario di apertura alla libreria. All’una e mezza spaccata chiudeva la saracinesca e volava da Elena, con cui si era nuovamente fidanzato da alcuni mesi - lui ci teneva a dire che era con esattezza mezzanotte ed un minuto del 1°Gennaio –. La sera alle 8 in punto la scena si ripeteva identica.
Insomma, la mattina del 20 Giugno, a distanza di 6 mesi esatti da quella convulsa notte che avrebbe potuto avere enormi ripercussioni sulle vite dei tre amici, si poteva con certezza dire che non ve ne fosse più alcuna traccia nelle loro menti. Non in quella di Luca né in quella di Alberto, nè tanto meno era Chiara che pensava a quelle vicende ormai passate: come sempre, quando era colpita da emozioni troppo forti e soprattutto da sentimenti troppo contrastanti, Chiara tendeva a rinchiudersi in se stessa ed a dimenticare tutti. Il fidanzamento di Alberto con Elena la convinse poi in modo definitivo a ritornare ad un rapporto meno intimo sia con Alberto che con Luca. Non erano stati mesi molto facili, ma l’indaffararsi quotidiano con Valerio riuscivano a tenerla in quel limbo di noncuranza per il proprio futuro, che in quel momento reputava in fin dei conti non del tutto negativo.
Eppure la mattina del 20 Giugno la caverna di Montepertuso rifece d’un tratto capolino in tutte e tre le loro vite, per poi poco dopo mutarle in modo irreversibile. Successe che Alberto si presentò in agenzia, con un bel po’ di stupore da parte di Chiara e Luca. Lo stupore divenne enorme quando lessero il pezzetto di giornale che Alberto porse loro. C’era scritto: “…

lunedì, maggio 22, 2006

un po di fatti miei!

la bestiaccia scienza è stata domata non senza quella buona dose di sfiga...
ma niente recriminazioni troppo bello passare ad altro!

23

domenica, maggio 07, 2006

ritorno con risposta



Pubblico tutto il capitolo 4 che credo che sia concluso spero che il mio nuovo invito al triller sia accolto, altrimenti vi prego fatemi capire che forma deve prendere questo racconto!!!!
p.s. per Annalaura deve esserci un problema sul files che ha Paola comunque io ti posso inviare tutto insieme se vuoi!
P.P.s. N nessuna incomprensione io ho perfettamente capito ciò che è successo appena mi vedo con Paola sistemo tutto comunque rinnovo il mio invito a chiedermi il racconto completo sarò felice di inviarlo!!!!!
ciao a tutti!


Capitolo Quattro



Chiara era in cammino già da un pò, quando ai rumori della notte si aggiunge il trillo squillante del suo cellulare, sms in arrivo,lo legge e di colpo si asciuga le lacrime e la sua testa si riempie di rabbia mista a preoccupazione."Prima Luca, ora anche Alberto decide di fare di testa sua e di non aspettare...mentre io sto qui a preoccuparmi per loro.Mi sono stancata, basta piangere, altrimenti crederanno sempre tutti che sono una lamentosa sentimentale...". In lontananza scorge una luce, finalmente ha trovato qualcuno: mano mano che si avvicina la figura sembra essere il ragazzo che aveva incontrato poco prima con Alberto e con lui ci sono altre due persone. Chiara si avvicina sempre più, la sua intenzione è di chiedere aiuto e cercare di rimettersi suoi passi di Alberto. Allora si avvicina alle tre figure e con ampi gesti si fa notare da questi che nel buio non si erano accorti di lei
-Scusate ho bisogno di aiuto, i miei amici loro… si sono in pericolo…
-Signorì calmatevi accussì nun s’ capisc’ nient! che è successo?
dice uno dei custodi del deposto
-Si ha ragione ma sono così agitata, sono venuta quì insieme ad un amico a cercare un altro nostro amico che suppongo sia rimasto bloccato dalla frana ma al buio lui è caduto ….
- Signurì nun s’ capisce propro nient!
Allora Mario prende la parola:
- Peppino cerca di capire ,la signorina è sconvolta, allora tu e Andrea andate ad avvisare i soccorsi io e lei andiamo al posto esatto in cui è caduta questa persona così da segnalarlo ai soccorritori!
- ingignè facimm subbit . Andrè facimm ambress..
E così dicendo si allontanano,
- Ce la fai a portarmi nel posto esatto?
-certo che ce la faccio! Così si avviano al posto in cui Alberto è caduto. Lo stato d’ animo di Mario è un turbine di emozioni “ Sono vicino alla ragazza dei miei sogni ma che situazione adesso certo non posso chiederle di uscire….Dacci un taglio con questo atteggiamento da tredicenne alla prima cotta!’ si rimproverò Mario impadronendosi di nuovo del suo autocontrollo. ‘In fin dei conti poteva anche andarmi peggio, pensò poi, visto che era un ragazzo naturalmente predisposto a vedere il bicchiere mezzo pieno ‘dopotutto da che mondo è mondo fanciulla in difficoltà più eroe dell’ultimo minuto sono un’ottima combinazione.’ Sorrise all’idea, contento però che il buio impedisse a Chiara di vederlo, non ci avrebbe mica fatto una bella figura se lei l’avesse visto sghignazzare senza ragione e per di più in una situazione disperata.La ragazza intanto continuava a camminare lungo il sentiero che tra un po’ avrebbe conosciuto a memoria. Col cuore in gola per l’ansia più che per lo sforzo fisico, una sensazione irrazionale, però così reale, che la sua meta si stesse facendo più lontana ad ogni passo e mille pensieri in testa, uno meno allegro dell’altro. Esattamente come Mario pochissimi minuti prima, ma per ragioni completamente diverse, anche lei si impose di darsi una calmata, agitarsi così non l’avrebbe aiutata e poi non voleva fare la figura dell’isterica con quello sconosciuto tanto gentile. Non avrebbe saputo spiegare perché dovesse importarle del giudizio di un estraneo, ma prima di riuscire a trovare una motivazione si rese conto di essere finalmente arrivata.-Ci siamo- disse, Mario annuì soltanto ma Chiara non lo vide, il fascio di luce della torcia dello sconosciuto illuminava la corda che aveva gettato ad Alberto poco prima, lei l’afferrò quasi con ferocia e cominciò a tirarla su. Dovette tirare per un po’ prima di ritrovarsi in mano l’altro capo tutto sfrangiato. Cominciò ad accarezzarlo con le dita come se fosse stato un peluche, con una fitta gelida di paura all’altezza dello stomaco, ma Alberto le aveva mandato un sms, giusto? Quindi stava bene…Giusto? Mario intanto aveva alzato la torcia in modo da poterle illuminare il viso, sentì il bisogno di agire e non soltanto per fare bella figura, non gli piaceva vederla così.-Dammi la corda- le disse allora, più perentorio di quanto avrebbe voluto, in fondo non era sicuro neppure lui di quello che stava per fare. Chiara gliela passò, ma contemporaneamente chiese –Che vuoi fare?--Tu prendi la torcia e fammi luce- cominciò Mario –io scendo a cercare il tuo amico--Cosa?- chiese Chiara con una evidente nota di isteria nella voce, ma proprio tutti a lei dovevano capitare questi maschi col complesso di Rambo? -Allora non hai capito quello che…--Ssshhh!- Mario la interruppe prendendole una mano. Chiara avvertì un brivido, ma non era dovuto al tocco del ragazzo. Si girò di scatto verso un punto tra i cespugli che la torcia di Mario già stava illuminando, non si vedeva niente al di fuori dell’ordinario, ma non c’erano dubbi, qualcosa lì in mezzo si stava muovendo. I due si guardano in faccia e Mario scorge un velo di terrore negli occhi di Chiara, -Chi è la?
Ma dell’ ombra nessuna traccia sembra “Forse è meglio non lasciarla sola”
- Senti forse è meglio che aspetti con te, altrimenti rischi l’ infarto!!!!
Dice scherzando, ma Chiara si arrabbia le dice
–Io so cavarmela, piuttosto non scendere che non ti vedo molto pratico, e non farti scudo di me se tu hai paura!
Risponde perentoria. Ma subito se ne pente , in verità non sarebbe mai voluta rimanere sola; “ma questo chi si crede di essere!”
A sentire questa risposta Mario capisce di che pasta è fatta la ragazza dalla figura esile che alberga da tempo nei suoi pensieri!
- Va bene non ti scaldare volevo solo allentare la tensione….
Ma non fa in tempo a finire di dire ciò che l’ ombra ritorna e questa volta Chiara non si fa scrupoli e in preda al panico in un attimo si trova abbracciata a Mario,i due si guardano e nell’ imbarazzo più totale Chiara si ritrae e dice:
– Forse è meglio che aspetti quà…Altrimenti ti puoi far male!
– Mario comprendendo la situazione lascia correre la mancanza di fiducia e si bea nel ricordo del soffice abbraccio rubato alla sua bella –Forse è meglio ,dice laconico.
Nel frattempo i due guardiani arrivarono al posto di blocco e li….
- Guard’ Peppì nu guardie, iammolo a chiammà-Capo capo gridò Andrea-Alt disse il poliziotto, di qui non si passa- chest’ o’ sapim disse Peppino, c’stan dui guagliun sprdut, vnit’ cu nui - non è possibile- rispose il poliziotto- fermatevi un attimo e raccontatemi.
i due spiegarono al poliziotto l’accaduto in maniera più o meno chiara, ma questo al poliziotto bastò a capire che si trattava dei due ragazzi di poco prima, riprese la radio e conttattò i suoi colleghi sul luogo della frana, chi rispose disse:- lo sapevo, non bastava la frana, ci volevano pure gli “indiana jons” ma so stì pazzi?- qui qualcuno è arrivato, cerco di organizzare una squadra e vediamo di pescare queste “giovani marmotte”- ok passo e chiudo, allora sta partendo una squadra dalla zona della frana arriverà qui, voi sapete dove è caduto questo tipo? Chiese il poliziotto a i guardiani.No risposero in coro i due- ma come!? , sì ! ma ci stà o’ ingegnere ca guagliona! disse Peppino- va bè aspettimo che arrivi la squadra e vedremo sul da farsi.Nel frattempo Albetro si addentrava sempre di più nella caverna, illuminata dalla debole luce della torcia elettrica, una goccia d’acqua gli cadde esattamente nel collo della giacca, e Alberto pensò è che ca… è proprio la tua giornata, è gelida, dove andrà a finire stà benedetta caverna. Ad un certo punto voltò l’angolo è trovo la strada chiusa da un muro. Non è possibile un vicolo cieco così ed infatti alzò la testa ed ecco sparire il raggio di luce della torcia in un pozzo che a prima vista gli sembrò troppo impervio per iniziare l’arrampicata senza pensarci prima un pò. Si girò intorno per esaminare la situazione. Man mano che illuminava i singoli punti dell’anfratto, Alberto si faceva sempre più persuaso che si trovava in un luogo non così stretto. Il muro che gli sbarrava la strada era sì di dimensioni limitate, quasi una porticina o poco più, ma intorno le pareti di roccia erano ben più ampie. Nessuna traccia di vegetazione, d’altra parte l’ingresso della grotta era distante non poco; Alberto non aveva visto l’orologio quando l’aveva oltrepassato, ma era trascorsa certo almeno un’ora. “Fuori avrà già cominciato ad albeggiare” pensò, rincuorandosi a riflettere che col giorno i soccorsi sarebbero avanzati più celermente e avrebbero tirato rapidamente fuori dai pasticci sia lui che Luca, che chissà dove si trovava in quel momento.Già, Luca. Ad Alberto sembrava che fossero passati settimane da quando aveva avuto le ultime notizie di Luca, ed invece non era affatto così. Era solo qualche ora prima che avevano parlato al telefono, seppur a strappi a causa della rete telefonica che andava e veniva. Alberto aveva appena iniziato a ricordare i particolari di quella particolare telefonata, da cui poi era partita tutta quell’ avventura, che subito si bloccò su un fondamentale dettaglio: Luca gli aveva detto che aveva capito perché si diceva in paese che la grotta era abitata da fantasmi. Era una storia montata ad arte per distogliere l’attenzione da quel luogo, gli aveva detto. Un muro eretto nelle viscere della montagna era allora forse l’ultimo baluardo rispetto a quel segreto che chissà chi voleva tener nascosto. Ancora non aveva finito i nodi e contronodi necessari per auto-assicurarsi che una luce intensa, proveniente dalla sue spalle, illuminò l’anfratto. Alberto si voltò di scatto e capì che era la luce del sole che attraverso un foro nella roccia arrivava fino a Alberto, il quale si meravigliò molto dell’accaduto, “cammino da un bel po’ qui la caverna deve essere ritornata lungo la parete della montagna, allora non sono lontano dall’uscita, aspetta….”, alzò nuovamente la testa nella direzione del pozzo e si accorse che in sommità c’era una luce, fino a quel momento fuori era troppo buio per capire se era un uscita o no, Alberto si persuase “ si sale! ”.Un tremito scuote la giacca di Mario, il cellulare vibra, pronto!! Disse mario- ngignè sò peppino- dimmi peppino- siamo arrivati a do gurdie’, stann’ mettenne’ assiem nà squadra di soccors’ arriviam’, nun v’ muit, mo v pas’ o colonnell’- non sono colonnello disse l’agentei due si parlarono e Mario spiegò in qualche maniera la strada per raggiungerli.L’agente l’assicuro che sarebbero arrivati a momenti e gli ha intimato di non fare fesserieMario concordò, spiegò la telefonata a Chiara che comprese e si risollevò d’animoOk aspettiamo sapranno sicuramente fare meglio di noi disse Mario, e tra se e se pensò, menomale che non sono sceso, mi sono evitato un pericolo ed una figuraccia, mo arrivano i pompieri e pensano loro a tirare su le giovani marmotte, io progetto barche, la montagna non fa per me.Ad un certo punto un cupo boato fa sobbalzare Mario che in meno di un nanosecondo si accuccia per terra con le mani sulla testa per ripararsi da chissà che cosa.Altro che Rambo o Indiana Jones, questo è molto più femminuccia di me, pensa stizzita Chiara. "Mario, ma che fai, è solo il rumore di un grosso pezzo di tronco...Spero che arrivino presto a tirarci via di qui perchè vorrei ritrovare al più presto i miei amici..." gli dice Chiara, ormai più rassegnata che arrabbiata. Mario pensa dal canto suo, che questa forse non è la sua giornata.....Alberto anche se affaticato decide di incamminarsi su per il pozzo ormai inutilizzato da più di 60 anni; effettivamente si tratta di una salita abbastanza scomoda e faticosa ma l'uscita gli sembra, passo dopo passo sempre più vicina.Riesce a percorrere la dura salita grazie a delle staffe di ferro ancorate nel muro, vecchi scalini ormai consunti, ma per fortuna ancora percorribili.Superato l'ostacolo pozzo sente finalmente su di sè i raggi del sole che lo scaldano...ma il sole, la luce e il meraviglioso panorama che si apre davanti a lui in quel momento sono ben poca cosa, rispetto alla sorpresa più grande: pochi metri più avanti, quasi immerso nella sua inconfondibile cartina,c'è Luca. Alberto gli corre incontro e lo abbraccia forte (non l'avrebbe mai ammesso nè con se stesso, nè con Chiara o con chiunque altro, ma dalla scorsa notte temeva che quel momento non si sarebbe mai potuto ripetere). Luca era contento di aver rincontrato l'amico, ma un velo di amarezza sembra turbarlo."Ma si può sapere perchè hai questa faccia, non sembri per niente contento?", gli dice Alberto scuotendolo con tono deciso ed inquisitorio."Di cosa dovrei essere contento?Certo, mi fa piacere vederti, ma non capisci che ancora una volta ero ad un passo per arrivare dritto alla verità, stavo per raggiungere la caverna di Montepertuso ma devo aver sbagliato strada...". La faccia di Luca è tutta un programma, certo che quando vuole abbattersi e buttarsi giù quasi nessuno è più bravo di lui; ma per fortuna Alberto sa sempre come prenderlo e infatti basta che gli parli per un attimo di una delle sue sue teorie sulla sfiga (l'ennesima conferma che Patology esiste davvero)per far comparire sul viso di Luca un sorriso senza più dubbi.Adesso si tratta di decidere come procedere, se tornare a casa e riprendere la strada della caverna in un altro momento oppure proseguire adesso, cercando però di recuperare Chiara.
Una figura da lontano controlla la scena:
- Fortunatamente non hanno capito niente!. Prende la ricetrasmittente e fa il segnale convenuto, dall’ altra parte il trabiccolo emette un forte rumore
- Che succede?
- Il pericolo è scampato! Quei due deficenti non hanno capito niente!, ma questa volta ci siamo andati troppo vicino!!
- E’ colpa tua ! inetto dovevi eliminarli prima che cominciassero a dare seriamente fastidio! Io non voglio correre rischi e ti considero responsabile di tutto!
- Ma….
- Ma cosa? Stagli appiccicato!
- Sarò la loro ombra!
Il losco individuo si allontana con passo sicuro lungo la parete rocciosa.
- Luca ce la fai a muoverti?
- A parte la fame tutto OK!
- và beh che suggerisci di fare?
In quel momento spunta il primo baschetto dei vigili del fuoco che appena li vede chiama la base:
-Li ho trovati stanno bene!
Dall’ altra parte la notizia arriva a Chiara che fa un salto di felicità e ancora una volta si trova ad abbracciare Mario che non può fare altro che partecipare alla sua euforia.
Bisogna aspettare un paio d’ ore buone ma poi i soccorritori portano Aberto e Luca che visibilmente stremati si trascinano verso Chiara che per tutto saluto stampa un grosso schiaffone in faccia a tutti e due e si allontana scoppiando in un pianto liberatorio.


Fine capitolo.